Foscolo: l’amante della patria, di Maria Sgouridou, ordinaria di Lingua e Letteratura Italiana presso l’Università Nazionale e Kapodistriana di Atene, è un’opera frutto di studi e di accurate ricerche, la cui struttura teleologica è finalizzata a rendere omaggio alla memoria del Foscolo attraverso un percorso ermeneutico che parte da lontano giungendo alla contemporaneità, e poggiato su approfondi-menti esegetici di scrittori, letterati e autori greci che, ancora oggi, nel campo poetico della Zacinto del Foscolo, cercano di mantenere viva la sua memoria, valorizzando soprattutto elementi della personalità e della filosofia del poeta italo greco.
Il corpus scrittorio del volume, bilingue, greco-italiano, si snoda su una variegata indagine di studi critici che si integrano nell’unità di tre orizzonti chiarificatori di tematiche e di percorsi foscoliani.
Nel primo orizzonte si trovano i riflessi del Foscolo nelle opere d’anniversario e nelle dediche poetiche di scrittori e letterati greci; nel secondo risalta, tra l’altro, la “poesia foscolica” lirica e satirica di Dionisys Serra, mentre nel terzo troviamo un omaggio a Foscolo da parte di poeti e scrittori ateniesi del XIX e XX sec. e fino ai nostri giorni, tra i quali Miltiadis Malakasis, Omiros Bekes, Kostis Palamas, Georgios Athanas, Angeliki Palli-Bartolomei, Theodoros Brikkos, Alexiou, G. Kentrotis e N. Papadopoulos, con una particolare attenzione anche alla presenza di Foscolo in scritti femminili contemporanei, fra i quali quello della poetessa Sofia Skleida.
Questo corposo volume ha il pregio di cogliere l’eredità del poeta di Zante che traluce in tanti autori della Grecia e non: sta proprio qui la bellezza del testo, nel quale si trovano raffigurazioni, riverberi e riflessi dell’opera del Foscolo; l’autrice valuta ciò tutto positivamente perchè l’apertura d’animo di questi poeti contemporanei permette di valorizzare la fioritura letteraria attestante che Zante non solo ebbe la sorte di avere un passato invidiabile, ma dispone anche di un presente prezioso, cosa che consolida senza ombra di dubbio la sua eredità inestimabile per il futuro.
Foscolo: l’amante della patria è, dunque, un libro nel quale il lettore si trova davanti molte tracce foscoliane emergenti dalle varie e articolate “espressioni poetiche” degli autori presi in esame dall’autrice, ove si colgono tante suggestioni, echi e risonanze del Foscolo che hanno un filo conduttore e che riverberano temi letterari come la Grecia, l’esilio, la patria, la bellezza.
Il Foscolo amò intensamente la città del padre, Venezia, la patria reale, simbolo della libertà civile e politica, e vittima di un drammatico destino: la cessione iniqua all’Austria. Il Foscolo si sentì molto fiero d’essere cittadino veneziano: il suo destino di uomo libero, esule, si rispecchiava nel destino di Venezia, che era poi il destino dell’Italia.
Foscolo amò Zacinto, simbolo della bellezza serena, di un regno ideale di pace e di armonia, termine supremo di quiete a cui tendeva perennemente l’animo del poeta. Foscolo amò Firenze, il simbolo e l’esempio di un’arte libera e operante nella realtà, di un’arte non evasiva ma esempio di uomini eroici, dell’arte che redime e trasforma la società. Nell’indagine critica di Maria Sgouridou ci sono diverse testimonianze che riecheggiano il tema centrale dell’Ortis; nella figura di Jacopo il Foscolo rappresenta se stesso e la sua storia interiore, cioè l’esilio, che ha una valenza metaforica ed è espressione di una condizione esistenziale di disagio.
Tra gli autori di cui si occupa Maria Sgouridou, c’è anche un’importante poetessa greca contempo-ranea: Sofia Skleida, che ella definisce un “caso”. Nella parte finale del libro l’autrice fa infatti una esegesi puntuale della poesia di Sofia Skleida dal titolo Ode alla luce (titolo che richiama Ode all’amica risanata del Foscolo), e che la poetessa ateniese dedica “alla vita avventurosa e burrascosa” del poeta di Zante.
Sofia Skleida viene giudicata dalla Sgouridou una poetessa piuttosto “coraggiosa” perché entra in un dialogo dialettico con il Foscolo proprio attraverso questa composizione, dalla cui analisi critica emergono alcuni dati fondamentali: aspetti storico-biografici, parole simboliche come stella, immagine con cui Sofia Skleida trasfigura il suo omaggio al Foscolo , alla sua grande personalità, ma anche al fatto che occupa le posizioni più alte, insieme a Dante, nella scala dell’arte poetica; e ancora, parole come prua (A te mi portano le prue), suoni marini, corde eoliche, onde, patria con le quali la poetessa greca omaggia il Foscolo in forma semplice ed epigrammatica, ricorrendo anche all’Haiku.
Questa opera critica di Maria Sgouridou sul Foscolo è veramente un interessante studio ermeneutico di alto livello sia per l’analisi dei processi connotativi presenti negli autori presi in esame, che hanno mantenuto viva nel tempo l’eredità poetica del Foscolo, sia per la splendida concatenazione del leit-motiv nei singoli percorsi indagati. L’autrice si è posta come studiosa attenta calandosi con rigore scientifico nei testi selezionati, concatenandoli, rivisitandoli, situandoli nell’atmosfera che li ha generati, e accostandosi “ai testi con la pacatezza di chi – direbbe Giulio Ferroni - sa bene riconoscerne i valori, con una serena capacità di verifica razionale, e che sa ricondurre ogni esperienza di scrittura ai valori centrali e sempre in movimento della vita spirituale”.
Questo libro ha veramente raggiunto lo scopo di far vedere come a circa due secoli dalla scomparsa del Foscolo, ci siano ancora, nell’hic et nunc della cultura greca, autori che – rileva Maria Sgouridou – lo trattano non semplicemente come un elemento della tradizione ma come una presenza funzionale, come una parte inscindibile della loro vita valorizzando in maniera rinnovativa la sua eredità; questo è un dato che dà conforto ed apporta un messaggio pieno di speranza nei tempi difficili in cui ci troviamo a vivere.
L’eredità del poeta di Zante che riverbera nella contemporaneità è quella di un poeta che sentì la poesia non come leggiadro ornamento, ma come impegno morale di fronte alla realtà; egli amò l’antica bellezza immettendovi la sua passione di uomo cosciente del suo tempo, il fervore e l’entusiasmo per una vita libera da compromessi, degna e coraggiosa.
Il Foscolo non giunse apertamente al bisogno della comprensione di Dio, ma nell’esaltazione della bellezza di cui si fece artefice e di cui Zante fu simbolo, traluce quella Bellezza trascendente che non è sottoposta alle leggi mutevoli del tempo e dalla quale scaturiscono i valori autentici, quelli che realmente valgono ed elevano lo spirito umano verso la “pittrice melodia”, quella “arcana armoniosa melodia pittrice” del poeta di Zante, senza la quale non rimane altro che il caos, la solitudine, l’incomprensione, l’inimicizia e il terrore.
L’eredità che Foscolo ha lasciato è quella di una persona consapevole del fatto che se non è possibile compiere azioni eroiche, l’uomo che ha un animo elevato deve scrivere, gridando la verità ai posteri.