La poesia, nell’Occidente ma non solo, sin dal mondo classico è stata intrisa dei valori dell’umanesimo. Da Omero a Virgilio, ai lirici greci passando per Dante e Petrarca, non c’è stata poesia che non abbia avuto, nella sua essenza più profonda, la presenza dell’ “humanitas” intesa nel senso dello scrittore latino Terenzio, che con questo termine indicava uno stile di vita giusto ed equilibrato ed un modo corretto di relazionarsi con le altre persone.
L’humanitas non è però da contrappore a “divinus” o Trascendenza, anzi al suo interno un posto rilevante occupa sicuramente la fede religiosa e la spiritualità, tant’è che i grandi poeti della Letteratura italiana e mondiale si sono sempre posti con inquietudine il significato dell’esistenza con domande ben precise: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perché viviamo, che senso ha la vita, trovando nel mistero della Trascendenza la strada di una ricerca interiore personale e sociale.
Nell’era digitale la poesia deve diventare uno strumento per riflettere sulla nostra identità, sulle relazioni che instauriamo on line e sulle implicazioni etiche dell’uso delle tecnologie. Grazie ad esse, la poesia è divenuta visiva, interattiva e capace di far interagire parole, immagini, video, suoni; è diventata poesia sonora atteso che viene accompagnata da suoni, musica o effetti sonori; poesia ipertestuale, poesia immersiva, cioè un’esperienza che coinvolge tutti i sensi del lettore e che può interagire con l’ambiente circostante.
L’era del digitale ha reso dunque la poesia accessibile a un pubblico più vasto. Le piattaforme social e i blog letterari permettono ai poeti di condividere le proprie opere, di interagire con i lettori e di creare comunità letterarie on line che stimolano la creatività e aprono nuove prospettive espressive.
L’era delle nuove tecnologie sta insomma favorendo la collaborazione tra poeti, artisti, musicisti, attori e pittori, dando vita a progetti innovativi e interdisciplinari: e così la cultura e il digitale sono diventate due realtà in costante evoluzione, che si influenzano reciprocamente.
Le criticità della poesia nell’era delle tecnologie
Tutto quanto evidenziato non è però esente da rischi. E quali sono le sfide e le criticità di questo incontro tra poesia e digitale?
Un primo rischio è la perdita dell’autenticità: si corre il rischio che la poesia digitale perda il suo carattere intimo e personale, diventando un prodotto commerciale, standardizzato e omologato. Un secondo rischio è la superficialità: la sovrabbondanza di poesie on line sta portando a una frammentazione dell’attenzione e a una difficoltà nel concentrarsi sulla lettura e sulla scrittura poetica, sta determinando una dipendenza dalle tecnologie digitali che rischia di limitare la creatività e l’autonomia degli autori.
La poesia nel naufragio contemporaneo dell’era digitale
Se l’era digitale contiene in sé questa possibilità di unire e di connetterci a livello mondiale, la domanda che sorge è la seguente: A che serve un poeta, supposto che a qualcosa serva? È una domanda che scaturisce da un testo di Khalil Gibran, poeta, pittore e filosofo libanese di religione cristiano-maronita emigrato negli Stati Uniti, la cui poesia si trova tradotta in oltre 20 lingue, riuscendo ad unire la civiltà occidentale e quella orientale. Dice Gibran:
La poesia è il salvagente/ cui mi aggrappo/ quando tutto sembra svanire./ Quando il mio cuore gronda/ per lo strazio delle parole che feriscono,/ dei silenzi che trascinano verso il precipizio./ Quando sono diventato così impenetrabile/ che neanche l’aria/ riesce a passare.
Chi è allora il poeta? Il poeta è, per Gibran, colui che con i suoi versi entra dentro le macerie interiori della vita per ricostruirla, rianimarla. Nell’era digitale occorre il passaggio dal poeta che descrive o canta la vita al poeta che “ricostruisce e che butta un salvagente per aiutare l’uomo a salvare la vita”. Sta qui il senso del poetare nell’era del digitale! L’autenticità della poesia va cercata non solo nell’“estetica”, ma anche nell’etica, atteso che la parola estetica contiene anche “etica”.
L’autenticità va cercata soprattutto nel reale che la poesia rappresenta, e sono d’accordo con il poeta britannico Wystan Hugh Auden quando afferma che la critica deve non solo occuparsi di estetica, di letture filologiche e stilistiche, ma deve domandarsi chi è, quale visione del mondo mostra di avere l’uomo che ha messo insieme il “marchingegno verbale” che abbiamo sotto gli occhi, e quale profitto etico il lettore può ricavare dal colloquio con lui.
Ecco allora che quando si parla di “grande progetto della poesia” , il progetto non è da intendersi come una “costruzione teoretica” che, sull’eredità della grande poesia del Novecento, ridetermini i confini dell’autenticità della poesia contemporanea, le sue caratteristiche formali, retoriche, metriche, tematiche, e che dica quale posizione essa debba occupare nell’attuale sistema dell’arte; per progetto è da intendersi piuttosto un discorso su “che uomo/donna è” colui che ci parla, oggi, di poesia, e sul genere di visione del mondo che egli trasmette ai lettori.