Con L’eco del dolore, pubblicato da Oceano Edizioni nella collana Iris, Anna Alfano firma una raccolta poetica intensa, matura e necessaria, che vibra di umanità, denuncia e speranza. La poetessa napo-letana, trapiantata in Calabria, trova in questa prima pubblicazione la sintesi di un percorso interiore e artistico costruito nel tempo, dopo anni di ricono-scimenti in ambito poetico e musicale. Come lei stessa ricorda nella nota biografica, la poesia è per lei una “condizione naturale”, una forma di respiro dell’anima che ha imparato a condividere solo quando la vita e l’esperienza l’hanno resa pronta a farlo.
L’eco del dolore si divida in tre sezioni complementari: una prima di poesia civile, una seconda più intimistica, e una terza in dialetto napoletano, quasi un ritorno alle radici. È un viaggio poetico e spirituale che parte dalla denuncia delle guerre e delle ingiustizie, attraversa le ferite dell’anima e approda alla rinascita attraverso la fede, la speranza e l’amore.
Nei versi iniziali, dedicati alla poesia civile, Alfano dà voce alle tragedie collettive del nostro tempo: i conflitti, la violenza sui deboli, l’indifferenza che uccide. Poesie come La Shoah dei nostri tempi, Indifferenza, Tempesta di voci e Pace e preghiere sono grida di coscienza che scuotono il lettore e trasformano la poesia in strumento di denuncia e di solidarietà. “Non c’è pace se il silenzio è complice”, scrive, e in questa frase si concentra la tensione morale che attraversa l’intero volume.
La seconda parte si addentra nel territorio del vissuto personale: qui il dolore diventa occasione di rinascita e di consapevolezza. L’autrice si misura con le proprie fragilità, le delusioni e la forza ritrovata. In Ossa rotte dichiara con fierezza “oggi voglio solo pace”, mentre in La mia storia e L’eco delle ferite emerge la dignità di una donna che ha saputo attraversare le tempeste senza perdere la capacità di amare. È una poesia che sa essere confessione ma anche incoraggiamento, memoria e riscatto.
Infine, nella terza sezione in dialetto napoletano, Anna Alfano ritorna alle origini con autenticità e calore. I versi in lingua madre diventano canto e invocazione, talvolta ironici, spesso struggenti. In componimenti come ‘O cielo, Napoli è rinata e Mamma, la poetessa ritrova il legame con la sua terra e con le radici affettive, portando il lettore dentro una Napoli viva, luminosa, palpitante di amore e malinconia.
Nel complesso, L’eco del dolore è un libro che attraversa i molteplici volti dell’esistenza umana: la denuncia civile, la ferita personale, la resilienza femminile, la riscoperta delle radici. Ogni sezione è un frammento di un cammino di rinascita, e ogni poesia è un tassello di un mosaico che canta la vita anche attraverso le sue crepe. La scrittura di Alfano è limpida, diretta, priva di artifici retorici: parla al cuore e alla coscienza con una sincerità disarmante.
Come osserva Maria Teresa Infante nella sua prefazione, la poetessa non si arrende mai alla rassegnazione: in lei la fede e la speranza convivono con il dolore, trasformandolo in forza creativa. E così l’eco del dolore diventa eco di vita, di rinascita e di pace, un canto che unisce la voce individuale a quella universale dell’umanità.
Un esordio che segna una tappa importante nella poesia contemporanea al femminile, e un invito a credere, ancora una volta, che la parola può essere cura, consolazione e rivoluzione.