L’identità ottimistica di Pierre-Auguste Renoir

erge sensibilmente nelle sue pregevoli opere

Accendere la comunicazione con il potere dell’arte ne caratterizza una forza indissolubile, accentrandone un viaggio collettivo e al contempo individuale sulle nostre emozioni. Tra i massimi esponenti dell’Impres-sionismo francese troviamo Pierre-Auguste Renoir – nato a Limoges il 25 febbraio del 1841 e morto a Cagnes-sur-Mer il 3 dicembre del 1919. Egli fu un artista dalle umili condizioni familiari, ma nonostante le sue difficoltà quotidiane, con il tocco della gioia e della spensieratezza si lasciò trasportare dalla virtù di maturare artisticamente mediante una vocazione sincera ed intoccabile dalle negatività.


GRANDE VASO DI FIORI
Tra le sue lavorazioni dettagliate e calde, possiamo allietarci con un motivo gentile, delicato e armoniosamente cromatico. È il dipinto Grande vaso di fiori, raccontato dai suoi occhi e dalle sue laboriose mani nell’assoluto coinvolgimento compositivo che ne manifesta la preziosa magnificenza congiunta nell’arte. L’opera ad olio su tela, fu prodotta nel 1866 e misura 104 x 80 cm. Sita a Cambridge (Massachussetts) Fogg Art Museum, è un vero capolavoro dell’espressione creativa dove l’azzurro/blu dei fiori e del vaso si incastrano ottimamente nelle eteree qualità equilibranti. Altresì i fiori rosei e gialli, animando di eleganza gli abbinamenti, regalano al fogliame la giusta variegatura compositiva. Sul pregevole vaso portiamo in visione un raffinato paesaggio vegetativo il quale, eseguito con molta cura, lascia spazio al desiderio di perfezionismo nonché alla voglia di non abbandonare nulla al caso. Questo valido criterio di Renoir enfatizza la tenacia delle minuzie e ci può far rapportare ad una visione interessante, ossia all’ammirazione dell’opera per il contenuto floreale ma anche per il contenitore che ospita la gentilezza dei fiori. Può essere dunque una sorta di metafora per meglio costruire ed avvalorare un concetto importante: quello della completezza comunicativa.
Lo sfondo, spumoso e spatolato, porta in rilievo il soggetto dominante dell’opera, ossia il vaso di fiori così come il supporto dove vi è posto e che, pur effuso dalla luce e dalle ombre, non ci distrae dalla visione primaria del motivo protagonista. Tuttavia, proprio di fianco a sinistra del vaso, vi è posato sul pianale un rametto di fiori movimentandone l’elaborato pittorico ed incoraggiandoci a prestare attenzione anche alla singolarità dei fiori nel contesto variegato di un ricco bouquet. Un po’ come il sistema della vita nel quale la società viene racchiusa dalle singole persone differenziandone il gruppo dall’unicità singolare.

LA COLAZIONE DEI CANOTTIERI
Un altro concetto sicuramente caro all’artista fu anche quello legato alla convivialità, infatti nella descrizione dell’opera La colazione dei canottieri il valore dell’armonia abbraccia un momento di condivisione rilassante. Realizzato nel 1880-1881 ad olio su tela di 129,5 x 172,5 cm e conservato alla Phillips Collection di Washington, spalanca le porte ad una bella realtà. Nel quadro vediamo una veranda aperta del ristorante Fornaise all’isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini i quali - praticando lo sport lungo la Senna - si concedevano delle piacevoli soste ristoratrici. Una tavola ben imbandita per sorseggiare delle bevande e gustare delle cibarie tra amici ci trasporta nella meravigliosa dimensione della semplicità. Possiamo pertanto, ammirare una scena che seppur vi è animata dal far abituale e ordinario di quei tempi, accentra a sé i più elevati pregi dei piaceri genuini radicandone, inoltre, la predominanza della spontaneità come ricchezza pura dell’essere umano. Analizzando la tecnica Impressionista, delle pennellate rapide con tocchi di colori differenti rendono la struttura piena sia per i soggetti prodotti che per il panorama circostante ed enfatizzando ottimamente l’aspetto realistico della visione, ci sembrerà quasi di parteciparvi come se stessimo fisicamente tra i personaggi rappresentati. Nei volti ritratti vi sono presenti degli amici e conoscenti dell’artista deliziando l’elaborato di familiarità. Di spicco troviamo Aline Charigot (la donna posta a sinistra del quadro) mentre coccola affettuosamente il suo cagnolino – ella fu una figura di elevata importanza per l’artista, poiché divenne sua moglie.

Immortalati nella preziosa opera vi sono anche Angèle Legault (in primo piano a destra) modella tra le più note di Renoir; Alphonsine Fournaise (appoggiata romanticamente sulla ringhiera) figlia del proprietario del locale; Ellen Andrée (rappresentata mentre sta bevendo) attrice; Jeanne Samary (posta sullo sfondo a destra) famosa attrice della Comédie Française; Alphonse Fournaise (il canottiere a sinistra dell’opera che si appoggia alla ringhiera) figlio del proprietario del ristorante; Eugène Pierre Lestringuèz (di profilo sullo sfondo) Ministro degli Interni e, (al suo fianco), Paul Lhôte caro amico di Renoir. Antonio Maggiolo (in secondo piano a destra) giornalista; Gustave Caillebotte (in primo piano a destra) pittore; Charles Ephrussi (sullo sfondo di spalle) banchiere ed editore della Gazzette des beaux- arts mentre chiacchiera con Jules Laforgue poeta, critico e suo segretario; Raoul Barbier (rivolto verso Alphonsine Fournaise) barone ed ex ufficiale di cavalleria.

Questo quadretto rappresentato dal pittore con calorosa e morbida stesura emotiva, ne consegue la leggerezza di una pausa spensierata che, ben scaldata dai rosei raggi solari, ne cinge le più brillanti sensazioni, palpabili nel contesto di una concretezza morale riguardante i rapporti umani e gli affetti veri. D’altro canto, proprio nelle sue parole possiamo ritrovare un meraviglioso concetto sulla base di quanto motivato: Per me, un dipinto deve essere una cosa amabile, allegra e bella, sì, bella. Ci sono già abbastanza cose noiose nella vita senza che ci si metta a fabbricarne altre. So bene che è difficile far ammettere che un dipinto possa appartenere alla grandissima pittura pur rimanendo allegro. La gente che ride non viene mai presa sul serio. Ebbene, proprio questo punto acuto di analisi ci dimostra la sua volontà nell’estroiettare l’ottimismo e la positività, ma chiaramente ciò che Renoir dichiarò - per mezzo pittura - non è l’apparenza di un sorriso, bensì è lo stato d’animo puro che può ergere soltanto sull’identità di chi ama davvero le persone che gli sono accanto. In buona sostanza, questo quadro può essere racchiuso in una sola ed efficace parola chiave che innalza una delle bandiere più importanti, quella della Gratitudine.

Posted

02 Feb 2024

Esplorando l'arte


Alessia Pignatelli



Foto dal web





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