Il dipinto dal titolo L’Universo composto dal monaco zen Sengai Gibon (Giappone, 1750-1837) prevede tre figure geometriche affiancate l’una all’altra (quadrato, triangolo e cerchio), suggerendo in maniera evocativa e sibillina che tali figure potrebbero costituire tre archetipi che, nel corso dell’evoluzione, si sono depositati in noi esseri umani, fungendo in questo modo da simboli universali (nell’accezione junghiana del termine), ovvero motivi costanti presenti in favole, sogni e miti.
Dimodoché, pur nella propria creatività, ogni artista esprime nel suo dipingere qualcosa di atavico e di ancestrale presente dentro di lui. Il simbolo è qualcosa di familiare nell’essere umano, tanto che Paul Ricœur rileva come esso, nello stesso tempo, “cela e rivela”, nasconde e mostra: per essere tale è cosmico (nel senso che raffigura il mondo), onirico (ricorre nei sogni) e poetico (fa proprio il linguaggio metaforico e poetico).
L’analisi condotta dallo psicoanalista ed architetto francese Olivier Marc riprende l’immagine di Sengai relativa alle tre forme geometriche che per lui si declinano come le basi archetipiche di ogni costruzione e di ogni disegno.
A suo avviso, infatti, esiste un parallelismo tra questi elementi universali e i disegni infantili. Assieme alla moglie Varenka, Olivier Marc inizia a compiere studi sul disegno infantile e giunge alla conclusione che i primi disegni appena successivi agli scarabocchi, sono composti proprio a partire dalle tre forme primarie, ossia cerchio, triangolo e quadrato. Infatti, mediante il cerchio, il bambino è in grado di raffigurare la testa, grazie al triangolo disegna il proprio corpo e, mediante l’uso del quadrato, ritrae le proprie gambe.
Anche quando si cimenta nel disegno della casa il fanciullo fa sue queste tre forme primarie, incorporandole nella sua raffigurazione. La casa, fin dalle ricerche sui sogni condotte da Artemidoro di Daldi, si presenta come lo specchio della nostra personalità e, come giustamente evidenzia lo stesso Olivier Marc nel saggio Psicanalisi della casa [Red edizioni, Como 1994]: Oltrepassata la porta, assicurati che sia ben chiusa, è dentro di sé che si entra.
Il quadrato o rettangolo servono per disegnare la struttura della casa e dei suoi muri; il triangolo indica il tetto; mentre in ultimo, il cerchio potrebbe venire impiegato per le forme arrotondate di porte o talvolta di finestre, nonché per illustrare in un bordo alto del foglio, l’immagine del sole.
Se dall’ambito della casa ci spostiamo alle architetture più complesse, possiamo comunque trovare questi archetipi geometrici: ad esempio, come segnalato nel volume Architettura e psicoanalisi di G. Ferrari [Ferrari e Sinibaldi, Milano 2011], il motivo cerchio è riconoscibile nel battistero del Duomo di Pisa (come emblema della divinità), il quadrato nelle torri di San Giminiano (sottolineando il valore della stabilità e dell’ordine) ed, infine, il triangolo nella piramide del Louvre (in qualità di ascesi).
Oltre agli aspetti prettamente legati all’abitare, queste forme geometriche si possono riscontrare in tanti altri campi (per esempio nelle forme simboliche dei giardini), anche che nell’ambito del marketing. È infatti risaputo che i loghi che impiegano forme circolari vogliono testimoniare unità e positività (come l’emblema delle olimpiadi, con i 5 cerchi ciascuno per ogni continente), quelli che usano quadrati o rettangoli (come alcuni noti brand di dolci o di informatica) indicano stabilità ed equilibrio, infine quelli triangolari esprimono dinamismo e velocità.
Ogni forma, così come ogni colore, ispira e stimola un archetipo interiore, foriero di immagini e sognante deposito di immaginario collettivo.