Canone ambiguo. Della letteratura queer italiana

Luca Starita prova a darci un’idea di come l’elemento queer, strano, peculiare, omosessuale (in tutte le sue accezioni) sia sempre stato presente anche in libri insospettabili

Canone ambiguo (effequ, Firenze, 2021) dello scrittore e saggista Luca Starita, è un volume che si presenta senz’altro curioso, tanto per i temi che si propone d’indagare e toccare (tanto è vasta la materia che ha deciso di fare una sua meticolosa scelta di cosiddette Autoritas in quanto al tema del queer) quanto per la forma.
Ci troviamo dinanzi a un saggio, come il sottotitolo dell’opera – Della letteratura queer italiana – ben richiama, sebbene la strutturazione dei contenuti, così pure come l’originale sistema argomentativo, fanno pensare anche a una narrazione intima, a una sorta di diario personale.
L’argomento che ci si è posti quale discorso incipitario e propedeutico di tutto lo studio è quello della letteratura queer.





Starita fa derivare l’uso etimologico di queer, che in tale volume intendiamo far trasparire, al film Anders als die Andern (traducibile come “diverso dagli altri” o “in controtendenza”), pellicola a tematica omosessuale datata 1919 diretta da Richard Oswald. L’autore, però, osserva sin dalle prime battute del libro la complessa e molteplice polisemia del termine: «Cercando queer su un qualsiasi vocabolario si può riscontrare l’occorrenza di tre significati principali: il primo, old-fashioned, è quello di strano, inusuale, strambo; il secondo, sinonimo di “gay”, viene utilizzato con accezione offensiva; il terzo, quello più recente, si riferisce a chi non si riconosce, nelle distinzioni tradizionale del sesso e/o del genere. È a quest’ultimo significato che fa riferimento la teoria queer» e, poco dopo, aggiunge: «Il fattore queer non riguarda solo l’omosessuale, è una caratteristica che va scovata negli accenni, negli stravolgimenti di significato, nei sovvertimenti dei sessi, nelle alterazioni dei canoni, secondo l’uso che sì, riguardava stricto sensu l’omosessuale che si camuffava con la finzione e con un’eterosessualità obbligata».
Se da una parte, dunque, l’associazione pratica che saremmo portati a fare è quella di letteratura queer= letteratura omosessuale, Starita chiarisce come sia difficile e illusorio, per altro impreciso e pericoloso, impiegare la definizione di letteratura omosessuale, motivo che implicherebbe un vizio d’analisi e anche un approccio in qualche tipo marginalizzante. D’altro canto la questione non si esaurisce al contesto sessuale, volendo l’elemento queer riferirsi – come enunciato dalla terza possibilità di significato – a qualcosa di eccentrico e singolare, di non comune, di volutamente ambiguo e non definibile, d’incatalogabile e di nuovo e singolare, non necessariamente (anche se questa è la principale manifestazione) in chiave di genere. Queer come non conforme, dunque, come anomalia o sedicente devianza, come alterazione, diversione, variante, stravaganza, atteggiamento sopra le righe.

Il trait d’union della narrazione è rappresentato dalla presenza costante, con la quale l’io narrante dialoga, riflette e conduce il percorso d’investigazione ermeneutica (ma anche lo scavo nella propria interiorità) di un intellettuale poco noto e celebrato, perché ritenuto – nel suo momento storico – senz’altro scomodo, quando non addirittura osceno tanto per le sue tematiche predilette dell’amore omosessuale quanto per la dissoluzione dettata dalla condizione umana di promiscuità macchiata dalla sieropositività. Si tratta dell’emiliano Pier Vittorio Tondelli (1955-1981), autore dei romanzi Rimini (1985) e Camere separate (1989) e soprattutto – quello che resta forse maggiormente noto – Altri libertini (1980), sua opera d’esordio. Spaccati di vita dell’Italia del boom economico improntata a venti di cambiamento, esperita da un giovane tormentato e disilluso dalle compagnie opinabili e dai comportamenti altrettanto motivo di giudizio da parte di una società atrofizzata e retrograda com’era l’Italia


di allora. Ma come è anche l’Italia di oggi, per certi versi. Per determinate tematiche. Per Starita, Tondelli non è che «colui che ha saputo descrivere alla perfezione una generazione che per molti lati assomiglia alla mia».

In questo percorso non facile, Starita recupera numerosi intellettuali italiani di vari momenti storici, ne richiama le trame delle loro opere – non necessarianecessariamente le loro più note e antologizzate dalla critica – proponendo sinossi, lunghe citazioni, rimandi a echi letterari in cui il tema dell’amore proibito appare nevralgico. Ritroviamo, così, in un ipotetico conversari tra amici, intellettuali tra loro lontani – non solo per età anagrafiche, ma anche per geografia, tendenze, attitudini, turbamenti propri – attorno al tema cardine dei queer: del diverso, dell’emarginato, di quel che devia dalla norma comunemente intesa.

Ecco allora che nei vari episodi che l’attento compilatore del volume ci propina, veniamo a conoscenza di alcune particolarità testuali, di momenti – all’interno di varie opere letterarie – nelle quali – più che in molte altre – il tema risulta centrale, impossibile da non identificare e, dunque, da non menzionare e indagare.

È pur vero che si tratta di una presentazione di esempi, con opportuno commento, che è una selezione curata e mediata dallo stesso autore del volume, dal momento che, come in una vera e propria antologia, non entrano che i contenuti che si ritengono validi ed esemplificativi di quel che ci si approssima a narrare.
Si potrebbe, infatti, richiamare altri autori qui non evocati (Aldo
Busi ad esempio che – in quanto ad eccentricità – è senz’altro rivelatore) e, soprattutto, buttare un occhio anche sulla letteratura internazionale che offre esempi ragguardevoli; penso all’ermafroditismo dell’Orlando (1928) della Woolf ma anche all’amore-ossessione dell’autrice per la meno ricordata Vita Sackville-West; all’amore perverso – in quanto pedofilico e non in quanto omosessuale – di Gustav von Aschenbach verso Tadzio in Morte a Venezia (1913), per certi aspetti anche la vicenda della ninfetta Lolita (1955) del masterpiece di Nabokov. E cosa dire di Middlesex (2002) di Jeffrey Eugenides e – ancora – percorrendo di molto a ritroso il nostro percorso – del profetico Tiresia?
Il volume si chiude proprio con la trattazione di questa opera dell’autrice torinese che fu compagna di Guido Gozzano, dove si legge:
«La scrittrice viene […] denunciata per oltraggio al pudore in occasione della ristampa del 1928; il procuratore del Re e presidente della Lega per la pubblica moralità la definisce immorale nella trama e nel concetto, osceno in molte parti. […]

La sua colpa è quella di aver descritto minuziosamente gli impulsi sessuali che le donne provano nei confronti del maschio che appare, sempre, come il loro unico padrone».
Starita – come già accennato – trae validi e numerosi exempla di queer dalla letteratura italiana del Secolo scorso unicamente all’interno del genere narrativo. Interessante sarebbe stato – ma questo avrebbe presupposto una disanima differente – un sorvolo anche in campo poetico (Pier Paolo Pasolini e Sandro Penna, certo, ma anche Dario Bellezza, Antonio Veneziani e vari altri membri di quella stagione fino a Franco Buffoni). Come non pensare – se guardiamo ai nostri cugini spagnoli – gli acmi di liricità di Vicente Aleixandre, Federico García Lorca e Luis Cernuda? Questi evocati sono tutti esponenti – calati nel contesto storico-sociale nei quali vivono o vissero – dei fenomeni queer nella misura a cui Starita si riferisce, ovvero in qualità di rappresentanti (e portatori) di uno «stato di eccentricità, di divergenza folle da una normalità socialmente accettata e promossa, di condizione inclassificabile».

Tommaso Giartosio ha osservato «gli studi italiani sulla letteratura gay mostrano un ritardo. Ci sono lavori ben fatti, ma certamente questo è un settore che da noi sta ancora crescendo. Crescerebbe più in fretta, però, se dovesse misurarsi con critiche credibili, da parte di persone che hanno una competenza specifica. Nei paesi di lingua inglese, e altrove, gli stessi discorsi hanno raggiunto un livello di complessità e ricchezza molto alto». Pare di credere che questo volume di Starita vada nella giusta direzione, proiettato con volitività e onestà verso il recupero – nella trattazione – di un universo letterario finora disatteso, marginalizzato e immotivatamente non considerato.

Posted

04 Jul 2021

Critica letteraria

Lorenzo Spurio



Foto di Luca Starita





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