Nella notte delle immagini: “Un quarto alle 3:00” tra pittura e poesia (Romano - Calza)

Dialoghi notturni tra pittura e poesia nell’universo di Maria Teresa Infante La Marca

C’è un’ora, sospesa tra il sonno e la veglia, in cui il mondo sembra ritirarsi e lasciare spazio a qualcosa di più autentico, più fragile, più vero. È quell’istante, un quarto alle tre, che dà il titolo al progetto artistico ideato da Rosanna Romano e Giorgio Calza, e che diventa il cuore pulsante di un catalogo capace di trasformarsi in esperienza emotiva e intellettuale insieme.
Non siamo di fronte a un semplice volume d’arte. Un quarto alle 3:00. Notti è un attraversamento, della notte, certo, ma anche della coscienza, del linguaggio e della relazione profonda tra parola e immagine.





Fin dalle prime pagine, la prefazione di Mauro Montacchiesi, poeta, scrittore, saggista e critico d’arte e letteratura, invita il lettore a entrare in uno spazio di confine, dove la notte non è più assenza di luce, ma territorio fertile, luogo in cui l’arte si interroga e si reinventa.
All’origine di questo progetto vi è la raccolta poetica di Maria Teresa Infante La Marca, pubblicata nel marzo 2024 da Oceano Edizioni dal titolo omonimo.
È da questo nucleo originario, denso e visionario, che Rosanna Romano e Giorgio Calza hanno tratto l’idea e lo slancio creativo per costruire un dialogo tra arti capace di tradurre in immagini la potenza evocativa dei versi. In questo orizzonte prende forma il dialogo a tre voci tra Rosanna Romano, artista visiva caratterizzata da una ricerca espressiva emotiva e simbolica, capace di attraversare stili e linguaggi; Giorgio Calza, pittore dalla cifra strutturata e visionaria, orientato verso una sintesi tra rigore formale e tensione onirica; e Maria Teresa Infante La Marca, poetessa, scrittrice, critica letteraria e attivista culturale di riconosciuto spessore, presenza centrale e magnetica dell’intero progetto. Non musa distante, ma figura generatrice di immagini, pensieri, tensioni. I suoi versi, brevi, incisivi, talvolta enigmatici, si muovono come fenditure nella realtà quotidiana, aprendo varchi verso una dimensione più profonda e inquieta.
Come sottolinea l’introduzione critica di Francesca Misasi, poetessa, scrittrice e critica d’arte e letteratura, la notte nella poesia della Infante non è rifugio, ma rivelazione; un luogo dove cadono le maschere e si affronta il nucleo più autentico dell’esistenza.
Ed è proprio da questa materia poetica, densa, spesso spiazzante, che nascono i dipinti.

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Rosanna Romano sembra accogliere i versi come una scossa interiore. Nella sua dichiarazione artistica, parla di un momento preciso in cui le lancette dell’orologio smettono di segnare il tempo per diventare braccia aperte, soglia, invito.
È un’immagine potentissima, che si riflette nelle sue opere, figure che emergono dal buio, corpi che sembrano attraversati da una memoria ancora senza nome, colori che non descrivono ma evocano.
Il blu domina, ma non è mai solo colore, è spazio mentale, è profondità emotiva, è quasi una materia spirituale. Le donne dipinte da Romano non sono ritratti, ma presenze. Portano in sé tracce di dolore, di desiderio, di attesa. Nei quadri associati ai versi, come quelli che dialogano con immagini di baci dimenticati o con l’ultimo gesto di una sigaretta nella notte, si avverte una tensione costante tra abbandono e resistenza.
La pittura diventa allora una forma di ascolto, una traduzione sensibile di ciò che nella parola resta sospeso.

Se Romano si muove nel territorio dell’emozione che trabocca, Giorgio Calza percorre una strada diversa, ma non meno intensa. La sua è una notte costruita, pensata, quasi architettonica.
Nelle sue opere si percepisce un ordine che però non rassicura; è un equilibrio instabile, una geometria attraversata da visioni.
La prefazione lo descrive come capace di piegare il rigore formale a una dimensione onirica, e questa tensione è evidente.
Le sue immagini sembrano trattenere qualcosa, come se l’emozione fosse compressa dentro strutture che ne amplificano, paradossalmente, la forza.
Il dialogo con la poesia, anche qui, non è mai illustrativo. I versi della Infante diventano spazi, prospettive, costruzioni mentali. Dove Romano scava nella carne dell’emozione, Calza ne esplora l’impalcatura invisibile.
E al centro, sempre, resta la voce della poetessa.

Maria Teresa Infante La Marca attraversa l’intero catalogo come una presenza continua, non solo nei testi ma nel respiro stesso delle immagini. I suoi versi, “un caffè ha goduto di me”, “domani riprenderemo a morire”, non cercano consolazione.
Sono fendenti, intuizioni, framenti di verità che mettono in crisi la logica del quotidiano. In questa prospettiva, la notte diventa un dispositivo conoscitivo; non un tempo di pausa, ma un tempo di rivelazione.
Il catalogo si muove così come un organismo vivo, in cui ogni elemento, prefazioni, introduzioni, opere, testi, contribuisce a costruire un’esperienza coerente e stratificata. Anche la postfazione della stessa Infante chiude il cerchio, restituendo al progetto una dimensione riflessiva e consapevole, come se la voce originaria tornasse a interrogare ciò che ha generato.
Ciò che resta, al termine della lettura, è la sensazione di aver attraversato qualcosa di più di un libro. Un quarto alle 3:00. Notti non si limita a mettere insieme pittura e poesia, le costringe a confrontarsi, a contaminarsi, a cercarsi.
E in quell’ora incerta, quando il tempo sembra fermarsi, accade qualcosa di raro: l’arte smette di rappresentare e comincia, davvero, a rivelare.

Posted

31 Mar 2026

Pubblicazioni Oceano Edizioni


Redazione



Foto di Romano - Calza



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