l’anniversario” di Andrea Bajani

Un romanzo di liberazione, che scardina e smaschera il totalitarismo della famiglia.

Con il romanzo L’anniversario, Feltrinelli, Andrea Bajani si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica, conquistando il prestigioso Premio Strega 2025. Il percorso intellettuale di questo giovane romano, nato nel 1975, risulta caratterizzaro da 13 opere di narrativa, 3 di poesia, testi di saggistica e anche traduzioni all’estero in inglese e francese; è incluso, altresì, in molte antologie, tra cui Scrivere sul fronte occidentale (Feltrinelli, 2002), Dean-dreide (Blur, 2006), Pene d’amore (Guanda, 2008) e Ho visto cose (Blur, 2008).


Il Premio Strega 2025 consacra, chiaramente, uno scrittore, la cui opera non è passata inosservata; il suo libro si presenta al lettore come un viaggio, ora lucido ora doloroso, dentro le dinamiche familiari; una sorta di indagine spietata sulla possibilità di liberarsi dal male ereditato dai propri genitori. Attraverso la voce di un narratore in prima persona, Bajani racconta la scelta radicale e definitiva di un figlio che decide di tagliare ogni legame con la sua famiglia d’origine per poter, finalmente, sopravvivere.
Si possono abbandonare il proprio padre e la propria madre? Si può sbattere la porta, scendere le scale e decidere che non li si vedrà più? Mettere in discussione l’origine, sfuggire alla sua stretta?

A partire da queste domande il protagonista dell’opera ripercorre, attraverso frammenti e lampi di memoria, l’esistenza della madre, una figura oppressa e imprigionata nel suo ruolo domestico, e del padre, un maschio nel senso più brutto della parola che esercita un dominio perverso e violento.
A mio giudizio si tratta di un libro che non presenta le caratteristiche plurisemantiche e coinvolgenti di un romanzo, ove, di solito si trovano presenti più personaggi e dove spesso si accavallano sequenze narrative che creano suspense nel quadro di un climax, cioè di un punto di massima tensione e un momento decisivo della storia; in un romanzo i personaggi non appaiono figure statiche, ma entità complesse che si evolvono e cambiano nel corso della narrazione e che attirano il lettore in base al loro ruolo e alla loro importanza. Nel racconto di Bajani si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una sorta di fiction investigativa che si conclude con la liberazione del personaggio.





L’opera L’anniversario si presenta, a mio avviso, più come una sorta di racconto con aliti di saggistica monotematica, a tratti poco scorrevole; ho letto molti romanzi e, spesso, mi ha affascinato la meta-narrazione trasfigurativa dell’opera; la scrittura di Bajani l’ho trovata descrittiva, argomentativa, quasi una “fotografia” reale in cui si colgono dettagli, frammenti di ricordi, avvenimenti e comportamenti finalizzati a dare spiegazioni dimostrative di una visione totalitaria della famiglia.
L’autore descrive un quadro di dolore e solitudine e lancia, indirettamente, messaggi circa la concezione della famiglia nella contemporaneità. La coppia dei genitori protagonisti della narrazione si inquadra in un’antropologia familiare lesiva sicuramente della dignità della persona.
Bajani nella prima parte descrive infatti la vita in famiglia come un inferno: la madre è una donna che ha rinunciato a sé, alla sua vita, alle sue passioni per stare nell’ombra di un marito dispotico; il padre viene descritto come un tiranno, violento e un ricattatore a livello psicologico prima ancora che in senso fisico; la sorella subisce la situazione e nelle sue poche comparse accusa il fratello di vigliaccheria. Descritti la madre e il padre, il protagonista si racconta direttamente, facendo notare come la sua vita sia divenuta una prigione, dalla quale poi scappa grazie al ricorso alla psicoterapia.

L’anniversario a cui allude il titolo è esplicativo del decennale della liberazione dalla schiavitù familiare del protagonista, il quale, grazie alla scrittura, porta alla luce, con lucidità, forza d’animo e distacco una vicenda dura e drammatica che lo ha visto vivere sotto il giogo di genitori dai quali si allontana per ritrovare la serenità.
Nel complesso quello di Andrea Bajani è comunque un bel libro che evidenzia la capacità dell’autore di affrontare un tema universale e difficile come quello del rapporto tossico con la famiglia d’origine, con una lucidità e un coraggio veramente rari; un interessante libro sicuramente dal punto di vista della tematica affrontata che sarà piaciuta molto a chi ha valutato il testo, ma sul piano strettamente letterario non molto convincente.

Se penso ad un libro candidato al Premio Strega, mi riferisco a La Dolciera Siciliana della scrittrice Annamaria Zizza, che pur avendo avuto un successo enorme con le sue quattro edizioni senza però entrare tra i finalisti, credo che L’Anniversario di Andrea Bajani sia stato un po’ sopravvalutato.
Ad ogni buon conto resta fermo che i giudizi sono sempre relativi, atteso che – come dice lo scrittore e poeta satirico inglese Alexander Pope, i nostri giudizi sono come i nostri orologi, i quali non si trovano mai d’accordo, ma ognuno di noi crede al suo.
Una conferma, in tal senso, ci viene da grandi maestri della critica letteraria, come Natalino Sapegno e Francesco De Sanctis, i quali, ad esempio, parlando dell’Alfieri tracciano giudizi critici che si muovono in direzioni diverse. Il Sapegno scrive: Poeta puro, al di fuori e al di sopra di tutte le ragioni e preoccupazioni letterarie fu l’Alfieri: la voce poetica più schietta e la più grande di tutto il secolo.
Il De Sanctis, invece, giudica la poetica tragica dell’Alfieri fredda e monotona’ perché in tanta esaltazione fittizia ti senti nel vuoto e perché fra tanti motti e sentenze memorabili non ricordi un solo personaggio.
Al di là dei personali giudizi, è sicuramente un libro da leggere.

Posted

10 Nov 2025

Critica letteraria


Domenico Pisana



Foto di Andrea Bajani





Programmi in tv oggi
guarda tutti i programmi tv suprogrammi-tv.eu
Ascolta la radio
Rassegna stampa