Duilio Paiano

Buona la quinta

Un lustro di edizioni, cinque anni di successi e di consensi. Un Premio giovane che ha saputo conquistare in pochi anni un posto di rilievo nel panorama letterario italiano ed internazionale

IN FOTO: Il senato Accademico Massimo Massa, Maria Teresa Infante, Pasquale Panella, Duilio Paiano Laura Pavia, Gilberto Vergoni, Barbara Agradi

La prestigiosa Sala delle Scuderie del Castello Normanno-Svevo di Sannicandro di Bari si è offerta come contenitore privilegiato per la cerimonia conclusiva della V edizione del Premio Accademico Internazionale di Letteratura Contemporanea intitolato a Lucius Annaeus Seneca. La cultura, insomma, è entrata nella storia arricchendola attraverso tutti i fermenti che la cerimonia è riuscita a elargire agli intervenuti.
Organizzato per la prima volta sotto l’egida della neonata (aprile 2021) Accademia delle Arti e delle Scienze Filosofiche, anche quest’anno il Premio è stato prodigo di emozioni e suggestioni che l’hanno reso spettacolarmente godibilissimo e intenso dal punto di vista contenutistico per il valore delle opere pervenute e premiate, oltre che per la sapiente “cornice” musicale e scenografica predisposta per la circostanza.

Alessandro Geraldini: il primo vescovo delle Americhe

Ambizioso e intraprendente, fu determinante per la spedizione di Colombo alla scoperta dell’America

Un viaggio in Spagna con il fratello maggiore Antonio e lo zio Angelo che vi si reca per una missione diplomatica presso il re d’Aragona Giovanni II. È l’occasione, siamo nel 1469, da cui scaturisce la singolare vicenda del giovane Alessandro Geraldini, nato ad Amelia nel 1455 da nobile famiglia e indottrinatosi nelle scienze umanistiche frequentando la scuola del noto studioso Grifone d’Amelia. Alessandro rimane affascinato dalla Spagna e dalla vita di corte, tanto da diventare precettore delle figlie della regina Isabella e suo influente consigliere, quindi diplomatico di acclarata competenza e, infine, vescovo dalle indiscutibili doti spirituali e operative.

Omaggio a Napoleone Bonaparte nel bi-centenario dalla sua scomparsa

Personaggio diventato mito dall’enigmatica grandezza ancora oggi è oggetto di valutazioni contrastanti

Ei fu. Siccome immobile,/ dato il mortal sospiro/ stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,/ così percossa, attonita/ la terra al nunzio sta.


Il notissimo “attacco” dell’ode manzoniana Il 5 maggio non ammette dubbi: in quel “Ei fu” è racchiusa tutta la drammatica definitività di un’avventura che nel tempo di circa due decenni ha stravolto l’Europa avendo per protagonista Napoleone Bonaparte cui il componimento è dedicato. Si tratta della prima di diciotto strofe e sancisce la fine di un condottiero, di un uomo politico, di uno stratega che ancora oggi fa discutere, a distanza di due secoli dalla scomparsa, avvenuta il 5 maggio 1821.

Il profugato Friulano-Veneto

Storie di grande umanità e non solo

Al nome di Caporetto è legato il ricordo di una delle più dolorose sconfitte che l’Esercito italiano ha subito nel corso della sua storia, tanto da proporsi nell’immaginario collettivo come sinonimo di disfatta.
La battaglia di Caporetto, combattutasi tra il 24 ottobre e il 27 novembre 1917, ha portato con sé anche ripercussioni di ordine sociale ingiustamente minimizzate, se non ignorate, dalle pagine dei libri di storia. Tra queste anche il cosiddetto profugato veneto-friulano animato da ben 600mila tra donne, vecchi e bambini – provenienti dall’Altopiano di Asiago e dalla Valle del Brenta, ma anche da città come Udine, Venezia e Treviso – che abbandonarono il territorio invaso o minacciato dall’esercito austriaco.

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