Exiliados: racconti della diaspora

Il progetto editoriale a sostegno della causa venezuelana con poesie di Hebe Muñoz

Il libro raccoglie le storie di 20 EXILIADOS provenienti dal Venezuela e attraverso foto e citazioni racconta la tragedia umanitaria della migrazione venezuelana. Exiliados: lontani dal paese che li ha visti nascere e crescere, le famiglie venezuelane si raccontano. Storie che si intrecciano fra due continenti, voci coraggiose e vivaci accompagnano i volti.




La poetessa italo-venezuelana Hebe Muñoz (italianizzato Hebe Munoz) che vive in Italia, a Parma, da vari anni, è una delle autrici che, mossa da un serio impegno umanitario nei confronti del suo paese natale che porta nel cuore, ha preso parte all’importante iniziativa di Exiliados: racconti della diaspora curata da Irene Nasoni. Si tratta di un avvincente (e necessario, per i motivi relativi alla difesa della memoria storica e dei propri atavici legami) progetto editoriale la cui elaborazione è legata alla modalità di autosostegno da tempo diffusasi nel nostro Paese nota come crowfunding. Viene richiesto, in questo caso, un acquisto preventivo di un totale di duecento esemplari del volume, per poter dar l’avvio al progetto, per far sì che esso materialmente si sviluppi e consenta alle opere ivi contenute di essere stampate, diffuse, lette, recepite da un pubblico che, ci auguriamo, sia ampio. Un post sulla piattaforma Facebook della pagina relativa al suddetto progetto in data 11 giugno u.s. riportava che si era raggiunto l’importante traguardo della prevendita della sessantesima copia. Chiaramente c’è molto altro da fare, si necessita un interesse più ampio tra amanti della scrittura e della causa venezuelana in oggetto, affinché si possa giungere allo sperato quorum che sigilli la natività del progetto. Siamo ora in una vigilia curiosa, in un’età sospesa alla quale tutti, ciascun per ciò che può, è invitato a collaborare al progetto che sposa una causa benefica forse poco nota ma non per questo di minor conto a dispetto delle tante che, sulla carta stampata o sulle reti televisive, forti di grandi marchi alle spalle, riescono ad avere un impatto più diretto ed efficace sull’opinione pubblica.
Exiliados è un volume – che si apre con la prefazione della stessa Hebe Muñoz – che raccoglie al suo interno una serie di foto e di interviste rivolte a circa venti persone che, nel corso degli anni e per motivi differenti, hanno lasciato il Venezuela. Come si legge nella descrizione del progetto, “Attraverso le loro storie si delinea il quadro di un paese ricchissimo di risorse e un tempo anche di benessere, ma oggi vittima di un terribile disastro umanitario”. Tra i vari interventi si segnalano delle poesie della poetessa venezuelana Hebe Muñoz e un acuto intervento della giornalista Rossana Miranda.

Exiliados è un progetto che ha come finalità quella di raccontare – in prima persona e dal vivo – il dramma umanitario del Venezuela, visto da chi, pur nato in quel Paese del sud-America, si trova ad esso distante, per scelta o per necessità. Il Venezuela, che conta una significativa presenza di italiani e di discendenti italiani (si stima circa 2.000.000 di persone) è una delle nazioni più ricche di risorse dell’intero Pianeta. Quando a scuola si studiavano quali erano i paesi maggiormente ricchi in quanto a fonti di energia, il Venezuela, assieme a vari paesi del Golfo Persico, veniva sempre richiamato per l’importante presenza di giacimenti di petrolio. Eppure, come in molti paesi “ricchi energeticamente” risultano poi poveri “economicamente” e instabili “socialmente”, come la storia insegna, il Venezuela ha, purtroppo, in sé questa antinomia che da decenni la caratterizza. Se negli anni Novanta del Secolo scorso il Venezuela poteva dirsi una sorta di Eden oggi, dopo la forte dominazione chavista (sulla quale per ovvi motivi non intendo esprimere giudizi di merito) dal 2002 al 2013, anno di morte del suo líder máximo e che si protrae sino ad oggi col successore Nicolás Maduro (con un altissimo tasso di recessione, delinquenza militarizzata diffusa, economia del narcotraffico dominante e corruzione diffusa a tutti i livelli), la situazione sociale – quella di un popolo inascoltato e offeso, sottomesso da una spavalda dittatura – è cambiata pesantemente (degenerando), radicalizzando negli ultimi anni le iniquità e le disparità sociali, portando ad aspre lotte intestine, casi di violenza, momenti di guerriglia e di grande confusione (oltre che di profondo impoverimento).

Come viene ricordato nelle pagine che presentano il progetto editoriale Exiliados in forma sinottica “I Venezuelani sono oggi un popolo in fuga dalla propria terra”. Ed è in questo interstizio di nostalgia per il proprio paese, di irrequietezza socio-economica e di profonda difficoltà che il Paese vive che il curatore ha partorito la doverosa idea di raccontare il Venezuela per mezzo dei ricordi della infanzia o dell’adolescenza di chi, nascendo e vivendo lì per un periodo consistente, oggi si trova in Italia (soprattutto in Toscana ma non solo) e guarda con melanconia e sofferenza all’attualità di Caracas, Maracaibo, Ciudad Bolivar, Maracay, Mérida e ai rispettivi barrios, sino alla più piccola vilas: “Per cercare di comprendere cosa si prova a lasciare alle spalle tutta la propria vite e la propria terra, “terra di grazia”, ho incontrato diversi di loro, che vivono tra Umbria, Emilia, Lazio e soprattutto Toscana. Le nuove case, il vecchio paese, un figlio lontano, un permesso di soggiorno sbiadito, un libro universitario, foto sparse sui cellulari. Chi fa vedere la propria laurea in Giurisprudenza, chi racconta di come era la propria casa a Caracas, chi ancora delle partite di calcio allo stadio. Racconti di paure, di speranze e di rinascite. Storie personali che si intrecciano con la storia di una nazione, da cui nessuno se ne sarebbe voluto andare, ma che per necessità, milioni di persone hanno dovuto abbandonare. Storie di migranti come tante: presenti, passate e future”.
Sempre nella descrizione del progetto vengono forniti alcuni dati numerici che ben esemplificano la vastità del fenomeno migratorio che, dal Venezuela e verso tre direttive diverse (altri paesi dell’America Centrale, USA ed Europa), negli ultimi anni si è accentuato notevolmente: è la migrazione di un popolo in fuga dalla violenza, dalla mancanza di democrazia, dall’imposizione del silenzio e dell’istaurazione del partito unico che solo i paesi e le persone che hanno sperimentato sulla propria pelle un periodo di regime totalitario possono, forse, realmente comprendere. Si legge: “Nella recente crisi politica che si è creata in Venezuela, il parlamento venezuelano ha eletto un presidente ad Interim (Guaidò) che, naturalmente, non è stato riconosciuto dall’attuale presidente Maduro. Il nostro paese ha scelto la neutralità per motivi politici, pur di non prendere alcuna posizione. E i mezzi d’informazione italiani, dopo qualche breve articolo, hanno deciso che l’argomento non era poi così interessante, nonostante la previsione dell’Onu che entro la fine del 2019 saranno 5 i milioni di venezuelani in fuga dalla crisi che sta colpendo il paese e dalla dittatura: il 16% della popolazione, una migrazione pari se non superiore a quella dei rifugiati siriani”.
Non viene risparmiato un tono duro e indignato – finanche nella componente poetica – essendo così smisurato e pesante il dolore che, da esuli, si prova nell’assistere pietosi dinanzi allo scempio che quotidianamente si compie nel proprio paese d’origine, lì dove risiedono i ricordi più belli, lì dove si giovava e si è studiato, ora tutto così avvolto miserevolmente dalla polvere, dalla presenza militare, da un linguaggio d’odio e d’indifferenza sociale. Tra le poesie di Hebe Muñoz inserite nel volume figura “Che ne sai tu del coraggio” dove possiamo leggere: “Lasciate la mia infanzia/ fate marcia indietro/ ladri del futuro/ assassini del sole”.

Nella seconda opera poetica (bilingue spagnolo-italiano) di Hebe Muñoz, Escuderos (2018), interamente dedicata al suo popolo e alla sua nazione d’origine – la poetessa dà la voce agli artisti, professionisti, genitori, studenti, lavoratori e ai venezuelani tutti, dotati dei loro scudi colorati impegnati nella battaglia per la libertà del Venezuela. Il libro si apre ed è arricchito dalla lunga nota di prefazione a firma di Antonio José Ledezma Día (sindaco di Caracas dal 2008 al 2015) arrestato nel 2015 dal regime comunista costringendolo due anni dopo alla fuga in Colombia per raggiungere la Spagna, dove oggi vive, e continua a condurre – a distanza – la sua battaglia contro la tirannia di Maduro. I versi di Hebe Muñoz hanno la volontà di rappresentare un sentito omaggio e ringraziamento verso coloro che, con caparbietà e coraggio, combattono giornalmente tale lotta. Nella nota introduttiva del volume la poetessa ha inteso sottolineare in maniera vigorosa quanto ogni singolo combattente (resistente dovremmo dire) che oggi manifesta e s’impegna contro le vessazioni del regime di Maduro sia degno di stima e apprezzamento perché forse proprio da questa massa coesa contro il dominatore potrà nascere una nuova luce: “Escuderos. Gli anziani rimasti nel Paese da soli e con i soldi insufficienti di una pensione sempre più svalutata (che non consente di arrivare neanche alla metà del mese) sono Escuderos. Così come sono Escuderos i loro cari, gli amici, gli espatriati che fanno salti mortali per sostenerli segretamente dall’estero con denaro, medicine o addirittura beni di prima necessità come dentifrici, biancheria intima, detergenti”.

Posted

10 Sep 2020

Critica letteraria

Lorenzo Spurio



Foto dal web





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