L’estate prima della guerra, un romanzo di Helen Simonson

La protagonista del romanzo è una donna giovane, bella e moderna, tanto da preferire il lavoro al matrimonio. Il suo arrivo a Rye, nell’estate del 1914, desta scalpore, ma intanto nel mondo sta per scoppiare la prima guerra mondiale

Il Sussex, una contea nelle vicinanze di Londra, ricca di villaggi medievali e di castelli, è lo scenario nel quale si svolge l’impianto narrativo del secondo romanzo di Helen Simonson, ed in particolare a Rye, una piccola cittadina pedemontana situata su un promontorio allocato nella zona costiera prossima alla Francia.


Helen Simonson, scrittrice inglese, laureata alla London School of Economics e già autrice del bestseller “Una passione tranquilla” (Piemme, 2011)


Circa cinquecento pagine nelle quali, il fraseggio dell’Autrice, corretto e in bella forma, è morbido, delicato e di natura domestica e familiare, letterariamente irreprensibile. Il suo fervente amore per l’ambiente che la circonda, descritto amabilmente, si identifica con le sue origini britanniche.

La descrizione attenta e precisa del tessuto sociale nel quale la vicenda si svolge, non è altro che la connotazione di una società classista e stratificata in concetti umanitari che appaiono come pervasi da un retaggio ancora medievale e discriminatorio che contraddistingue il tessuto socio economico britannico del tempo descritto all’inizio del ‘900.
Numerosi i personaggi che si avvicendano, tra i quali Beatrice Nash, insegnante di latino in servizio presso l’istituto scolastico del paese, raccomandata da sua zia Agatha Kent e da suo marito John, esponente di spicco del Servizio Diplomatico britannico, famiglia nobile appartenente alla classe abbiente del luogo; il giovane chirurgo Hugh e il giovane poeta Daniel, entrambi nipoti dei coniugi Kent. Poichè Beatrice incontra una certa ostilità da parte del sindaco e della moglie, la famiglia Kent se ne assume la tutela e fra il giovane Hugh e Beatrice nasce, in forma quasi segreta, una sottile attrazione amorosa che costituisce una sorta di siparietto sentimentale che si inserisce con favore nell’ordito narrativo.





Nelle prime trecento pagine l’Autrice illustra, alquanto lungamente, il bellissimo paesaggio bucolico che circonda il piccolo centro di Rye descrivendo, in modo particolareggiato, la vita e gli aspetti sociali di questo ridente borgo britannico del Sussex soffermandosi nell’illustrare i comportamenti degli abitanti del luogo, evidenziando quelli più rappresentativi e importanti dal punto di vista sociale, in un ambito classista e rigidamente organizzato in strati sociali: da una parte i contadini e i proletari e dall’altra i nobili e i benestanti.
La narrazione infatti, si snoda stancamente per buona parte del libro con scene familiari, descrizioni paesaggistiche, fitti e banali colloqui amichevoli senza molta importanza che ne configurano la caratteristica interlocutoria del romanzo. La Simonson pone in evidenzia il carattere, i rapporti e le prerogative soprattutto delle donne dell’alta società, soffermandosi spesso sui chiacchierii banali e fini a se stessi, rischiando di annoiare il lettore.

Nell’estate avanzata del 1914, agli inizi della I Guerra Mondiale, quando la Germania invade il Belgio compiendo razzie, stupri e nefandezze varie sulla popolazione, il piccolo centro di Rye partecipa alle vicende belliche. I cugini Hugh e Daniel si arruolano, come tutti i giovani maschi in età maggiorenne, nelle forze armate britanniche e vengono inviati al fronte bellico, nella parte settentrionale della Francia. Entrambi con il grado di tenente. Il primo farà parte dell’ospedale da campo, mentre Daniel dell’esercito inglese in prima linea. La narrazione prosegue tra una vicenda e l’altra di una guerra in cui quotidianamente piovono granate che fanno strage di soldati inglesi.

Nelle ultime pagine del libro, l’Autrice si riscatta ampiamente e, finalmente, sorprende il lettore con le sue ampie capacità espressive, mettendo in mostra il suo innegabile talento di narratrice di rango. Ci troviamo, quasi improvvisamente, di fronte ad eventi e situazioni particolari spesso drammatiche, come lo stupro subito da Celeste, giovanissima profuga belga, a seguito del quale si trova in stato interessante. La crudele emarginazione dell’innocente fanciulla, divenuta una “appestata” per la comunità, rende il senso e l’immagine rappresentativa della società gretta e classista di quel borgo britannico. Il problema troverà soluzione grazie al gesto di grande umanità ed affetto del tenente Daniel che sposerà Celeste salvandola dal linciaggio sociale del paese.
In chiusura la denuncia sociale della Simonson verso le ipocrisie belliche di alcuni personaggi in alta uniforme come il Generale Lord North, un personaggio tronfio e pettoruto, senza principi morali ed umani che, trincerandosi ipocritamente dietro uno sciovinismo di maniera tutto britannica e accampando diritti di vita e di morte sui suoi sottoposti, farà la misera figura di un dispotico comandante che abusa del suo potere in modo infame e vergognoso.

Posted

19 Sep 2020

Critica letteraria

Vittorio Saltarelli



Foto dal web





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