La democrazia impedita

Nasciamo tutti uguali, l’uomo ci rende diversi? Verrebbe voglia di dire che fino ad ora tutti i partiti politici hanno fallito non essendo stati in grado di stabilire una equa distribuzione degli averi fra tutti i cittadini. Ma anche non esser   riusciti a rendere tutti cittadini!  Con uguali diritti e uguali doveri. Troppo idealisti o piuttosto troppo retrogradi?
 I programmi elettorali di ogni partito enfatizzano gli impegni dei candidati nel sostenere le ragioni dei tanti che sono penalizzati rispetto a quelle di pochi, privilegiati possessori di averi e di potere. Una democrazia incompiuta si potrebbe dire, incapace di sostenere le aspettative delle minoranze.


Ma in ogni tornata elettorale i propositi sbandierati nei programmi dei partiti politici sono da sempre ricchi di promesse mai rispettate che illustrano le tante iniziative da mettere in atto utili al raggiungimento di tali obiettivi. Di fatto le disuguaglianze sono sempre esistite e tuttora più di prima le differenze sono aumentate e le disuguaglianze anche. Le differenze, riguardano non solo le retribuzioni economiche percepite, ma le opportunità di inserimento nella vita sociale e lavorativa resa per tanti una gara ad ostacoli. Per altri una facile passeggiata ristoratrice. Intere fette di popolazione sono di fatto escluse e impedite dalla opportunità di poter essere parte della società, emarginate, inascoltate, impoverite.  

La politica, questa politica ha creato i diversi. Quelli non dei “nostri”. La politica, cosi fatta, prevede la diversità stabilita dalle appartenenze partitiche, in spregio alle regole di vita comune che dovrebbe prevedere, in ogni Paese democratico, la presenza di una classe dirigente eletta per tutelare i diritti e il rispetto dei doveri di tutti. Le cordate, i partiti, hanno poi partorito altri sottogruppi di appartenenze diverse, vanificando di fatto la possibilità di una crescita civile e corale. Un fallimento che nessun vuole riconoscere, anzi emerge ora più di prima la figura dell’uguale più uguale degli altri e il diseguale più diverso degli altri. La differenza la fa il denaro, ora più di prima, penalizzando un percorso di crescita morale e culturale che farebbe bene a tutti.  L’arretratezza espressa dalle vincolanti ambizioni del possesso e dall’arricchimento materiale, domina una popolazione sottomessa a rozzi principi esistenziali come potrebbe essere la palla al piede di un condannato. 

Frenata da false aspettative, distorta da futili obiettivi, deviata nelle regole comportamentali, disinformata e resa ignorante. Questa popolazione appare un gregge alla ricerca di un pastore che conosca e applichi le leggi del rispetto, assieme a quelle della imposizione. Una conquista che non riesce a raggiungere senza l’inutile l’intermediazione di una figura terza. Viene cosi penalizzata la ricerca di un unico gruppo dirigente cui dovrebbe guardare una società evoluta, rimuovendo inutili contese fra appartenenti a fazioni diverse, quasi sempre spinte ad accordi di apparente mediazione sostenute a spese dei cittadini. Un programma progredito dovrebbe prevedere la cessazione delle correnti, il superamento dei partiti, la stortura delle collocazioni destre sinistre e centrali, conquistando una unione di intenti e di operatività che renderebbe molto forte la nostra terra e violerebbe le regole a noi imposte da coloro che da sempre ci governano. 
Continuiamo a vivere una dualità che non ci appartiene, ma ci viene imposta da coloro che traggono vantaggio dalle eterne divisioni. Una classe dirigente emancipata dovrebbe puntare questo obiettivo per essere in grado di iniziare un vero percorso di crescita.

Posted

06 Nov 2025

Pensieri e riflessioni


Ugo Lombardi



Foto dal web





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