Disperazione, nichilismo, illusione, transumanesimo

In piena quarta rivoluzione industriale stiamo assistendo ad una forma di incapacità del vivere, ad una paralisi delle capacità di sperimentare esperienze vitali

Il nichilismo è la soluzione esistenziale all’impotenza umana nel rispondere alla vita con altrettanta vita. È la risposta dell’uomo annichilito dalla paura e dalla disperazione di fronte alla vita. “Se non posso viverla tanto vale che la distruggo”.
Analogamente, l’illuso, nega i mali che lo circondano additando come paranoico chiunque cerchi di fare un’analisi sistematica delle problematiche del proprio tempo, per poterle penetrare a fondo e trovare la chiave di volta che ribalti il corso degli eventi.
A volte il pensatore critico, di fronte ad avvenimenti particolarmente angoscianti e di difficile risoluzione, deve arrivare tramite la comprensione a sperimentare l’apice della disperazione al proprio interno, non per soccombervi, ma per liberarsene. La disperazione rende l’uomo impotente e incapace di agire.




La disperazione non può essere rimossa, altrimenti, in forma contraffatta, prende altre vie che infine giungono al medesimo risultato, l’annichilimento della capacità di “agire” virtuosamente.
Ovvero l’incapacità di perseguire ciò che è realmente utile alla “persistenza del proprio essere”, quindi, l’incapacità di amare sia se stessi che gli altri.

L’illuso e il nichilista sono due facce della stessa medaglia. Fuggono entrambi dalla disperazione, dalla loro incapacità di vivere serenamente la propria vita. Il nichilista nega ogni valore alla vita riducendola ad un insieme di processi senza senso, abbandonandosi così totalmente alle proprie pulsioni, con un approccio squisitamente dionisiaco e distruttivo.
L’illuso, nega la propria disperazione, derivante dalla sensazione di impotenza nei confronti dell’esistenza, rimuovendo qualunque consapevolezza dei mali che lo circondano e del suo terrore inconscio. Ripeto, entrambe le soluzioni, conducono all’incapacità di agire e di amare realmente la vita, e soprattutto alla paralisi di tutti quei poteri che potrebbero portare l’uomo a risolvere e ribaltare le situazioni, persino le più disperate.

Attualmente, stiamo altresí assistendo ad una nuova forma di incapacità di vivere, ad una nuova paralisi della capacità di sperimentare l’esperienza vitale.
In piena quarta rivoluzione industriale, con il transumanesimo alle porte, stiamo subendo il fenomeno della “prevenzione coatta” e al disperato tentativo alloplastico (modificazione dell’ambiente esterno) e autoplastico (modificazione del proprio organismo) di preservare la vita, intesa esclusivamente in forma organica, materialistico / meccanicistica, negando l’esistenza della possibilità di morire e adombrando l’altra parte del “Bios” che contraddistingue l’uomo, ovvero, sentimento e pensiero.

Questo può traghettare l’individuo, e quindi la società in quanto entità composta da individui, in varie direzioni che non ho il tempo per approfondire in questa sede, quindi mi limiterò ai due sbocchi principali, che tra l’altro sono già concretamente visibili nella realtà quotidiana.

La prevenzione coatta (che tra l'altro per molti aspetti è molto simile ai processi ossessivi, argomento sul quale spero di potermi dilungare in un saggio a cui sto lavorando), porta alla paralisi dell’esperienza vitale tramite il controllo maniacale di qualunque possibile pericolo che possa scalfire il corpo. Ovviamente, come tutti i processi maniacali, che scaturiscono da forze estranee al nostro “io”, essendo disperati tentativi di fuga da pulsioni o paure, in tal caso una fuga dalla paura dell’esistenza della morte (missione impossibile), non conducono alla sicurezza ma ad un continuo e ossessivo bisogno di nuovi meccanismi di prevenzione.
Portando così l’individuo a spendere la maggior parte del proprio tempo a “prevenire” piuttosto che a vivere. Inutile dire che la vita viene ridotta al rango di un oggetto da possedere e conservare, quindi non viene più sperimentata come un processo vitale attivo, ma come un bene materiale, e quindi, come ogni oggetto, diviene inanimata. Non è più vita, ma materia morta.

L’altro sbocco principale della prevenzione coatta, e della scienza in senso lato, è il tentativo di dominare l’universo (oramai non è più sufficiente la Terra per l’uomo disperatamente onnipotente) con il progresso esasperato.
Purtroppo però anche il progresso, quando non è a misura d’uomo, e quando tenta di negare il confine dell’uomo all’interno dell’ordine naturale di cui fa parte, si deve imbattere nella dura realtà che non è possibile negare la morte, che non è possibile dominare totalmente il proprio corpo e la natura che ci circonda.
Non avremo mai i poteri di Dio. E le leggi naturali immanenti all’esistenza stessa non fanno che ricordarcelo ogni giorno, con tutti i mali (spesso sconosciuti ai nostri antentati, in quanto non esistevano, e tutt’ora, nelle poche tribù rimaste continuano a non esistere) che molte forme di progresso (non tutte ovviamente) portano con sé.
Questo fa sì che l’uomo nel suo tentativo di fuggire la sensazione di impotenza di fronte alla morte, vada ad aggiungere altri pericoli ai mali già preesistenti, al quale reagisce con altrettanto progresso, il quale porta con sè altri mali che necessitano ulteriori invenzioni per essere sconfitti, e così via in un ciclo infinito. Questo ovviamente comporta sempre più insicurezza e paura, alla quale l’umanità necessita di rispondere con ulteriori forme di timorosa e onnipotente prevenzione.
Credo che si possa sintetizzare il tutto con una piccola massima:
“Nel momento che il progresso diviene più utile a guarire i mali dei molteplici modi in cui esso si manifesta, piuttosto che a incrementare lo stato di benessere fisico e psichico dell’umanità, significa che il progresso è trasmutato in regressione; incrementando e non diminuendo la disperazione umana.”

Concludo con una frase che ho preso in prestito, riadattata in chiave diversa, da uno dei miei maestri di tiro sportivo...
“La vita è come una rondine, se non la custodisci vola via; se la stringi con forza soffoca.”

Posted

20 Aug 2021

Pensieri e riflessioni

James Curzi



Foto: dipinto di James Curzi “Risveglio dalla scienza”





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