Critica letteraria

Elso Simone Serpentini scopritore, testimone e voce autentica della Teramo di ieri

Già docente di storia e filosofia, studioso e ricercatore, saggista, storico e filosofo, storico della massoneria, cultore di poesia e letteratura dialettale

Su queste annose, antiche pietre
[...]
la vita va scorrendo astrusa,
come un superfluo orpello,
lenta, vetusta, ma caparbia


Ho ricevuto con piacere due delle numerose pubblicazioni del poeta e studioso abruzzese, il professore Elso Simone Serpentini (Teramo, 1942) in questi giorni e intendo parlarne, seppur brevemente. Studioso attento del dialetto e di ogni aspetto della cultura storico-popolare della città di Teramo, Serpentini si è destreggiato nel corso del tempo anche con un’ingente opera di traduzione dallo spagnolo e dal portoghese.

Veza Canetti. Autodafé di un amore

Un romanzo di Gianfranco Longo: la storia e la vita della scrittrice raccontata pa-gina dopo pagina, in modo chiaro, attento, preciso

Veza Canetti. Autodafé di un amore (Il Poligrafo, 2022) di Gianfranco Longo, docente di Filosofia della Pace e dei Diritti Individuali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” è un saggio caratterizzato da uno stile catechetico-confessionale e mnemo-epifanico in cui l’Autore utilizza, andando a riprendere le sue parole: una tecnica narrativa di flusso verbale in cui alla divulgazione di un determinato autore e alla riflessione ermeneutica sulla sua opera si affianca la conoscenza della sua vita in un determinato momento civile e in un peculiare passaggio storico-politico e sociale, interpretando il valore della sua opera, lasciando che sia l’autore stesso a rivelarsi.

Il tempo del male

Il rammarico per le vicende riguardanti la sfera personale ed in particolare collettiva, in questo spazio temporale, che è Storia, ha dato corpo ad una narrazione di ordine esistenziale e intrapsichico, maturando nell’Autrice Nunzia Binetti la scelta del titolo

Come nell’epifania conclusiva tra tutte quelle che si manifestano in Dubliners di James Joyce, dunque nel racconto I morti, il nulla accerchia tutti, bianco; cade come neve e, nella raccolta di >strong>Nunzia Binetti>/strong> Il tempo del male (Terra d’ulivi edizioni, Lecce 2019), esso è “egotica tendenza al non pensiero” – l’endecasillabo perfetto si addice perfettamente, quasi a passo di danza, a questa definizione. Il nulla si manifesta in quell’intervallo di “perfezione ardita”, quale si rivela essere la solitudine. Questa è non solo condizione oggettiva, vale a dire un semplice dato di fatto per chi la vive e la attraversa, bensì anche un momento perseguito intenzionalmente, con chiara e netta autocoscienza e con la deliberata ricerca del silenzio, là dove il tempo si distende.

La Jihadista

Una storia avvincente, un romanzo di Ayelet Pianaro in cui le ambizioni politiche si amalgamano magistralmente con il fanatismo fondamentalista, per partorire violenza allo stato puro

Leggere il libro di Ayelet Pianaro fa un certo effetto. Sorpresa, ammirazione, imbarazzo ma soprattutto coinvolgimento. Non è poco e non soltanto per la complessità dell’ordito narrativo, orchestrato molto bene dal punto di vista letterario, ma anche per le tematiche trattate, tutte indistintamente di notevole importanza sociale, culturale, politica e umana. La Pianaro, nata a Vicenza trentasette anni fa, ha studiato è si è diplomata negli Stati Uniti, nel Nort Carolina. Solitamente nei suoi scritti tratta problemi sociologici; La Jihadista rappresenta il suo primo impegnativo esordio nel genere letterario Thriller Fantapolitico.
Credo non sia stato semplice districarsi, così egregiamente, in tematiche di estrema attualità, nelle quali si è inserita con competenza e precisa razionalità, sia sotto l’aspetto narrativo, esaustivo e fluido, che psicologico e intellettivo.

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