La lingua di KOINÈ Saggio linguistico di N. Barone

La manifestazione culturale, patrocinata dal Comune di Buseto Palizzolo, è stata organizzata dal coordinatore responsabile del settore culturale dell’Associazione di Lettere, Arti e Sport Jo’ e poeta A.Criscenti

Mercoledì 6 marzo 2019, presso l’Aula Magna della Biblioteca Comunale di Buseto Palizzolo (TP), ho avuto l’onore di presentare l’ultimo libro del poeta trapanese Nino Barone, un saggio linguistico intitolato La Lingua di KOINÈ, Appunti di scrittura e parlata siciliana.
Intanto spieghiamo il significato KOINÈ che ai più sembrerà un termine quanto meno misterioso. Si tratta in realtà di un aggettivo della lingua greca che vuol dire: “comune”, quindi la Lingua comune, cioè la lingua di tutti, ma al tempo stesso anche di un territorio circoscritto, le cui persone deputate ad utilizzare al meglio la lingua, sono poeti, scrittori e attori, di teatro e del cinema.


Non è la prima volta che mi accingo a parlare di questo brillante e talentuoso poeta trapanese, apprezzato e ben noto autore di liriche in dialetto siciliano. Dalle nostre parti Barone è conosciuto da tempo ed è considerato un esponente di spicco della nostra tradizione letteraria popolare. Tempo fa ho già recensito una sua pubblicazione dal titolo: Petri senza tempu, un’opera che verrà inserita in un’antologia di poeti siciliani di prossima pubblicazione, curata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, che si è interessata del nostro poeta per le sue qualità liriche e capacità espressive poetiche. La Lingua di KOINÈ tuttavia, non è una raccolta di liriche, bensì un saggio di studio e di ricerca sulla lingua siciliana attraverso la sua morfosintassi e le sue espressioni tipiche e idiomatiche. Ampie, infatti, sono le riflessioni dell’Autore sull’oralità della nostra lingua, nonché sull’ortografia e il parlato comune, del quale scrive: “è inconfutabilmente, la sua vera ricchezza, quella che abbiamo appreso in modo naturale dai nostri genitori che sono stati i primi ad insegnarci a parlare.

La lingua è lo strumento di comunicazione che rende possibile la reciproca comprensione tra i membri di una stessa comunità. È quindi un’istituzione sociale che suppone da una parte l’attività del parlante che traduce in simboli fonici il concetto che vuole esprimere e dall’altra l’attività di chi ascolta che, dalla percezione acustica, ricrea il concetto trasmesso.
Nel leggere questo interessante ed esaustivo saggio di Nino Barone sulla lingua siciliana, sono rimasto positivamente sorpreso dalla quantità, qualità e puntualità delle informazioni che ha saputo raccogliere; uno studio accurato e completo, deduzione questa, avvalorata anche nella dotta prefazione al libro firmata dall’emerito prof. Federico Guastella.

La lingua di un popolo è anche la storia di quel popolo, e la storia ricca e varia del popolo siciliano non poteva far altro che produrre un lessico altrettanto ricco e vario. Anche se la base lessicale del Siciliano è, molto probabilmente, derivata dal latino, tuttavia è possibile trovare eredità e retaggi del greco, dell’arabo, del normanno, del catalano, del francese, dello spagnolo e, andando molto indietro nel tempo, del sancrito, come ha ampiamente dimostrato l’eminente glottologo siciliano Enrico Caltagirone nel suo libro Origine e lingua dei Siculi. Queste eredità rappresentano le impronte della storia dell’Isola, fatta da invasioni, dominazioni e guerre, da innumerevoli contatti con le genti indo-europee e mediterranee in genere. Questi eventi millenari, hanno determinato, in quello che era l’idioma originario dei siculi, una serie innumerevole e continua di contaminazioni, intrusioni e commistioni che tuttora, anche se in misura ridotta, continuano con la lingua ufficiale italiana e con terminologie straniere di uso corrente, che finiscono con l’essere assimilate.

Ed ecco allora, il greco-siculo, il latino-siculo, l’arabo-siculo, il franco-siculo, l’ispano-siculo, l’italo-siculo. Sostanzialmente è sempre la stessa lingua, una ed una sola: il Siciliano. Già, quel Siciliano che, dopo il disfacimento del Latino, divenne la prima lingua della letteratura italiana (Dante, nel De Vulgari Eloquentia: “tutto ciò che gli italiani poeticamente compongono si chiama siciliano”; e il Devoto: “la Sicilia a partire dal XII secolo, nel periodo delle due grandi monarchie, la normanna e la sveva, ha elaborato la prima lingua letteraria italiana”).
Non bisogna dimenticare inoltre, la distinzione tra lingua parlata e lingua scritta, foneticamente e sintatticamente diverse tra loro, concetto questo, che appare come assolutamente precipuo nella lingua siciliana. In diverse zone della Sicilia infatti, o, addirittura, nella stessa provincia, anche a distanza di pochi chilometri, certi termini sono diversi, nella loro espressione, tra parlata e scritta. La parola, infatti, ha un suo compito preciso: è parte di questa verità del linguaggio che nulla concede ad uno sperimentalismo inconcludente di alcuni pseudo poeti di oggi.

La lingua di KOINÈ di Barone è un’autentica provocazione in cui il poeta diventa un glottologo con l’intento di realizzare un nuovo codice linguistico ufficiale, costituito da un corpus di regole grammaticali, morfologiche, sintattiche, ortografiche e fonologiche che trasformi il vernacolo in lingua letteraria, ovvero la lingua comune, pan siciliana, con la quale scrivono i poeti che vogliono esprimersi in lingua siciliana.
E questo intento Barone lo ha quasi del tutto raggiunto grazie proprio ai suoi studi e alle sue ricerche sul linguaggio. Le sue poesie infatti, non sono un’espressione tipica del vernacolo trapanese, come potrebbe esserlo quella di un poeta catanese o messinese, interprete ciascuno del proprio idioma locale, ma un’espressione in lingua Siciliana.
In definitiva, questa ricerca e questi studi del Barone sono giustificati dalla sua volontà nel volere ben figurare nell’agone poetico e culturale. Attenzione però, non esibizionismo culturale il suo, bensì amore per la sua terra e le sue tradizioni.
A dimostrazione del suo talento lirico, noto ormai da tempo, il suo libro di sonetti in lingua italiana: Amor ti tocco, anche questo da me recensito, con il quale ha riscosso un ampio e meritato successo.
Insomma, Barone ha dimostrato che la cultura e l’arte sono espressione di sentimenti elevati, colmati da esperienze di vita vissuta nella comprensione dei valori umani e civili di una persona che ha messo in opera il suo dono naturale di poeta con una sobria capacità letteraria e culturale.

Posted

06 May 2020

Critica letteraria


Vittorio Saltarelli



Foto dal web





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