Sacro e profano: Il rito come archetipo umano

Nella odierna glocalizzazione noi abbiamo o crediamo – meglio ancora – di aver perso ogni tipo di mitologia e rito, come abbiamo ampiamente suddetto invece certa ritualità permane negli atti quotidiani. Potrei fare una lunga lista di esempi come “la luce pendula”, il “cornetto”, quest’ultimo poi nel bacino napoletano è molto usato e deve essere rigorosamente regalato oltre ad innumerevoli altre superstizioni folkloristiche o tradizioni religiose, vedi ad esempio l’albero di natale, che permangono in maniera” inconscia” nella nostra società nonostante le diverse forme culturali.

Su tal punto non possiamo non citare Lévi-Strauss, il quale non sosteneva che le società arcaiche sono uguali alle società tecnologicamente più sviluppare bensì voleva sottolineare che certa mitologia e ritualità, come l’idea della morte o il cannibalismo restano – seppur inconsciamente – nel nostro agire quotidiano.
Pertanto si tratta in nuce, di riconoscere, di aver coscienza che la mitologia profana ha in sé antichi archetipi “in quanto l’uomo ne ha bisogno”.

Oggi rivediamo al cinema o leggiamo i paradigmi mai morti dell’eroe, del guerriero, del mostro, della felicità o dell’inferno o dell’età dell’oro perduta o sappiamo dei riti sacri e massonici.
Prendiamo ad esempio le trasfusioni di sangue, che servono a dare vita in casi disperati o di necessità. Questa è da considerarsi come una pratica universalmente accettabile, ad esclusione di alcune sette religiose come i Testimoni di Geova, però si tratta di un rito cannibalico il quale rientra nei nostri archetipi, come uccidere l’uomo vecchio che è in noi per rinascere, il che è attestato non solo nei Vangeli, bensì nei miti mitriaci e nelle culture indo-europee. [Per un maggior approfondimento vedi Il saggio sul dono (Essai sur le don. Forme et raison de l’échange dans les sociétés archaïques, 1923/4) dell’acutissimo Marcel Mauss]

Lo stesso dicasi del ritorno all’origine (vedi Rousseau), che ci spinge ad identificarci con l’altro, come nella filosofia del volto di Lévinas, il quale vede nell’alterità la nostra umanità, le nostre paure e il nostro bisogno dell’altro.
Come direbbe Erving Goffman, pur ribaltando i suoi assunti da sociologici ad etnici, si perde la maschera che usiamo quotidianamente e ci ritroviamo essere umani in toto, nei drammi provocati dalla natura (terremoti, tsunami, o lo stesso Covid-19).
Il rito della introiezione (o liminale di Turner), lo vediamo ogni domenica e ogni festività comandata. Nello stesso rito domenicale della messa cattolica, il pre-liminale è costituito dal credente non ancora cresimato. Diventa liminale quando riceve il carisma della cresima (il cristiano da battesimato ora diventa “milite di Cristo”) e post- liminale, quando introietta in sé la cultura cattolica.

Riti odierni sono gli inni nazionali, le commemorazioni funebri o quelle storiche (esempio il 2 giugno per noi). Quindi l’archetipo è fondamentale nell’essere umano in quanto, seppur cambiate le forme, rivive il suo “sé” profondo e si lega all’umanità.
Un esempio per tutti: nell’Iliade, troviamo “l’archetipo dell’amicizia e del rispetto degli avi”. Glauco, eroe troiano, deve battersi contro Diomede, un semplice soldato greco. Quando entrambi sapranno che i loro avi erano legati da un rapporto di amicizia, contrariamente al costume guerriero greco, abbandonano le armi, si scambiano i doni, riconoscendosi come portatori di un archetipo che è la philia (ancora oggi si parla di questo episodio per definire storicamente la xenofilia)

L’amore, l’amicizia – altra forma d’amore – la morte e lo stesso matrimonio sono archetipi che noi continuiamo, anche se in modo completamente diverso, a reiterare (come “il mito di Er “in Platone, Repubblica, insegna).
Purtroppo, diceva Veronesi, oggi non si ha neanche il diritto di morire in quanto, contro la nostra libera volontà, si viene ricoverati e nutriti artificialmente perché non si è ancora trovata, almeno in Italia, una soluzione degna dell’uomo, affinché sia tale, affinché l’uomo venga rispettato anche nell’ultimo passaggio.

Posted

12 Jan 2022

Storia e Filosofia

Enrico Marco Cipollini



Foto dal web





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