Con la raccolta Echi di stelle e ombre, Mauro Montacchiesi conferma la sua cifra poetica inconfondibile: una voce che unisce la profondità del pensiero filosofico alla purezza lirica dell’emozione, il rigore della parola alla sua musicalità evocativa. Ogni verso è un viaggio tra luce e oscurità, tra memoria e desiderio, tra finitudine umana e tensione verso l’infinito.
Il titolo stesso racchiude la duplice essenza della silloge: “l’eco” come richiamo del ricordo, e “le stelle e le ombre” come simboli del contrasto tra la rivelazione luminosa e la malinconia dell’assenza. Montacchiesi costruisce un universo poetico in cui l’amore, terreno e cosmico al tempo stesso, diventa forza generatrice, principio vitale che attraversa il tempo, sfida la perdita e sopravvive nel ricordo.
La prefazione di Maria Teresa Infante La Marca guida il lettore in questo itinerario con profonda sensibilità critica. La prefatrice individua nella poesia di Montacchiesi un “dualismo definito in varie forme attraverso il magistrale uso di immagini potenti, rimandi e simbolismi”, sottolineando come il poeta sappia trasformare la sofferenza e l’assenza in materia viva di poesia, in “eco orfica sospesa”, capace di oltrepassare il tempo e risuonare negli abissi dell’eterno.
Il suo commento coglie l’essenza spirituale e cosmica dell’opera, dove il dolore diviene “certezza di essere ancora animati dal soffio vitale” e la parola poetica assume valore catartico e redentivo.
La silloge si apre con versi che già racchiudono la poetica montacchiesiana: la ricerca di senso nel silenzio, l’eco come voce dell’anima, la memoria come luce che non si estingue. Le poesie da L’archeologia del silenzio a La rosa nera del tempo, da Sarai il mio canto a Respiro d’infinito, oscillano tra un’intimità vibrante e un respiro cosmico.
Ogni testo diviene frammento di un dialogo con l’eterno: la perdita dell’amata si trasfigura in mito, la passione si fa preghiera, l’ombra si converte in conoscenza.
La lingua di Montacchiesi è limpida e musicale, colta ma mai artificiosa, capace di unire la delicatezza del sentire alla potenza dell’immagine. Gli enjambement fluidi, le allitterazioni e le risonanze foniche costruiscono un ritmo che avvolge e trascina.
La poesia si muove tra eros e thanatos, tra spiritualità e materia, ma sempre tesa a una forma di trascendenza amorosa, dove la donna amata diviene simbolo di bellezza originaria, presenza archetipica e divina.
Nel suo complesso, Echi di stelle e ombre è una sinfonia dell’anima, una raccolta di straordinaria coerenza tematica e formale, in cui l’autore conferma il suo ruolo di poeta-filosofo capace di fondere mito e psicologia, metafisica e sentimento.
Come scrive la prefatrice, “anche il riversare poetico diventa un atto catartico e lenitivo”, e questa è forse la cifra più autentica del libro: la poesia come cura, come via di conoscenza e redenzione.