Il Postmoderno e il Pensiero Debole

Ovvero inconsistenza e miseria della filosofia italiana contemporanea.
Intervista a Gianni Vattimo (Seconda parte)

Il meta-racconto illuminista è l’idea della storia umana come storia del progresso, della coscienza attraverso i lumi della ragione, la rivoluzione del proletariato e le conquiste della scienza e della tecnica. Tale narrazione culmina nel Positivismo, favo-rendo l’emancipazione e la libertà dei popoli.
Il meta-racconto idealista risale ai grandi filosofi idealisti dell’800 tedesco: Fichte, Schelling e soprat-tutto Hegel per la visione della storia umana segnata dallo spiritualizzarsi della coscienza: lo Spirito asso-luto ha una conoscenza speculativa degli spiriti finiti che siamo noi.

Il meta-racconto marxista è una sorta di mescolanza di quello illuministico e di quello idealistico; il Marxismo nella misura in cui parla della fine dell’alienazione – ossia di una riappropriazione di sé da parte dell’uomo – ha qualcosa del meta-racconto idealistico e si presenta come sapere dei saperi. Infatti, fine della storia, è far sì che l’uomo si senta padrone di sé, che non abbia schiavitù e dipendenze; tuttavia per l’Idealismo questo processo appare soprattutto di carattere spirituale, per il Marxismo di carattere materiale. Il meta-racconto marxista comprende anche una quantità di elementi del meta-racconto illuministico, come sapere critico, nel senso che è finalizzato alla liberazione dalle catene materiali e si presenta come sapere multidisciplinare. (J. F. Lyotard, La condizione postmoderna).

Queste ideologie globali per qualche motivo hanno perso significato e autorità, perché in esse sono accaduti fatti come l’Olocausto, la crisi del Comunismo reale, gli inconvenienti del capitalismo, i pericoli di un conflitto nucleare, la minaccia di una catastrofe ecologica, che hanno sostituito il certo con il problematico, la definizione con la convenzione, l’essere con il divenire, il perdurare con il dissolvimento. Inoltre, il crollo del Marxismo, in cui lo stesso Lyotard aveva fortemente creduto, lo porterà al nichilismo del “pensiero debole” e gli farà sostenere che anche i frammenti possono divenire storia e identità. (J. F. Lyotard, op.cit).
In proposito Vattimo afferma che – secondo Lyotard – l’Illuminismo, l’Idealismo e il Marxismo erano dei principi di legittimazione e di scelte e, non essendoci più le grandi narrazioni complessive, che ci hanno dato “il filo conduttore” sia per interpretare il passato sia per prospettarci il futuro e le scelte, siamo entrati, in qualche modo, nell’era post-moderna.




Infatti, Lyotard sostiene: Ognuno dei grandi racconti di emancipazione è stato invalidato nel suo fondamento dagli ultimi cinquant’anni. Auschwitz ha smentito il meta-racconto idealista e l’ottimismo hegeliano, per cui era vera la frase: “tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale”.
Pertanto questo crimine è reale, ma non è razionale. Anche lo stalinismo ha smentito il meta-racconto marxista: tutto ciò che è proletario è comunista, tutto ciò che è comunista è proletario. Berlino 1953, Budapest 1956, Cecoslovacchia 1968, Polonia1980 confutano la dottrina del materialismo storico, perché i lavoratori insorgono contro il partito e il comunismo è morto in maniera ignominiosa, lasciando lungo i sentieri del secolo più ricco della storia immani disastri e piramidi di cadaveri. Tutto ciò che è democratico viene dal popolo e va verso il popolo, e viceversa: il Maggio 1968 confuta la dottrina del liberalismo parlamentare; le crisi del 1911 e del 1929 confutano la dottrina del liberalismo economico, mentre le crisi degli anni 1974-1979 confutano la versione postkeynesiana di essa. (J. F. Lyotard, Il postmoderno spiegato ai bambini).


Ma la crisi della cultura come crisi della modernità, ha interessato anche le scienze fisiche, il capitalismo selvaggio e la democrazia, che non costituiscono più un orizzonte di valori perseguibile in maniera compiuta e senza riserve. Questo è, a grandi linee, il pensiero di Lyotard.
Per Vattimo ciò che Lyotard dice è ancora una volta una forma di meta-racconto: È accaduto un evento e questo evento ha un certo senso e viene da me proposto, interpretato, illustrato. Questa è ancora una forma di narrazione. Se riconosciamo che la teoria del postmoderno si presenta come un meta-racconto, probabilmente noi dobbiamo non semplicemente dire: “non ci sono più meta-racconti della Modernità, ma dobbiamo domandarci come mai è successo che questi meta-racconti hanno perso autorità. (G. Vattimo, Trascrizione dell’intervista registrata dagli alunni di 5^ B il giorno 28 aprile 2001).
Nel 1983 fu pubblicato dalla Feltrinelli un volume collettivo intitolato Il pensiero debole, a cura di G. Vattimo e Pier Aldo Rovatti, comprendente diversi saggi di U. Eco, L. Amoroso, G. Carchia, G. Comolli, F. Costa, F. Crespi, A. Dal Lago, M. Ferraris, D. Marconi.
In seguito, questo volume fu tradotto in diverse lingue: in spagnolo, in francese, in americano e riscosse un certo successo. Ma dopo quarant’anni ci si chiede se la questione del postmoderno e del pensiero debole siano ancora attuali, dove abbia condotto la teoria del pensiero debole, se le attese e le pretese fondazionistiche di molta parte della filosofia tradizionale siano oggi difendibili oppure bisogna ammettere che tali ideologie appaiono come illusioni teoriche.
Sono gli stessi Vattimo e Rovatti ad affermare nella premessa al volume Il pensiero debole: Ebbene, il dibattito filosofico ha oggi almeno un punto di convergenza: non si dà una fondazione unica, ultima, normativa. Quindi non c’è una fondazione unica, ultima, normativa e ciò equivale a dire che la “crisi” dei fondamenti si è ormai spostata dentro l’idea stessa di Verità. Si è certi sul fatto che il pensiero si trovi alla fine della sua avventura metafisica. Ciò significa che il pensiero non può più esibire quella forza che esso ha sempre creduto di doversi attribuire in nome del suo accesso privilegiato all’essere come fondamento. (G. Vatttimo, P.A.Rovatti, Premessa a AA.VV., Il pensiero debole, Feltrinelli, Milano).

Posted

09 Jun 2023

Storia e Filosofia


Tina Ferreri Tiberio



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