Una storia bellissima, Sputnik, il satellite artificiale divenuto un movimento artistico

In uno di quei racconti apparentemente fantasiosi, che non si scordano tra le pagine di un libro e che si tramandano nel tempo, sembra esservi una favola amica, la quale, come fosse una preziosa collana di perle, adornando il collo di un’anima sensibile si adagia verso il cuore, sino a concatenare le emozioni più sincere. Con questa metafora la cui teatralità si congiunge allo spirito dell’arte, raccontiamo una bellissima storia che, apparendo quasi una narrazione di fantasia, esprime il coraggio della passione, facendo spazio sulla paura e perlescendo la vita proprio come una collana di perle, dove ogni sfera può simboleggiare un pianeta cosmico, una forza attrattiva sulle emozioni planetarie della nostra immaginazione, fino ad inondarci di autentica verità. Nel 1957 dall’Unione Sovietica venne lanciato in orbita, il primo satellite artificiale chiamato Sputnik (significato letterale: “compagno di viaggio”).

Da qui, nasce una straordinaria storia che ha dell’incredibile sulla potenza dell’arte. In quell’anno a San Pietroburgo cinque adolescenti emozionati da tale tecnologia spaziale diedero origine ad un movimento artistico che prende il nome del satellite “Sputnik”. Tuttavia, a causa del regime politico di quei tempi, gli artisti evitavano di creare e di esprimere concetti sulla libertà per sfuggire a delle ripercussioni. Così, i cinque ragazzi, decisero di intraprendere l’attività pittorica in un sottoscala, in una cantina dove, invisibili agli occhi indiscreti, avrebbero potuto esprimere la loro gioia e idea spaziale nell’arte. Difatti, quando Sputnik venne mandato in orbita, inviando solamente dei segnali radio e non avendo la facoltà di corredare le informazioni con delle immagini, portò l’eccitazione dei ragazzi ad una forte fantasia, provando a vedere con impulso creativo ciò che il satellite non poteva fotografare. Da qui, dipinsero la nascita degli oceani, dei pianeti, immaginando Sputnik in quell’ambientazione. Giunti agli anni Sessanta i cinque giovani fuggirono dalla Russia e raggiunsero varie località del mondo, la prima fu Losanna in Svizzera e poi si trasferirono in Spagna, in America, finché ognuno si stabilì in un posto diverso. Ad oggi, inviano comunicati stampa e partecipano con le loro opere rigorosamente firmate “Sputnik” in alcune esposizioni d’arte, ma sempre celando la loro identità e commissionando qualcuno di fiducia che possa occuparsi della loro produzione artistica.

L’opera, raffigurante L’oceano, ci orienta nella tecnica della Fluid Art e, con il fascino dei colori ad olio su tela, posti con destrezza nella produzione, accentriamo il risalto di una meravigliosa distesa d’acqua in movimento, la cui spumosità e forza si aggrega verso il centro, portando al nucleo nativo un verde intenso che si mescola nei blu di tutta la produzione e regalando uno spettacolo unico sulla densità della materia. Quest’opera, di distensiva percezione visiva e al contempo ritmica dalle ondulazioni fluttuanti, porta in musica la forza e la grandiosità della natura, effondendo l’efficacia vitalità di un plettro agitato dalle emozioni più vere, profonde e ricche; rendendo così ‘il tangibile’ un buon ascolto verso l’universo dell’interpretazione. Infine, cogliendo bene il senso delle movenze pittoriche, sull’astratto delle acque vi appare un cuore pregno di blu, forse una delineazione figurativa non voluta ma presente nell’opera grazie alla mescolanza delle forme che compongono molteplici variegature. In esempio, basti pensare alle nuvole quando nella spontaneità dei movimenti formano, talvolta, dei bellissimi disegni involontari, i quali creando stupore portano in scena il senso libero della nostra analisi.

Altri due oli fluidi su tela con stupende rappresentazioni, raffigurano La nascita di un pianeta. La prima opera in visione è di particolare densità cromatica con un potente impatto deciso, netto ed energico, lasciando l’impressione di un abisso immersivo dalla cui profondità prende luce e si modella la formazione di un pianeta. Il concetto, dalla forte espressione immaginaria ed estrosa, accentua il nucleo giallo come massima rivelazione di luce e nascita e, lievemente più in alto a destra, troviamo un fulcro blu che effonde una sorta di sospiro distensivo e sognante.
Tuttavia, nella mescolanza del verde e del blu che circonda i due elementi netti, si presenta un cavernoso buco, un pozzo infinito sulla superficie dell’universo. Inoltre, questa visione centrale dell’opera, essendo circondata da un rosso sanguigno con ombreggiature corpose per intensificare la materia, cosparge l’interessante messaggio passionale e ardente della nascita di un Corpo Celeste sullo Spazio. Spostandoci invece sulla seconda opera sempre relativa alla nascita di un pianeta, il sogno si plasma nella variopinta idealizzazione cromatica. Il rosso, il blu e il bianco, si legano nella composizione fantasiosa con afflusso fresco e dominante. Al centro, vediamo un’apertura infuocata dal rosso che esalta l’illimitato panorama dell’oltre ma che, al contempo, in chiave subliminale e astratta, figura due cuori sovrapposti di cui uno è più grande dell’altro. Questi tracciati pittorici che, nell’agglomeramento delle forme si rivelano messaggeri delle emozioni, sembrano sussurrarci quanto l’infinito, come l’amore, possa essere immenso e riconoscibile oltre ogni distanza. Questo dipinto è dunque un dialogo visivo, un esempio che può accompagnare le parole del matematico, fisico, astrofisico, cosmologo, divulgatore scientifico e accademico britannico Stephen Hawking, il quale affermò che L’universo non sarebbe granché se non fosse la casa delle persone che ami. Pertanto, così come lo Spazio è la nostra abitazione da amare, l’Arte è la nostra anima da scolpire, riponendo all’interno l’immenso cuore di ognuno di noi con quella sensibile bellezza che ci conduce al pregevole significato della nostra motivante esistenza, l’Amore.

Posted

20 Feb 2026

Esplorando l'arte


Alessia Pignatelli







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