La paura nella Storia

Pensieri e riflessioni sulla la dinamica psicologica della paura, quando non la si sa gestire con la dovuta accortezza

Durante l’arco dell’esistenza umana sempre diffusa è stata l’incertezza. Essa ha attraversato e attraversa la vita di ogni persona e nasce dalla piena consapevolezza della precarietà, segnata dal sigillo della fine del Tempo.
Certamente il desiderio di tutti è quello di tendere al superamento delle barriere spazio-temporali, perché naturalmente si è chiamati alla immortalità. Se non fosse così non si spiegherebbe né si giustificherebbe la presenza di un tale desiderio.


Nella storia degli esseri umani il sentimento prevalente è sempre stato quello della paura, intesa come previsione di una minaccia proveniente dall’esterno e contro la quale attrezzarsi per mettere su una difesa.

Anche questa rientra nella normalità, perché costituisce un meccanismo di difesa contro lo stress e guai se non ci fosse un minimo di paura, saremmo posti tutti di fronte a mille pericoli senza avere la possibilità di organizzare un minimo di auto-protezione. Se così non fosse, potrebbe essere allora veramente la fine.
La paura riguarda non solo il vivere in sé con le sue molte difficoltà quotidiane, ma soprattutto la malattia e le sofferenze che l’accompagnano, le numerose guerre con tutti i crimini, i disastri e le distruzioni che esse comportano, la morte fisica dei propri cari e quella di se stessi, che avviene quando meno la si pensa, perché troppo spesso sorprende e coglie in modo improvviso.
C’è da dire che molte di queste realtà frequentemente sono causate dalle pessime scelte che l’uomo va a operare.

La paura nasce, dunque, da un segnale di pericolo e questo ha bisogno di essere conosciuto, guardato in faccia, razionalizzato allo scopo di poter preparare le difese più adeguate per poterlo fronteggiare organizzando una reazione intelligente e quindi alla fine opporvisi. Quando questo diventa invisibile, la paura allora può aumentare, se diventa di massa, e questa va a trasformarsi in un fuggi fuggi generale in base al ricorrente e classico ed egoistico “si salvi chi può”.
In un simile caso questa sfugge al controllo della lucidità razionale, perché magari non ben identificata nella sua natura e nella sua dinamica, e allora comincia a formarsi e a scoppiare prima una condizione di ansia, una sorta di visione diffusa di uno stato di sofferenza percepito come vago, ma presagito come temporalmente imminente, poi, se questa non viene chiarita e sciolta, inevitabilmente tende a mutarsi in panico con l’insorgere del relativo timore di non farcela. Questo, infine, se non è risolto con la dovuta tempestività, conduce direttamente alla instaurazione psicologica di una profonda condizione di angoscia, attivando i perversi meccanismi della fuga dal pensare, con la presenza di una incontrollata e cieca reattività e quindi l’insorgere di una vera e propria depressione con l’addormentamento della persona e il ricorso magari a oppiacei e nei casi estremi, nella prospettiva di non soffrire ulteriormente, al rifiuto della stessa vita e alla ricerca della morte con il suicidio.

Posted

03 Jul 2020

Attualità e tendenze


N. Michele Campanozzi



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