Per chi crede nelle favole

L’Università Luiss ha condiviso il discorso tenuto da Paola Cortellesi in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dopo che alcuni estratti sul sessismo nelle fiabe, pubblicati nei giorni scorsi, avevano scatenato diverse polemiche

Tra venti di guerra imperanti sul fonte russo, attacchi alla striscia di Gaza e pirati che impediscono la libera circolazione nel Mar Rosso, la nostra attenzione negli ultimi giorni si è, forse volutamente, concentrata sul discorso tenuto dall’attrice e regista Paola Cortellesi presso l’Università Luiss in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico. Reduce dallo strepitoso successo di C’è ancora domani, l’attrice ha analizzato di fronte agli studenti i personaggi femminili di alcune favole alla luce della visione che assumono nella nostra società, criticandone i messaggi che pare offrano ai nostri ragazzi.

Tante le polemiche in un momento in cui le nostre vite oscillano sull’orlo di un precipizio ben più drammatico dell’apparente disgregazione dei contenuti di fiabe che hanno accompagnato la nostra infanzia. I conflitti e le problematiche in un’epoca storica che vede minacciata un po’ ovunque la pace e la tutela della vita hanno portato infatti Papa Francesco a definire il nostro tempo come “terza guerra mondiale a pezzi”, durante l’Udienza di inizio d’anno al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Diventano allora incomprensibili le reazioni negative e spesso accese nei confronti del discorso della Cortellesi da parte sia di uomini che di donne, reazioni che hanno tra l’altro colto solo stralci delle parole pronunciate di fronte all’attento uditorio universitario, quelle che sull’onda della trama del suo film, evidenziavano il sessismo presente in alcune fiabe.
Volendo tralasciare per un attimo la correttezza delle critiche indirizzate ad un discorso frutto in fondo di opinioni e personali punti di vista; volendo anche glissare sul principio che le favole, come sostenuto dagli e dalle esperte che si sono scatenati sui social, siano il riflesso di archetipi esistenti nella memoria collettiva di natura universale e, in quanto tali, difficilmente cancellabili; volendo, infine, condividere la necessità di aggrapparci all’immaginazione quando il reale non ci piace, non sarebbe in fondo scorretto lasciarci travolgere da dibattiti che poco o nulla hanno a che fare con la sistematica distruzione dell’umanità perpetrata allo stato attuale da alcuni governi?
Il bollettino giornaliero degli attacchi a Gaza City nel tentativo di braccare e catturare i capi di Hamas, la drammatica situazione non solo degli ostaggi dell’attacco del 7 ottobre, ma anche e soprattutto degli abitanti del territorio di Gaza, ormai privati di ogni forma di sussistenza e dignità, ci allontanano invece di avvicinarci al mondo delle fiabe. Se condividiamo, avendola studiata, la struttura pedagogica della favola che tra eroi ed antagonisti educa il giovane a non arrendersi e a lottare per la propria sopravvivenza, incontriamo d’altra parte delle difficoltà a trovare, oggi, dei veri “eroi” e la nostra realtà si riempie piuttosto di figure oscure ed ambigue che hanno perso di vista le motivazioni iniziali che li hanno portati a intraprendere una guerra.
Sono diverse, dunque, le domande che continuiamo a porci mentre sfilano immagini di macerie e morte davanti ai nostri occhi. Non riusciamo a comprendere questa sistematica e voluta distruzione di un mondo che fino a poco tempo fa sembrava avere raggiunto un equilibrio. La tanto agognata pace, a cui tutti abbiamo diritto, è attuabile o è destinata a restare una creazione di fantasia? Il vero problema, allora, non è rappresentato dalla rilettura della Cortellesi di alcune fiabe la cui interpretazione, a detta di alcuni, sarebbe stata stravolta. Ciò di cui dovremo occuparci nei prossimi anni è se i nostri bambini continueranno a credere nelle fiabe, in una realtà futura che ha definitivamente cancellato la loro innocenza.

Posted

25 Jan 2024

Pensieri e riflessioni


Lucia Lo Bianco



Foto dal web





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