Quando lo Stato arretra, la sicurezza torna a essere una responsabilità privata
Il dibattito pubblico contemporaneo si regge sempre più spesso su una struttura sacrificale: un fatto di cronaca nera, denudato della sua complessità umana e giuridica, viene gettato nell'arena collettiva per essere istantaneamente convertito in discussione ideologica. Il recente e polarizzante caso del gioiel-liere e del rapinatore ne è l'ennesima conferma.
La panchina si rivela un luogo letterario d’eccezione, nonché un sito spiccatamente riflessivo, nell’accezio-ne di porsi a debita distanza per contemplare meglio l’oggetto dinnanzi a noi. Possiamo trovare refrigeranti panchine per il nostro ristoro in lungomari, lungo-laghi, in centro nelle piazze, nei parchi e nei giardini, per ammirare il panorama, per riposarci e riprendere successivamente il cammino o per pensare... Lo sguardo umano, come sostiene l’estetica filosofica, abbraccia un paesaggio, delimitandone dei confini e ritagliando, di conseguenza, una porzione spaziale facendola risaltare rispetto allo sfondo.
Difficile negare l’esistenza di un disagio esistenziale e comportamentale che coinvolge inconsapevoli tutti noi, sottomessi da iniziative oscure, adottate da strutture altrettanto opache. (Cosa sta programman-do l’OMS e i suoi finanziatori privati?) L’innato bagaglio di ottimismo, che sempre ci accompagna, stenta in questi casi a sostenere una visione futura condizionata da azioni vessatorie, ben mimetizzate, come da sempre accade. Conosciamo poco i nostri nemici ma soprattutto le azioni subdole messe in atto da astuti belligeranti.
Mi sono assiduamente impegnato a non ridere delle azioni degli uomini, a non piangerne, a non dete-starle, ma a comprenderle
Baruch Spinoza – Il trattato politico
Abbiamo bisogno di crescere, come individui e come comunità, smettere le scarpette da running e sostare all’ombra del salice pensante, consapevoli che non bisogna mai abbassare la guardia, consci della necessità di tenere viva l’attenzione sui fatti che accadono nel quotidiano, ma che alzare la voce, gridare al sensazionalismo e istigare sentimenti di odio e rancore è intraprendere una strada senza uscita, un vicolo cieco dove i muri spezzano le gambe all’agire samaritano.
Non serve grattare nel fondo, scavare nel fango, pescare nel torbido, girare il coltello nella piaga.
Mai indifferenza, mai disinteresse, ma la curiosità morbosa sventra le vittime uccidendole oltre che nel corpo anche nell’anima, privandole della dignità eterna in cui le ha consegnate la morte.
Mare, montagna, lago e pianura: ogni paesaggio custodisce un’emozione diversa e invita a guardare il mondo con occhi nuovi. Ispirandosi a scrittori e pensatori, l’articolo propone un viaggio estetico tra luoghi familiari e scenari naturali, per riscoprire la bellezza che ci circonda anche senza partire
Estate… tempo di vacanze! Non solo per chi partirà per un viaggio o semplicemente per visitare una località in gita da un giorno, ma anche per chi resterà a casa, nel suo paese o nella sua città. Questo perché, come giustamente evidenzia Alain de Botton nel suo libro L’arte di viaggiare, si può cercare di essere turisti nella propria località di residenza, tentando di avere uno sguardo da turista carico di stupore nel vedere o rivedere con un’altra ottica tutto il bello che ci circonda. Allora in questo articolo cerchiamo di individuare un’estetica dei paesaggi geografici, lasciandoci ispirare da alcune pagine di letterati e intellettuali.
Heidi e il richiamo dei monti: un viaggio tra letteratura e sentimento
“Maladie de suisse”, così dichiara il dottor Classen una volta visitata Heidi, nella città di Francoforte, ospite pressoché “reclusa” dei Sesemann affinché faccia compagnia a Clara, e lontana dai suoi monti dove la aspettano l’amato nonno, l’amico Peter e il villaggio, con la baita e i numerosi animali. Così Heidi mani-festa sintomi quali il sonnambulismo, l’inappetenza, un pallore diffuso. Le stesse finestre dell’abitazione di Francoforte su cui si erge la bambina non le permettono di osservare le amate vette.
Consapevole che l’unico rimedio a tale stato d’animo è il ritorno, il medico si rivolge al padre di Clara chiedendo di far ritornare Heidi tra i suoi monti in Svizzera, nella località di Maienfeld, nel Canton Grigioni. In questo frangente entra in gioco il valore terapeutico della montagna, oltre che della natura in generale, come riscontra Franco Brevini, docente di letteratura all’Università di Bergamo, esaminando la dicotomia montagna - città: se da una parte Heidi soffre e si ammala di nostalgia nella città di Francoforte, ella rinasce, invece, quando torna ai suoi monti, dove avviene anche il “miracolo” di Clara, la quale incapace di muoversi a causa della poliomielite che aveva contratto da piccola, venuta in visita di Heidi, riesce a camminare senza sedia a rotelle.
Ci sono studi poco noti ai non addetti ai lavori, attraverso i quali è possibile meglio indagare su realtà acquisite come tali, dalle fondamenta sempre più vacillanti, avvolte da dubbi non solo interpretativi.
La coscienza collettiva di Jung ha avuto altri sostenitori, esperti ricercatori che hanno chiamato campo morfico una sorta di raccolta energetica cui tutti possono collegarsi, in grado di sostenere e modificare le capacità intuitive e comportamentali, lo stato di salute di un essere umano.
L’arte del mentire accomuna i popoli, separandoli. L’essere umano mente. Mente non solo a sé stesso ma mente in ogni circostanza ed in ogni occasione che lo veda relazionarsi con il resto del mondo. Una strategia difensiva nei confronti dei suoi accusatori ma anche attrezzata impostazione per tutelare se stesso dagli attacchi sferrati dai sensi di colpa.
Se ne è privo, tenta di ripulire gli errori, per dimostrare la integrità morale e comportamentale che mai dice di aver infranto.