Eredetà de paraule. Versi in rima per chi verrà

Un libro in cui sono raccolti pensieri e poesie in dialetto, dove l'autrice ha cercato di cercato di far convogliare tutta la sua conoscenza della lingua fasanese, parlata e scritta

Apollonia Angiuli, nata a Fasano (Brindisi), è stata docente nella scuola secondaria di primo grado ed è attualmente in pensione. Appassionata da sempre del mondo della cultura e del dialetto, collabora con diverse Associazioni interessate alla conservazione del linguaggio popolare, e tale attività le è valsa l’iscrizione nell’archivio online “Memorie Immateriali”, dove sono raccolte le espressività linguistiche di ogni regione italiana. Ha partecipato a molti concorsi letterari, ottenendo ovunque menzioni e primi premi.
Il presente testo è una raccolta di poesie suddivisa in sei parti, in ognuna delle quali l’autrice sviluppa una particolare tematica. Cominciamo dal mondo degli affetti, che è il tema d’apertura della silloge. Un mondo, questo, variegato, che attraversa tutti gli affetti possibili, a cominciare dall’amore coniugale che è l’argomento con cui si apre l’opera.








A’ maure na tijne età (L’amore non ha età) si intitola, infatti, la prima poesia che leggiamo. Un amore che riguarda due innamorati conosciutisi da giovani e che si incontrano di nuovo in età ormai senile, ma che, per la beffarda ostilità della sorte, non possono coronare il loro sogno. Si tratta di una poesia che scorre lieve come una dolce carezza nei versi e nell’armonia delle rime: una caratteristica, questa, che la nostra autrice dimostra in tutte le composizioni.
Altri affetti riguardano la sfera familiare, come la nascita di un bambino, un evento straordinario; l’adozione di un figlio, un bimbo abbandonato dalla madre naturale ma ricoperto d’amore da quella adottiva; i ricordi della madre morta, della nonna, l’amore verso il fratello.
Altre composizioni vertono invece, su temi sociali: sui bambini down e i malati di Alzheimer, sulla violenza di un padre verso i figli e sulla condizione di due giovani sposi che, costretti a turni di lavoro diversi, possono vedersi soltanto nei giorni festivi.

Nella seconda parte è la terra natia che si affaccia alla memoria della poetessa, la sua Fasano, con le tante storie, tradizioni, riti religiosi di cui si conserva intatta la memoria e che vengono fatti rivivere nei cortei storici: una Fasano dove ancora si mantengono le usanze legate alla magia, come l’arte dell’Affascino, una pratica miracolosa contro il malocchio. In altre poesie ad essere ricordato è il centro storico di questa città, con i suoi palazzi nobiliari, le sue stradine strette e coi tanti artigiani del legno, del ferro e artigiane, sarte, ricamatrici. È tutto un mondo antico che bussa ancora alla mente della poetessa a commuoverla col suo fascino carico di nostalgia.

Ma l’autrice ama abbandonarsi anche nel mondo delle favole, oppure destreggiarsi nelle filastrocche, come dimostra nella terza sezione del testo, mentre nella quarta riaffida la sua fantasia ai personaggi di paese. E ne escono fuori soggetti ben delineati nelle loro caratteristiche fisiche e comportamentali, dal simpatico dinamismo di Concetta e Palmina, ai consigli sul mangiare dati da Lino (un collega di lavoro dell’autrice), alla saggezza dell’imprenditore fasanese Marzio Perrini (salito alla ribalta nazionale perché fu vittima di un rapimento della ‘ndrangheta).

L’umorismo è il tema della quinta sezione e qui la poetessa riesce a raccontare storie e delineare quadretti veramente deliziosi e a suscitare uno spiritoso sorriso, come si può notare nella poesia A scarica barile, in cui i componenti di una famiglia, ognuno dei quali è convinto che un certo lavoro non tocchi a lui ma a un altro membro, si rimproverano a vicenda per quel lavoro non svolto; o nella poesia Allo specchio in cui una donna osserva preoccupata i danni che il tempo ha causato al suo fisico.

Nell’ultima sezione si ritorna alle tematiche sociali che narrano le tristi vicende dei clochard, il dramma causato dai terremoti oppure commoventi storie di malati in ospedale o di immigrazione, tutte accomunate da un unico filo conduttore: la riflessione dell’autrice sul vero significato dell’esistenza.

Una bella silloge dunque, che termina col forte appello della poetessa a salvare il dialetto della sua città, corposa nel contenuto e nelle tematiche, variegata nello stile che va dal lirico all’umoristico, e composita anche nel formato presentandosi le composizioni nella forma continua oppure in quella del sonetto o delle quartine. Una silloge corredata da belle illustrazioni e fotografie sui personaggi, su Fasano, sulle sue tradizioni e dove domina incontrastato il colorito vernacolo fasanese.

Posted

13 Jul 2021

Critica letteraria

Redazione



Foto di Onia Angiuli





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