La crisi del personaggio novecentesco

nel libro dell’autrice italo-egiziana Christine Samir Girgis

Un’opera di saggistica letteraria di forte spessore critico, che esplora con profondità e rigore scientifico una delle tematiche centrali e affascinanti della letteratura del Novecento. Parliamo del libro La crisi del personaggio novecentesco: Smarrimento, libertà e ricerca di senso, di cui è autrice l’italo-egiziana Christine Samir Girgis, figura accademica specializzata in letteratura italiana del XX secolo, con particolare attenzione ai legami tra letteratura e filosofia, e attualmente Professore Associato di Letteratura italiana novecentesca presso la Badr University in Cairo, nonché scrittrice prolifica con numerosi articoli su riviste prestigiose, tra cui Philology Magazine e Transulcutural Journal for Humanities and Social Sciences, e membro dell’Associazione Degli Italianisti.






Già il titolo dell’opera, complesso e suggestivo, contiene una dichiarazione epistemologica che indica i tre orizzonti speculativi dentro i quali si articola lo studio dell’autrice: la trasformazione del personaggio letterario, il senso di disorientamento e la necessità di autodeterminazione. Con il termine crisi, poi, Christine Samir Girgis rivela la profonda mutazione del personaggio nella letteratura del ‘900 rispetto ai modelli precedenti, mentre il termine smarrimento suggerisce l’idea che i personaggi analizzati sono figure che non hanno punti di riferimento stabili e che vivono in preda a dubbi esistenziali, alienati, incapaci di trovare un posto chiaro nel mondo o di comprendere pienamente sé stessi.
La libertà e la ricerca di senso evidenziano, infine, come il fulcro del volume stia tutto nell’ indagine dei personaggi (e, per estensione, dell’essere umano novecentesco), che tentano di trovare un significato alla propria vita in un’epoca in cui i valori tradizionali sono stati messi in discussione, e che affrontano, altresì, le sfide esistenziali e psicologiche riflettendo sulle conseguenze delle grandi crisi sociali, filosofiche e culturali di un’epoca con profonde trasformazioni.

La struttura del libro poggia su quattro capitoli che prendono in esame gli autori Ugo Betti, Federigo Tozzi, Carlo Emilio Gadda e Antonio Tabucchi, e che si integrano nell’unità di un discorso critico nel quale il personaggio novecentesco che emerge dalle pagine della Girgis è raffigurato nella sua crisi d’identità, nell’incapacità di agire in modo autonomo e risolutivo, e segnato da una vita contraddittoria, priva di punti di riferimento stabili e costretta a confrontarsi con un mondo in rapida evoluzione che mette in discussione ogni verità acquisita.
Nel primo capitolo del volume l’autrice posa lo sguardo sul tema della natura umana analizzata nella tragedia Delitto all’isola delle capre di Ugo Betti, una tragedia ambientata in un luogo isolato e quasi arido, un’isola battuta dal vento, che diventa metafora di una condizione esistenziale di solitudine e aridità affettiva.



Dall’analisi di Samir Girgis emerge che la natura umana in Betti non è vista come intrinsecamente buona o cattiva, ma come un complesso intreccio di istinti e aspirazioni; il “delitto” non è solo l’atto finale, ma è il culmine di un processo di corruzione interiore e di una discesa nell’abiezione; emerge anche un invito a guardare oltre la superficie e ad interrogarsi su quanto di primordiale e talvolta pericoloso si annidi in ogni uomo.
Nel secondo capitolo, con puntuale esegesi l’autrice analizza la condizione tragica dell’esistenza dell’uomo in Ricordi di un impiegato (1920) dello scrittore italiano Federigo Tozzi.
I temi centrali che emergono dall’analisi del personaggio di Tozzi effettuata da Samir Girgis, sono l’alienazione e la solitudine (La vita d’ufficio è rappresentata come un ambiente soffocante e spersonalizzante che conduce all’isolamento); l’inettitudine e la passività (il protagonista è un archetipo dell’inetto incapace di agire, di reagire, di trovare un senso alla propria esistenza); la mancanza di senso (la routine e la ripetitività del lavoro svuotano la vita di ogni significato, lasciando un profondo senso di vuoto); la ragilità psicologica (Tozzi scava a fondo nella psiche del protagonista, esplorando le sue ansie, le sue paure, le sue ossessioni in modo lucido e forte).

Nella figura dell’impiegato del romanzo Ricordi di un impiegato, c’è, in sostanza, l’archetipo e la rappresentazione universale dell’uomo della modernità inghiottito dalla routine e dall’anonimato a causa di una vita scandita da gesti ripetitivi, da ore trascorse in un ufficio che si trasforma quasi in una prigione.

Nel terzo capitolo, dal titolo Un’istruttoria nei confronti del reale: il caso dello scrittore - demiurgo Carlo Emilio Gadda, Samir Girgis fa venire alla luce la visione di un mondo disordinato, frammentato e spesso incomprensibile, nonché la figura dello “scrittore-demiurgo”, che nella visione gaddiana è una figura che si assume la responsabilità di creare e disfare mondi, ma che è consapevole dei limiti della conoscenza umana e della natura intrinsecamente caotica e dolorosa della realtà. La sua stessa attività di “scrittore-demiurgo” si sostanzia in acute, originali e pesanti critiche al fascismo, smascherandone gli aspetti ideologici, psicologici e culturali, svelandone le menzogne e le falsità.

Nell’ultimo capitolo del libro affronta infine il tema La morte del super-uomo nietzschiano in Piccoli equivoci senza importanza e Isole di Antonio Tabucchi. Attraverso l’acuta interpretazione dei personaggi di Tabucchi, Tonino e Nicola, che percepiscono inutile il loro vissuto esistenziale e vuota ogni parola, Samir Girgis coglie la grande distanza che separa il personaggio tabucchiano dal Super-uomo nietzchiano: per il filosofo tedesco infatti l’uomo non deve vivere afflitto dal dolore della propria esistenza, ma deve accettare il destino con amore, piuttosto che con amara tristezza come nei personaggi rappresentati da Tabucchii.

L’opera di Samir Girgis ha sicuramente una forte risonanza nella contemporaneità, sia perché, per diverse ragioni, la crisi del personaggio novecentesco anticipa e riflette la fluidità e la frammentazione del senso dell’identità umana nell’era digitale, sia perché i temi dello smarrimento, dell’angoscia e dell’alienazione trattati nel libro continuano a essere centrali nel dibattito sociale del nostro tempo. Di fronte a un mondo che cambia, alla globalizzazione e alle crisi (climatiche, economiche, sociali) del terzo millennio, anche l’uomo di oggi, allo stesso modo dei personaggi analizzati da Samir Girgis in Betti, Tozzi, Gadda e Tabucchi, vive infatti una condizione di crisi nella quale è chiamato a decodificare le strategie narrative e le psicologie dei personaggi della cultura contemporanea, al fine di trovare risposte alla visione della libertà, alla ricerca di senso e allo smarrimento generato dai processi di cambiamento.

Posted

20 Jun 2025

Critica letteraria


Domenico Pisana



Foto di Christine Samir Girgis





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