Ci sono libri nei quali le immagini accompagnano le parole e altri nei quali i versi descrivono ciò che l’oc-chio osserva. (di) Segni (di) Versi. Cromie dell’anima tra pittura e poesia, di Lucia Raffaella Romaniello e Gianni Romaniello, va oltre entrambe queste possibilità: costruisce un autentico spazio d’incontro nel quale parola e segno pittorico, pur conservando la propria autonomia, si cercano, si interrogano e finiscono per illuminarsi reciprocamente.
Pubblicato da Oceano Edizioni, il volume nasce dalla collaborazione tra due autori legati non soltanto da una comune sensibilità artistica, ma anche da un rapporto familiare: Lucia e Gianni sono infatti cugini. A Lucia Raffaella Romaniello appartengono i disegni e i dipinti; a Gianni Romaniello i versi. Tuttavia, sarebbe riduttivo considerare l’opera come una semplice raccolta di testi poetici affiancati da illustrazioni. Il rapporto tra le due forme espressive è molto più profondo: talvolta è il dipinto a generare la poesia, talvolta sono i versi a suggerire un’immagine. Ne deriva un movimento continuo, una sorta di reciproca traduzione dell’interiorità.
Anche il titolo rivela immediatamente la natura del progetto. Il gioco grafico e semantico racchiuso in (di) Segni (di) Versi allude contemporaneamente ai disegni, ai segni lasciati dall’esperienza e ai versi poetici, ma anche alla diversità degli sguardi e delle forme attraverso cui l’anima può raccontarsi. Segno e verso diventano così due modalità differenti di avvicinarsi alla stessa sorgente emotiva.
Un itinerario in tre movimenti
La struttura del libro segue un percorso preciso, articolato in tre sezioni. La prima, Versi (di)versi, è affidata prevalentemente alla poesia di Gianni Romaniello. La seconda, Dipinti in versi, rappresenta il centro dell’opera e mette direttamente in relazione testi e immagini. La terza, Tratti (di)segni, lascia infine la scena alla dimensione visiva, quasi a suggerire che, dopo essere passata attraverso la parola, l’emozione possa tornare al silenzio originario del colore e della forma.
Non si tratta soltanto di una suddivisione editoriale. Le tre parti compongono un vero itinerario percettivo: dalla parola che tenta di nominare l’invisibile si passa al confronto fra linguaggi, fino ad approdare al segno pittorico liberato da ogni spiegazione. Il lettore viene così invitato prima ad ascoltare, poi a osservare e infine a interpretare autonomamente.
Nella prima sezione emerge una poesia fortemente lirica e introspettiva. I temi dominanti sono l’amore, l’assenza, la memoria, la speranza, il legame familiare e la ricerca di una dimensione capace di superare il limite del tempo. L’amore, in particolare, non appare mai come sentimento immobile o pacificato: è energia che attraversa, ritorna, ferisce e rigenera. Emblematica, in questo senso, è la lirica L’Amore non è statico, nella quale il sentimento orbita, precipita nel cuore, si innalza oltre le nuvole e ritorna nei luoghi già attraversati.
Il lessico poetico di Gianni Romaniello è densamente cromatico. Azzurro, rosso, verde, viola, bianco e porpora non rappresentano semplici qualità visive, ma condizioni dell’anima. Anche quando i dipinti non sono ancora materialmente presenti, la parola tende già verso la pittura: il cielo diventa tela, la luce traccia sentieri, la memoria si colora e il paesaggio naturale assume la consistenza di uno spazio interiore.
Il cuore dell’opera: il dialogo fra dipinti e versi
La sezione Dipinti in versicostituisce il momento più originale del volume. Ogni immagine viene affiancata da una poesia che non si limita a descriverla, ma ne amplia le possibilità interpretative.
I ritratti femminili realizzati da Lucia Raffaella Romaniello presentano volti sospesi, sguardi intensi e figure colte in una condizione di intimità pensosa. Nei testi associati, gli occhi diventano passaggi verso una realtà più profonda: non sono soltanto elementi del volto, ma sorgenti, orizzonti e spazi nei quali il poeta cerca di riconoscere desideri, ricordi e misteri.
Nell’opera accostata a Pensieri d’indaco, il volto femminile è attraversato dal volo di uccelli azzurri. La poesia raccoglie questa suggestione e trasforma gli uccelli in pensieri che si sollevano dal cuore, attraversano la memoria e “spiumano” dolcemente la nostalgia. Il dipinto offre una visione; il testo ne sviluppa il movimento interiore.
Nei lavori astratti domina invece l’azzurro, accompagnato da turchese, verde, ocra e improvvise accensioni calde. In composizioni come quelle associate a Frammenti d’eterno, Sussurri azzurri, Tela iridata e Orizzontalità verticale, il colore sembra diventare materia in movimento: acqua, cielo, fenditura, onda e respiro. La poesia non impone una lettura univoca, ma segue le direzioni del segno, traducendo le campiture cromatiche in tempo, memoria ed energia.
Particolarmente significativa è Orizzontalità verticale, dove l’opposizione fra le due direzioni geometriche diviene immagine dell’esistenza. Il blu risale verticalmente e, nello stesso tempo, si distende come un orizzonte. Nello spazio del dipinto, la poesia riconosce un’architettura del mistero: la tensione fra elevazione e radicamento, moto e quiete, limite e infinito.
Anche le nature morte e i soggetti floreali vengono sottratti alla semplice rappresentazione realistica. L’annaffiatoio, la pera, i gigli e il drappo raffigurati nel dipinto associato a Riverberi di nostalgie diventano custodi di sapori, odori e ricordi. Analogamente, il papavero di Amore in fiore e La bellezza fragile della natura incarna contemporaneamente vitalità e precarietà: la sua accensione vermiglia si staglia come simbolo di una bellezza intensa proprio perché esposta al trascorrere del tempo.
Due linguaggi autonomi, una sola ricerca
Uno dei maggiori pregi del volume risiede nel fatto che pittura e poesia non si annullano l’una nell’altra. I dipinti di Lucia Raffaella Romaniello possiedono una loro riconoscibile varietà: si passa dalla precisione delicata dei ritratti alle nature morte, dalle composizioni floreali alle aperture paesaggistiche e alle sperimentazioni astratte. I versi di Gianni Romaniello, dal canto loro, sviluppano un universo poetico coerente, fondato su una lingua ricca di metafore, richiami cromatici, neologismi e accostamenti sonori.
In alcuni passaggi la scrittura appare volutamente abbondante, percorsa da una forte densità aggettivale e metaforica. È una poesia che non ricerca l’essenzialità estrema, ma tende piuttosto all’espansione, all’accumulo sensoriale e alla musicalità. Le parole sembrano voler imitare la stratificazione del colore: si sovrappongono, sfumano e producono riverberi.
Il risultato è un’opera sinestetica, da leggere e osservare senza fretta. Le immagini orientano la percezione dei versi, mentre i versi inducono a tornare sui dipinti per scoprirvi dettagli inizialmente trascurati. La lettura diventa pertanto circolare: lo sguardo passa continuamente dalla pagina scritta a quella dipinta e, nel compiere questo movimento, costruisce una propria interpretazione.
(di) Segni (di) Versi è, in definitiva, un libro sull’incontro: tra due persone, due linguaggi, due sensibilità e due modi di rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto. Lucia Raffaella e Gianni Romaniello non cercano di stabilire se venga prima l’immagine o la parola. Mostrano, piuttosto, come entrambe possano nascere dalla stessa necessità: dare una forma condivisibile alle emozioni.
Tra azzurri, volti, cieli, papaveri, acque e memorie, il volume compone una cartografia interiore nella quale ogni segno può diventare verso e ogni verso può lasciare un segno. Una raccolta da attraversare con lo sguardo e con l’ascolto, lasciando che siano le “cromie dell’anima” a condurre il lettore oltre il confine consueto tra ciò che si vede e ciò che si sente.