Al Centro sperimentale di cinematografia

– Presidente…
– Sììì…
– Ci sono gli studenti.
Fioravanti, il direttore del Centro, socchiuse la porta e, tenendola ferma, cercò di entrare di sbieco dallo spiraglio.
Ma una forte spinta spalancò la porta e lo scaraventò in mezzo alla mia stanza mentre una torma di giovani faceva irruzione.


– Autogestione, autogestione!
Autogestione come? Senza docenti, danneggiando i locali e le attrezzature, senza rispettare le norme di sicurezza nei teatri di posa?
– Beh, stiamo calmi e fatemi capire quali sono le vostre richieste.
– Autogestione!
– Senza docenti?
– I docenti sono vecchie pugnette.
Prima di me c’era stato, al Centro sperimentale, Roberto Rossellini.
Regista geniale, credeva nella creatività, non nell’insegnamento. Correvano, d’altra parte, gli anni sessantotto, per cui la sua antiistituzionalità aveva trovato terreno predisposto in cui attecchire.
Ma il Centro sperimentale aveva una sua tradizione non trascurabile, una funzione assegnatagli normativamente cui non poteva abdicare.
Aveva grandi teatri di posa, simili a quelli di Cinecittà, curava l’edizione di importanti pubblicazioni, quali l’enciclopedia Filmlexicon e la rivista periodica Bianco e Nero, sulla quale scrivevano autorevoli critici. E aveva una scuola di formazione, con una sua reputazione, dalla quale non erano usciti dei Rossellini, ma dei validi registi sì, come Marco Bellocchio, e attrici, come Claudia Cardinale e Zeudi Araya – Pelle di luna– .
Certo, lo statuto fascista era obsoleto.
Io ero stato nominato Commissario straordinario – non Presidente – in primis per rifare lo statuto e poi, anche, per far ripartire la scuola e le altre attività del Centro, ponendo fine al subbuglio permanente dell’epoca Rossellini.
– Io sono qui per riformare il Centro sperimentale. Vedremo insieme cosa si può fare.
Tu hai d’annartene! Devi smammare, hai capito?
Alcuni studenti, armati di bastone, cominciarono a picchiare sul pavimento.
– Fuori, fuori!
Uno si sedette sulla mia scrivania e cominciò a picchiare con una bacchetta sullo scrittoio sotto il mio naso.
Mi alzai di scatto, lo sollevai e lo scaraventai in mezzo ai suoi compagni. All’epoca ero molto forte; ero stato campione italiano esordiente di sollevamento pesi.
Rimasero allibiti.
– Fuori! – stavolta ero io a gridare.
Intanto gli impiegati del Centro cominciavano ad affacciarsi nella stanza.
Ci fu un momento di grande tensione; poi, prima uno, poi due o tre studenti cominciarono a uscire.
Dopo due settimane di occupazione la scuola riprese a funzionare, prima a singhiozzo poi con una certa regolarità.
Avrei voluto sostituire qualche docente out of fashion, ma non avevo conoscenze personali nell’ambiente e, d’altra parte, alcuni grossi nomi suggeritimi da Fioravanti mi risposero con dei rifiuti.
Aleggiava ancora sul Centro sperimentale l’aura della sua origine in epoca fascista, nonostante il prestigio dei suoi fondatori, Blasetti, Bragaglia, e la considerazione per le sue pubblicazioni.
Mi dedicai a quello che sapevo fare: rifeci lo statuto, che inviai all’approvazione del Ministero del Turismo e dello spettacolo, ripresi la pubblicazione regolare dell’enciclopedia Filmlexicon e della rivista Bianco e Nero, feci trasporre su pellicola ininfiammabile 3.500 film da conservare nella Cineteca nazionale, misi in sicurezza i teatri di posa con gabbie Faraday, incrementai la biblioteca Luigi Chiarini, che annoverava più di 150.000 unità librarie e documentarie.
E rilanciai la scuola, attribuendole col nuovo statuto anche funzioni di ricerca e sperimentazione.
Ero stato nominato Commissario straordinario per un anno, ma feci tutto in sei mesi.
Senonché la nomina del Consiglio di amministrazione e del Presidente non arrivava, malgrado le mie sollecitazioni (avevo altri e pressanti impegni).
Nel frattempo – era passato qualche anno – mi arrivò un decreto penale di condanna.
Trasecolai e corsi a chiedere spiegazioni all’ENPI (che avevo chiamato io a controllare i lavori fatti nei teatri di posa).
Mi dissero che un sindacalista, Carestia, cogliendo l’occasione della presenza dei funzionari dell’ENPI, aveva fatto notare che nel mio studio la presa della macchina da scrivere non aveva la messa a terra.
Da qui la diffida giunta al Centro, della quale nessuno mi aveva avvertito; era cambiato da poco il Direttore generale, essendo andato in pensione Fioravanti.
Chiesi cosa si potesse fare.
– Niente– i termini erano ormai scaduti. Non restava che pagare; una piccola somma, ma quel che mi rincresceva, e non poco, era che la cosa fosse finita in sede penale.
Mi stavo alzando per andar via quando mi passò un pensiero per la mente.
– Scusi – chiesi al funzionario – per curiosità, la presa della sua scrivania ha la messa a terra?
– No – mi rispose sorridendo il funzionario.
Giunsero finalmente, dopo sei anni, le nomine e io venni invitato alla presentazione del Presidente.
Ero seduto in prima fila, accanto a Claudia Cardinale.
– Dopo l’oscuro periodo commissariale il Centro sperimentale ritorna finalmente alla gestione ordinaria – esordì il nuovo Presidente, che era uno dei docenti contestati dagli studenti sotto la mia gestione.
Mi alzai e me ne andai.

Posted

03 Sep 2023

Storia e cultura


Corrado Calabrò



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