Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per F.G. Lorca

Una plaquette composta di undici liriche per ricordare Federico García Lorca, non solo un recitativo dell’assenza come da sottotitolo, ma anche dell’immortalità

Non è facile né agevole scrivere qualcosa di perfettamente aderente e giustamente commensurata alla qualità di quest’opera cercando di commentarla nella sua esatta dimensione. È chiaro, come ha scritto con competenza il professore Nazario Pardini nella sua dotta prefazione, che si tratta di una elegia, un componimento letterario improntato a motivi di confessione autobiografica, di delicata mestizia e di forti sentimenti, indipendentemente dalla forma, la quale tuttavia si determina tradizionalmente nel così detto distico elegiaco.

Lorenzo Spurio in questa sua opera esprime, in una sorta di simbiosi catartica, la sua visione lirica dell’esistenza, della natura e della morte, molto simile a quella di Federico García Lorca, offrendoci la netta visione di uno dei sentimenti più nobili e umani: l’attaccamento alla vita e alla propria terra, “a ogni luogo del campo”.



L’opera si dispiega in undici poesie in cui racconta la vita e i sentimenti del grande poeta andaluso, del quale soffre l’assenza ed il triste destino che lo ha portato tragicamente alla morte per mano di maldestri assassini. Nella lirica Non lontano dal limoneto in Nostro esprime un altro mesto cruccio: nonostante siano passati tanti anni dalla morte di Lorca, non è mai stato localizzato con certezza il luogo preciso dell’inumazione, né sono stati ritrovati i suoi resti.
La via crucis di García Lorca comincia quando viene arrestato e condotto nella roccia vescovile, al palazzo del vescovo Moscoso y Peralta e si conclude quando viene portato, assieme ad altri tre condannati, presso la Fuente Grande, già decantata da grandi poeti granadini e dallo stesso Lorca. È qui che avverrà l’esecuzione.

Questa raccolta di liriche evidenzia un accostamento profondo al testo del poeta spagnolo; egli è non solo ammiratore ma anche grande conoscitore della produzione di Federico García Lorca. Queste undici elegie hanno il sapore dell’invettiva in canti di offerta e di ammirazione, ma anche di sdegno, di riscatto simbolico all’oltraggio di una morte ingiusta che pesa come un delitto incancellabile sul volto della Spagna.

Lorenzo Spurio riesce anche ad introdurre la rappresentazione scenica e rituale della corrida e quindi della tauromachia, concetto essenziale della tradizione ispanica. Del resto, il contesto storico e politico in Spagna nel periodo della morte di García Lorca era stato già negativamente raccontato da altri eminenti artisti spagnoli come Picasso, con l’opera Guernica, e Pablo Neruda fortemente amareggiato dall’uccisione di Lorca.





Spurio si è sentito così vicino sentimentalmente al grande poeta spagnolo quasi da non accettare che fosse già morto. In una sua lirica infatti, afferma: Morto è solo chi si dimentica e scompare e questa intima affezione è stata talmente forte e l’ha sentita talmente sua, da farne il punto focale della propria ispirazione lirica.
Credo fortemente che la poesia sia molto legata alla musica; nel leggere questa raccolta di versi dedicata a Lorca, sembra di ascoltare una melodia sulla vita, la natura, gli alberi, le piante e anche la morte – anche se Spurio sembra voler sorvolare su quest’ultimo aspetto, quasi rifiutando di accettarlo – esprimendo una profonda cura e una dedica struggente, per l’interpretazione e il modo di sentire ed apprezzare i sentimenti dell’amore, della libertà e della giustizia che costituiscono i presupposti essenziali per una vita umana serena e, soprattutto, libera da pregiudizi.

Posted

10 Jul 2021

Critica letteraria

Vittorio Saltarelli



Foto dal web





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