Lettera aperta ai giovani della mia città

Le nostre radici affondano nella nostra terra, nella nostra storia, nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni… cercate di difenderle sempre e di andarne fieri

Cari ragazzi,

nel riferirsi ad un libro qualcuno ha detto: È la porta di un mondo che si apre, un invito a restare, a fermarsi in compagnia di una storia, dei suoi personaggi. A volte, un’esplosione di passioni e sentimenti e di eventi drammatici o felici. È infine, una traccia che ci portiamo dentro e che può anche cambiarci la vita.

Un libro nasce da chi sente l’esigenza di comunicare agli altri il suo mondo interiore, le sue conoscenze, i pensieri, le sensazioni, le esperienze di vita, i suoi ricordi, i suoi sentimenti. C’è un momento in cui una pagina bianca si copre d’inchiostro e si riempie di lettere, di parole e frasi che diventano immagini, emozioni, significati.
Ciascuno di noi è “un libro”, un meraviglioso scrigno che a volte resta chiuso per anni e spesso per tutta la vita. Un libro immaginario che al passare del tempo, pagina dopo pagina, annota tutti gli accadimenti della vita.
Che la storia sia il racconto di avvenimenti tramandati nel corso dei secoli e che hanno determinato l’evoluzione dell’intera umanità, è cosa certa. Essa, tuttavia, è anche retaggio dei popoli, ovvero eredità, perché costituisce il patrimonio spirituale, culturale, artistico ed etnologico di ciascuna comunità nell’ambito del proprio territorio. Al di là del significato che ad essa si può dare in senso lato, la storia “narra” il cammino dell’uomo, dalla sua comparsa sulla terra fino ai giorni nostri, con le sue continue evoluzioni, le lotte per la sopravvivenza o per il predominio, il progredire della civiltà. Non a caso l’uomo guarda al passato, dal quale attinge le proprie tradizioni, la cultura, le caratteristiche antropologiche di un’etnia o di una zona geografica.
Le tradizioni di un popolo o di una comunità dunque, non sono altro che la memoria, le notizie e le testimonianze tramandate da una generazione all’altra, con un revival di riti, celebrazioni, manifestazioni e avvenimenti che appartengono alla storia della realtà sociale alla quale si riferiscono, che si perpetuano nel tempo, che rappresentano un vero e proprio culto del passato e, più sono numerosi e carichi di significati, più contraddistinguono il progresso civile e sociale di una comunità.

Trapani è sicuramente una tra le città che possono vantare innumerevoli tradizioni, non fosse altro perché le sue origini risalgono a oltre trenta secoli di vissuto tra scienza, religione, arte, cultura, sport, laboriosità, ingegno ma anche ambiente, attività umane, risorse naturalistiche, pesca e attività marinare, commercio e artigianato.
Cara Trapani… è il titolo di un mio libro, una falce mitologica ed antica protesa sul mare, estrema punta sud occidentale della penisola Italica.

È la città tra due mari. Il Tirreno a nord e il Mediterraneo a sud, dove si estendono le bianche saline con i caratteristici mulini a vento che, da un punto di vista naturalistico ed ambientale, formano uno degli scorci più affascinanti del nostro paesaggio costiero.
Il titolo, seguito dai tre punti di sospensione, lascia intendere la confidenza, la familiarità e l’affetto con i quali si dispiega il mio approccio ad essa, come se scrivessi a lei una lettera. Nonostante abbia cercato di raccontare quasi tutto della sua storia, delle peculiarità del suo territorio e dei sentimenti che mi legano, temo tuttavia che qualcosa sia rimasto in fondo al cuore e fors’anche il cruccio di non avere saputo narrare, fino in fondo, tutto quello che avrei voluto.

Il territorio cari ragazzi, è il luogo nel quale siamo nati o dove viviamo e custodiamo i nostri affetti più cari, dove voi crescete e diventate parte integrante e importante nella società del futuro. Dobbiamo amare la nostra terra, la nostra città, e amare vuol dire difendere, preservare, rendere migliore. Significa prendersi cura delle nostre tradizioni, dei nostri luoghi storici… ma per amare la nostra città, dobbiamo conoscere la sua storia, le sue origini, le sue tradizioni e la sua cultura che ci viene accreditata da tremila anni di esistenza.
Il territorio è il principale bene naturale e culturale di cui dispone ogni persona per vivere. Tuttavia non deve essere considerato soltanto come lo spazio geografico. La scuola, infatti, fin dai primi anni, cerca di educare ad un senso civico di accoglienza, di ospitalità e di umanità, favorendo la comprensione e l’integrazione sociale degli immigrati. Una civiltà concepita in maniera globale come atteggiamento mentale e comportamentale volti a conoscere, accettare e ad apprezzare contesti umani, sociali e produttivi diversi dal proprio.
Una gita a Segesta, a Selinunte o ad Erice, le vacanze nelle località balneari della costa o delle isole, una visita ad una fattoria o a un vecchio “Baglio” di campagna, ad un’antica bottega o ad un moderno laboratorio artigianale, una semplice passeggiata in uno dei tanti centri storici della provincia, rappresenta un’opportunità per incontrare la cultura, conoscere e apprezzare le bellezze di un territorio.
Le nostre radici affondano nella nostra terra, nella nostra storia ed esse ci accompagnano sempre nella vita. Cercate di difendere sempre le vostre origini delle quali dovete andare fieri. Cercate di imparare tutto quello che potete, dai libri, dalla vita, dalla scuola che vi forma culturalmente e caratterialmente, dagli insegnamenti che ricevete, dalle esperienze, dalla volontà e curiosità d’apprendimento di ciascuno di voi.
Il vostro futuro dipenderà da quanto avrete appreso e fatto vostro perché, da sempre, chi più sa più conta nella vita e sa farsi valere ed apprezzare, per quello che sa fare e per il contributo di valori e di opere che può dare alla società.

Posted

16 Jan 2020

Pensieri e riflessioni

Vittorio Saltarelli



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