Un’indispensabile premessa
I numeri che sintetizzano la violenza di genere e sui minori giustificano la stringente attualità di iniziative tese a sensibilizzare l’opinione pubblica e costruire una coscienza capace di ergersi come barriera materiale, psicologica e comportamentale contro il suo dilagare. Stime ufficiali e sufficientemente recenti, infatti, informano che il 18,8% delle donne italiane ha subìto violenze fisiche nel corso della vita, il 23,4% delle quali di tipo sessuale. Per quanto riguarda i minori, 13 su mille del totale della popolazione under 18 del nostro Paese, sono stati vittime di maltrattamento o abusi.
Il fenomeno, naturalmente, ha dimensioni mondiali, è trasversale geograficamente e anche rispetto alle condizioni sociali dei popoli, travalica il perimetro familiare per estendersi al contesto pubblico, sovente sorretto da motivazioni politico-ideologico-religiose.
Ciò che Caino non sa
La conoscenza di questi eventi è certamente la premessa insdispensabile che spinge a favorire comportamenti e interventi capaci di scoraggiarne il perpetuarsi.
Da tali presupposti è nato il Premio Ciò che Caino non sa, progettato per sensibilizzare e promuovere una considerazione profonda su temi di drammatica attualità. Il Premio può vantare un credo assoluto nel potere evocativo della cultura in tutte le sue declinazioni, rappresenta una fonte d’ispirazione, un faro di speranza e cambiamento, propugnando modelli di educazione alla solidarietà e al rispetto dei diritti umani.
La forza del titolo, Ciò che Caino non sa, richiama un’idea di ignoranza e mancanza di empatia che sono spesso alla radice della violenza e che il Premio intende combattere attraverso la sensibilizzione di una platea ampia.
L’edizione 2026
L’edizione 2026 del Premio – la VII in assoluto, la II sotto l’egida dell’Accademia delle Arti e delle Scienze Filosofiche di Bari – ha vissuto le sue fasi conclusive nella storica e suggestiva cornice della Sala del Tribunale di Palazzo Dogana, a Foggia, alla presenza di un pubblico numeroso e animata da concorrenti premiati giunti da ogni parte d’Italia e dall’estero.
Come da consolidata tradizione, la cerimonia è stata condotta con consumata e spigliata padronanza da Maria Teresa Infante La Marca, componente del Senato Accademico, ideatrice e fondatrice del Premio. L’appuntamento, lungi dall’essere una rituale sequenza di premiazioni, ha offerto occasioni di grande intensità emotiva, con interventi di studiosi e professionisti che hanno scandagliato i diversi aspetti del variegato panorama delle violenze di genere e sui minori, arricchendo il bagaglio conoscitivo dei presenti.
La speranza nel futuro
Non si sottolineerà mai abbastanza il decisivo ruolo che sono chiamati a svolgere i giovani nel virtuoso processo di conoscenza e assunzione di consape-volezza del fenomeno della violenza di genere e sui minori. A loro gli organizzatori del Premio hanno con-vintamente dedicato uno spazio significativo, pun-tando sul coinvolgimento diretto nella realizzazione di opere artistiche. La validità dei lavori premiati lascia ben sperare per l’acquisizione di una coscienza civile in grado di scongiurare il proiettarsi nel tempo di queste situazioni.
Le testimonianze
Premi, riconoscimenti e attestati per tutti coloro che avevano inviato un’opera (di poesia, di narrativa, di pittura o come di articolo di giornale) e che la commissione ha giudicato meritevoli di una segnalazione o gratificazione particolari. Ma anche, come si è detto, spunti di riflessione e approfondimento attraverso le considerazioni di personalità e studiosi chiamati a portare il risultato dell’esperienza personale.
Elena De Toma, artista visiva formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, la cui ricerca unisce gesto, materia e memoria in un linguaggio diretto e simbolico.
Floriana Natale,, avvocato esperta in diritto di famiglia e minorile che si occupa di formazione contro le varie forme di violenza, da diversi anni è membro del direttivo della Camera minorile di Capitanata.
Antonietta Colasanto,, presidente FIDAPA BPW, Foggia Capitanata, già Consigliera di Parità della Provincia di Foggia.
Annalisa Loconsole,, presidente dell’Associazione Penelope Puglia, impegnata nel sostegno alle famiglie delle persone scomparse e nella valorizzazione di memoria, solidarietà e giustizia.
Stefano Tota,, laureato in Giurisprudenza e in Servizi giuridici con indirizzo criminologico, specializzato in Scienze forensi, analisi investigativa, criminologia, terrorismo e sicurezza dello Stato. In servizio presso il Comando di Polizia Locale di Modena.
Premi e riconoscimenti speciali
Un Premio “per la pace” intitolato a Narges Mohammadi, attivista iraniana più volte imprigionata dalle autorità del suo Paese e condannata a oltre 30 anni di reclusione, è stato assegnato a Rocco Lanatà e Rosanna Lanati.
Rocco Lanatà ,è attivo nella formazione, nella promozione culturale e nell’impegno sociale, con esperienza internazionale nella comunicazione, nel marketing e nella cooperazione. Promuove progetti legati ai diritti umani, al dialogo interculturale e ai valori etici. Dalla motivazione che accompagna il riconoscimento: “Per l’elevato valore umano, civile e culturale del suo operato, e per aver dedicato con costanza, visione e profondo senso etico il proprio impegno alla promozione della pace, del dialogo interculturale e dell’inclusione sociale”.
Analoga motivazione ha supportato il riconoscimento per Rossana Lanati, anche lei impegnata nella promozione culturale e sociale, con particolare attenzione all’inclusione e alla cooperazione internazionale.
La già citata Antonietta Colasanto, fin dall’inizio punto di riferimento fondamentale per lo svolgimento del Premio, è stata nominata Accademico ad honorem “Per aver coniugato competenza giuridica, sensibilità civile e attenzione ai temi dell’inclusione e della giustizia sociale, offrendo un significativo contributo culturale e formativo al dibattito sui diritti di cittadinanza e sulla condizione femminile e violenza di genere”.
La suggestione delle immagini e della musica
La cerimonia è stata resa vieppiù interessante da intermezzi affidati alle immagini che hanno reso più palpitanti e coinvolgenti le diverse fasi, riscuotendo il gradimento del pubblico in sala. È sembrato un connubio perfetto tra le parole che hanno cadenzato la manifestazione e la realtà che queste intendevano rappresentare. Il tutto completato dalla musica e dai canti del bravo Nazario Vasciarelli, attore teatrale, autore, cantautore e poeta.
La Commissione
Ed è per la valenza del Premio che diventa arduo il compito di una Commissione di valutazione i cui membri, con rigore e competenze, si accostano alla esaminazione delle opere pervenute con grande senso di responsabilità. Un ringraziamento speciale va quindi ai componenti degli egregi esaminatori, un pilastro imprescindibile del Premio di Letteratura e Arti visive Ciò che Caino non sa, per l’impegno profuso in raccoglimento, con dedizione e discrezione, ma fondamentale per determinare le opere vincitrici, a vario titolo.
Commissione presieduta da Massimo Massa e composta, per la Letteratura da Laura Pavia, Gilberto Vergoni, Nunzia Binetti, Bruno M. Daga, Marco Liguori, Vinicio Salvatore Di Crescenzo, Duilio Paiano, Mauro Montacchiesi, Bartolomeo Smaldone; per le Arti visive da Dino Bilancia, Nestore Del Boccio, Stefano Pesce, Viki Ders, Gianfranco Terzo, Michele Fini.