La stupidità dell’ebete e la furbizia del pavido

Gli scambi di auguri del nuovo anno, hanno consentito di modificare le richieste ma anche gli auspici espressi da non pochi, relativi alla presenza sul campo di un protagonista che credevamo in estinzione. Molte speranze rivolte agli accadimenti futuri hanno riguardato e riguardano il sollecito invito rivolto agli ebeti di modificare la codifica dei loro arzigogolati ragionamenti. Meglio sarebbe definirli vuoti ma anche dannosi.


Non ancora possibile il riscontro di una decisa svolta del loro tentativo di ragionare, l’augurio che ci facciamo è il verificarsi di un modesto progressivo cambiamento che autorizzi tutti noi ad una revisione contabile sul conteggio del numero degli stupidi presenti sul territorio.
Anche se le sentenze di alcuni giudici dovrebbero continuare ad interessare la totalità della popolazione, devono anch’essi convincersi che oltre il 60% degli italiani ha smesso di credere nelle istituzioni e che in quel 40% residuo, bivaccano molti ancora smarriti nelle torbide regole di un passato che è diventato più comatoso di prima. In tanti continuano a fare finta di non vedere quanto ormai sia danneggiato il rapporto di fiducia fra cittadini e le istituzioni.
Il Servizio Sanitario Nazionale e Regionale è un esempio, tanto da indurre alcuni coraggiosi a promuovere una campagna vaccinale nei supermercati circondati dalle cipolle locali e dai pomodori cinesi. Dimenticando quanto sia stato deleterio il comportamento assunto da alcuni sanitari durante l’ultima così detta pandemia ma anche dopo. Non è superfluo ricordare che il rapporto fra utenza, medici e infermieri è retto solo dalla fiducia. Il “medico di fiducia” continua ancora ad essere cosi definito il sanitario del territorio. Ma ormai questo rapporto è stato brutalmente devastato.
 Non tutti coloro che sono definiti “cittadini della classe media!” cercano queste verità e quelli che lo fanno, vengono definiti, da disturbati cerebrali, complottisti. Non solo, quando lo fanno e scoprono una verità diversa da quella ufficialmente raccontata è inevitabile che abbiano voglia di parlarne con i loro parenti, i loro amici. Nel momento in cui lo fanno, sostenendo le argomentazioni con dati di fatto evidenti, dovranno confrontarsi con interlocutori colpiti da dubbi decisionali sul comportamento da dover assumere di fronte a inequivocabili riscontri.
Quale reazione viene il più delle volte riscontrata?  Alcuni pensano che le argomentazioni possano essere ragionevoli, ma cercano riscontri sulla veridicità delle notizie assunte. Ma soprattutto se decidono di usare la loro testa, ammesso che riescano a trovarla, dovranno sottoporla ad un faticoso esercizio: pensare!  Senza farsi troppe illusioni, buona parte di interlocutori accettano socraticamente l’idea di non sapere e sosteranno perennemente sulla decisione di rispettare quella idea.
Altri ancora furbescamente mettono in dubbio tutta la narrazione e decidono di attenersi alle regole apprese supinamente dai riscontri della realtà, unico credibile riferimento. Senza la necessità di doversi scomodare e porsi degli interrogativi. Il resto senza furbizia decide di lasciar perdere, per non disturbare la comoda posizione ovina assunta e per non rischiare di perderla, decidono attivamente di vivere nella passività.
I riscontri relativi alle scelte operate dagli interlocutori sono in tutta evidenza visibili grazie alle numerose chat affollate dai “guerrieri della tastiera” che combattono ogni giorno. Anche quella una comoda realtà virtuale da cui dovranno prima o poi discostarsi.

Posted

02 Mar 2026

Pensieri e riflessioni


Ugo Lombardi



Foto dal web





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