Francesco De Robertis, pioniere del Neorealismo

Regista cinematografico e ufficiale della Marina, originario di San Marco in Lamis, in provincia di Foggia

È davvero sorprendente scoprire quanti personaggi la Puglia abbia espresso, a livello nazionale e internazionale, nei più svariati campi delle professioni e delle attività umane. Ed è altrettanto mortificante constatare che molti di essi siano rimasti nell’anonimato più assoluto o, quanto meno, in una zona d’ombra che gli ha negato la meritata ribalta e l’apprezzamento da parte del grande pubblico.
Tra questi è da annoverare certamente Francesco De Robertis (San Marco in Lamis, 16 ottobre 1902 – Roma, 3 febbraio 1959) che, pur avendo frequentato l’Accademia navale intraprendendo la carriera militare come ufficiale della Marina Italiana, ha tuttavia espresso tutto il suo talento in campo cinematografico, forte di una solida preparazione tecnica e potendo contare su un’innata predisposizione alla creatività e alla gestione dell’immagine.

I suoi film, quasi tutti a soggetto di carattere navale, anticipano e annunciano la grande stagione del neorealismo italiano: lo stesso Roberto Rossellini, ritenuto il padre di questa corrente cinematografica-culturale, gli fu assistente, prima di affermarsi come il genio della pellicola che tutti conosciamo. È rimasta famosa la querelle che vide i due – De Robertis e lo stesso Rossellini – protagonisti di una vicenda che fece discutere, legata alla realizzazione del film La nave bianca, dedicato alla vita a bordo di una nave ospedale. Essendosi De Robertis ammalato, subito dopo l’avvio delle riprese, i fratelli Scalera (fondatori di una società di produzione e distribuzione cinematografica) decisero di affidarne la prosecuzione temporanea ad un giovanissimo Rossellini. Al rientro operativo sul set, De Robertis, non completamente soddisfatto del lavoro fatto, apportò alcune modifiche aggiungendo anche alcuni passaggi alla narrazione della vicenda. Ne nacque una disputa circa la paternità del film che – come affermano Massimo Causo e Maria Barbara Perversi nello splendido Il cinema di Francesco De Robertis, curato dallo stesso Massimo Causo per Edizioni dal Sud – «comunque sarebbe rimasta negli annali come la prima opera diretta da Rossellini, con la supervisione di De Robertis».

Le storie del regista daunio sono, come detto, prevalentemente di mare, ambientate nel periodo bellico che è anche quello in cui si estrinsecano la massima espressione artistica e la maturità di De Robertis. La peculiarità neorealistica, però, non è rappresentata soltanto dalla volontà di mandare sugli schermi scene di vita vissuta, sia pure nell’ambiente marinaresco, ma anche dal cast costituito da militari della Marina prestati alla recitazione. Quelli che saranno per il neorealismo classico attori “presi dalla strada”, per il neorealismo derobertisiano sono attori “presi dalla camerate” o, meglio ancora, dalle cuccette delle navi.
È singolare la vicenda umana e professionale di questo personaggio della cultura pugliese, sviluppatasi contemporaneamente servendo la Patria in divisa da ufficiale di Marina e impegnato in una eccellente carriera di regista cinematografico che ha consegnato alle teche del nostro Paese autentiche opere d’arte. In virtù della sua prima “anima” – quella di appartenente al Corpo della Marina – De Robertis ha una solida preparazione scientifica e una capacità organizzativa non comune, tuttavia non riesce a fare a meno della componente sentimentale che lo spinge sempre a valorizzare e narrare l’aspetto umano delle situazioni.

Scrive Fabio Prencipe – giornalista foggiano, organizzatore di festival cinematografici e dal 2015 componente del Consiglio d’Amministrazione di Puglia Film Commission – nel già citato Il cinema di Francesco De Robertis: «L’eroismo e lo spirito di corpo, l’amore di patria e la fedeltà alla bandiera, la fede in Dio e la famiglia, sono queste le coordinate entro cui si è sempre mosso nella scrittura, fosse essa per il teatro o per il cinema, e la fedele trasposizione di questi “ideali” sono quasi sempre stati alla base del suo lavoro».
Ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione a Foggia del libro in questione e alla successiva proiezione di Uomini sul fondo (fruibile anche su Youtube, come altre opere di De Robertis) nella pregevole sede dei Cineporti del capoluogo daunio: la suggestione e la successione delle immagini, il montaggio sapiente, la recitazione spontanea, gli effetti speciali, la colonna sonora, si sono offerti come una rappresentazione corale e armonica che ha calamitato l’attenzione dei presenti e determinato un pathos che raramente è dato registrare nelle sale cinematografiche di oggi.
Francesco De Robertis è stato una piacevole scoperta che ha sollecitato in me l’orgoglio di pugliese ma anche alimentato il rammarico per un “nome” rimasto sconosciuto ai più e, forse, anche a buona parte degli addetti ai lavori. Un’imperdonabile trascuratezza, perché l’uomo, il militare, il cineasta avrebbero meritato ben altra considerazione.
La pubblicazione di Il cinema di Francesco De Robertis colma un vuoto e rende giustizia a un personaggio di grande spessore culturale e vivace personalità. Il merito va a Massimo Causo che ne ha curato la pubblicazione e a Ernesto G. Laura, Vito Attolini, Giuseppe Gariazzo, Franco Grattarola, Simone Starace, Davide Di Giorgio, Stefano Della Casa, Anton Giulio Mancino, Adelina Preziosi, Giovanni Memola e Fabio Prencipe che del protagonista hanno illustrato gli aspetti salienti della professione, dell’attività e della personalità.
Di De Robertis – solo per restare nel recinto della produzione cinematografica come regista, soggettista e sceneggiatore – oltre ai già citati Uomini sul fiondo e La nave bianca, segnaliamo ancora: Mine in vista, Alfa Tau, Uomini e cieli, Marinai senza stelle, La vita semplice, La voce di Paganini, Fantasmi del mare, Il mulatto, Gli amanti di Ravello, Carica eroica, Gli artefici del sorriso, Mizar / Sabotaggio in mare, Uomini ombra, Yalis, la vergine del Roncador, La donna che venne dal mare, I ragazzi della Marina. Quest’ultimo film è datato 1958. De Robertis si era congedato dalla “sua” Marina Militare nel 1949.

Posted

05 Feb 2020

Storia e cultura

Duilio Paiano



Foto dal web



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