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L’elaborazione creativa é un processo interiore, un crescere costante verso l’illuminazione del corpo, della mente e della coscienza emotiva. È un recipiente immaginario che accoglie le fragilità e le forze di ognuno di noi proliferando in espressione condivisa. È un regalo che facciamo a noi stessi e a chi attenziona la nostra idea di arte, rendendo possibile la visione delle percezioni più intime per mezzo dell’estetica. Due autori olandesi che hanno contribuito alla storia dell’arte quali Vincent Willem van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) e Piet Mondrian, pseudonimo di Pieter Cornelis Mondriaan (Amersfoort, 7 marzo 1872 - New York 1 febbraio 1944); dipinsero degli alberi da frutto molto significativi che, mettendoli in correlazione tra loro, estroiettano dei valori connubiali ma al contempo singolari sulle rappresentazioni dissomiglianti e sul contenuto psico-emotivo. Questo vale a dire che un soggetto di simile entità può avere una profilazione totalmente differente a seconda dell’interpretazione individuale e del senso che si vuole trasmettere in un determinato contesto.
Ramo di mandorlo in fiore o Ramo di mandorlo fiorito è un dipinto ad olio su tela di 73,5 x 92 cm risalente al 1890 e realizzato da Vincent van Gogh per suo fratello Theo e per la moglie Johanna Bonger in occasione della nascita del figlio. L’opera, collocata al Vincent van Gogh Museum di Amsterdam, accentra la delicatezza di un albero in fiore raffigurante solamente una parte dei rami che lo compongono per meglio evidenziarne la meraviglia della nascita e l’energia emessa da piccoli petali che si aprono al mondo con fierezza. L’opera, dalla prevalenza monocromatica, pone con grazia visiva la tinta avion offrendo una leggerezza e luminosità a tutto l’operato pittorico con grande rilievo. Nel messaggio di condivisione sulla nascita, raffigurato per mezzo di una meravigliosa metafora visiva e vivente, accogliamo il benvenuto della vita lasciando affiorare l’importanza della parola ‘Esserci’.
Albero rosso di Piet Mondrian è un olio su tela di 70 x 99 cm risalente al 1909 e ubicato presso il Gemeentemuseum Den Haag, dell’Aia. Nella stesura creativa, possiamo interpretare il colore come un racconto denso di informazioni celate, irrequiete e decise sulla base dell’esistenza. L’artista, nonché narratore, si fa genio del suo spirito diffondendolo con impeto sulla tela del suo cuore. Nell’analisi personale ed affine alle tante verità del mondo, i rami divengono rapporti consolidati, infuocati dal rosso dello stesso sangue che, nel blu serale portano il nome del tramonto. Un incanto intrecciato sulle conquiste del tempo, ponendo alla sera la riflessione turbativa dei dolori, delle ombre inespresse e della solitudine che si fa voce nel silenzio. Poiché la ricchezza dei rami si traducono in persone e delusioni, in conquiste e perdite nella lontananza. L’intreccio che vi è nel cuore della storia, diviene poesia della vita, pervasione dello spirito. In entrambe le opere vi è una riflessione univoca sulla realtà, ossia il valore esistenziale, nel primo caso la celebrazione della nascita e, nel secondo, la tenacia nel voler tenere unite le tante ramificazioni dei rapporti umani. L’immagine, che si presenta con vorticosa fatica per i tratti forti e comunicativi, accentua la naturale inclinazione dell’albero di melo verso destra, quasi a voler sottolineare i fardelli della vita che vengono sostenuti da forti radici e che, in qualche modo, riescono a far reagire l’anima per portarla avanti nella storia esistenziale oltre ogni difficoltà.
Questo quadro riflette il senso della poesia portando l’attenzione alla sostanza morale.
In conclusione, tra gioia e sofferenza, i rami di un albero possono essere un nucleo di verità ripercorrendo il pensiero iniziale di questa produzione, ossia che: “L’elaborazione creativa é un processo interiore, un crescere costante verso l’illuminazione del corpo, della mente e della coscienza emotiva”.