Tu scendi dalle stelle ispirata dai dolci paesaggi dei Monti Dauni

In pochi sanno il segreto di questa dolce melodia e delle sue origini: la canzone originale venne infatti composta e scritta in lingua napoletana

Ha il sapore del “made in Puglia” la più nota melodia natalizia, conosciuta universalmente col titolo Tu scendi dalle stelle e cantata in tutto il mondo. La “pastorale”, questo il nome tecnico della composizione, si deve a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, che ebbe l’ispirazione per il canto diventato nel tempo la colonna sonora del Natale, durante la sua permanenza nel convento della Consolazione di Deliceto, cittadina dei Monti Dauni in provincia di Foggia.



I più propendono per una composizione avvenuta in due momenti diversi: durante la permanenza a Deliceto S. Alfonso, uno dei più prolifici autori di canti ma anche di opere di teologia della Chiesa, avrebbe scritto in lingua napoletana Quanno nascette Ninno tra il 1744 e il 1747, periodo di presenza nella Consolazione. Il canto era in napoletano, cosa abituale per S. Alfonso che era originario proprio della città partenopea. Successivamente, nel 1754, durante un soggiorno a Nola in veste di predicatore, il canto, con opportuna rielaborazione ma senza stravolgerne significato e suggestioni, sarebbe diventato il Tu scendi dalle stelle che tutto il mondo conosce.
Una seconda corrente di pensiero afferma, invece, che ispirazione e scrittura dell’opera siano avvenute direttamente a Deliceto.

Comunque sia, non v’è alcun dubbio che il canto natalizio per eccellenza abbia avuto la sua genesi in terra di Puglia, ispirato dai dolci paesaggi e dalle atmosfere che hanno allietato il soggiorno di Alfonso Maria de’ Liguori, allora non ancora santo, nella nostra regione. Un motivo di orgoglio per tutti i pugliesi ed anche un incoraggiamento ad avvicinarsi al periodo più intensamente vissuto dell’anno liturgico con la consapevolezza che una parte della liturgia spiritualmente ci appartiene.
Tuttavia, i contatti di Alfonso Maria de’ Liguori, missionario redentorista e predicatore, con la Puglia non si fermano alla pur significativa presenza a Deliceto. Nelle sue peregrinazioni con finalità missionarie o per predicare fu anche a Nardò e Putignano, nel 1932, prima di fermarsi a Foggia dove, come vedremo, ritornerà negli anni successivi, protagonista di eventi eccezionali.

Il 20 marzo del 1731 un terribile terremoto aveva praticamente distrutto la città di Foggia. Due giorni dopo, la Madonna dei Sette Veli, patrona della città, apparve ai fedeli per la prima volta.

Una seconda manifestazione, quasi a voler rassicurare i devoti foggiani della continua attenzione che la Vergine riservava loro, avvenne un anno dopo, nella chiesa di San Giovanni Battista, «mentre predicava Alfonso de’ Liguori… allorché lo si vide – scrive lo storico Carlo Villani nella sua “Foggia nella storia” – in un momento di estasi, quasi elevato dal pergamo, restare assorto nella sacra Icone. E tutt’i fedeli, ch’erano in chiesa, ebbero la ventura, tra lagrime di commozione, di constatare con i propri occhi il prodigio».

A distanza di tredici anni, la sera del 30 novembre 1745, ancora S. Alfonso de’ Liguori, «mentre predicava in Cattedrale – sottolinea Giuseppe Marciello in “Foggia millenaria – Ricordi e ricerche” – fu in alto sollevato e inspiegabilmente investito da un raggio di luce partito dall’ovale del Sacro Tavolo. Grande lo sbigottimento dei fedeli presenti, che gridarono ancora una volta al miracolo, e grande l’ammirazione e lo stupore delle monache dell’Annunziata, che temettero addirittura un altro terremoto e forse più grave di quello del 1731».
Nel 1746, infine, «S. Alfonso de’ Liguori viene a Foggia da Deliceto per una predicazione di penitenza – scrive Gaetano Spirito in “La Storia di Foggia attraverso la toponomastica” – per ottenere la pioggia attesa da molti anni. Iniziata la predicazione, la febbre scompare e una pioggia abbondante ristorò le aride zolle; quell’anno il raccolto fui salvato».

Posted

04 Dec 2020

Storia e cultura

Duilio Paiano



Foto dal web



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