Inseguendo un'onda


Un altro anno scolastico volge al suo naturale epilogo. Un anno di lezioni e apprendimento post pandemia e le sue naturali conseguenze e cambiamenti. Un anno di difficile riconciliazione di opposti, un ossimoro parte integrante della dura corteccia scolastica, scalfita da una tecnologia imposta da un’emergenza e giunta a soppiantare la nostra humanitas, unica vera garanzia di sviluppo e di crescita.



Gli studenti sono riusciti tuttavia a sopravvivere in un contesto complesso, portandosi dietro lo strascico dell’assenza di contatto umano e della lontananza. Sono riusciti a lavorare a distanza e ad apprendere, nonostante tutto, rapportandosi agli adulti e alle loro contraddizioni. I giovani, come gli adulti, hanno sofferto e hanno imparato a curare le proprie cicatrici nella realtà fluttuante e traballante che disegnava il loro incerto futuro. Gli adolescenti italiani quindi, alla pari dei loro coetanei in altre parti del globo, hanno dovuto reinterpretare il proprio mondo alla luce del cambiamento che aveva travolto le loro vite, in alcuni casi per sempre.
Eppure siamo sempre noi e solo noi, nel nostro bel paese, ad attaccare i nostri ragazzi con accuse di immaturità e superficialità. In taluni casi un tale giudizio potrebbe corrispondere al vero ma le generalizzazioni, si sa, non sono figlie del buon senso. Perché dunque i nostri giovani non solo non godono affatto del giudizio positivo da parte del mondo adulto ma vengono al contrario bistrattati e rifiutati da un tessuto societario che li riveste ancora di immagini e menzogne?
Nell’ambito scolastico sono ormai aumentati i casi di fragilità psicologica tra gli adolescenti, al punto che viene spesso autorizzata la figura di uno psicologo di riferimento per consentire agli studenti di cercare e trovare un sostegno professionale. I nostri giovani, quindi. Si tratta di generazioni di menti turbate dagli eventi che le circondano, in balia di cambiamenti che li sovrastano e carichi di lavoro e responsabilità che giungono troppo presto. I nostri ragazzi condividono in fondo gli stessi pregi e difetti dei loro coetanei di altri paesi e civiltà e sono figli della rivoluzione tecnologica che ha trasformato il mondo della comunicazione, talvolta a discapito di solide conoscenze tradizionali. Pur tuttavia, al momento opportuno loro stessi appaiono in grado di gestire situazioni varie, complesse e inaspettate, muovendosi per le strade di mondi sconosciuti con disinvoltura e raggiungendo risultati che superano ogni aspettativa, molto spesso migliori dei loro coetanei stranieri.
Nella loro quotidianità questi rappresentanti del XXI° secolo si aggirano incerti, in bilico su un instabile avvenire. Difficile allora il ruolo dell’educatore, incaricato di infondere sicurezze in un contesto che ha perso ogni punto di riferimento. Alla fine di un anno scolastico duro e caotico, proprio come i due precedenti, gli adolescenti appaiono come le onde, misteriose e cangianti e delle onde hanno i colori e gli odori. Si avviano verso il futuro mescolandosi al divenire delle acque, ognuno diverso, ognuno a sé. E proprio come le onde inseguono e si inseguono cercando di toccare la riva e ottenere la loro futura riabilitazione.

Posted

11 Jul 2022

Attualità e tendenze

Lucia Lo Bianco



Foto dal web





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