Nel tempo dell’assenza. Tragitti casuali d’incomunicabili silenzi

Un libro in cui l’Autore “sa cogliere” i momenti veri, significativi dell'esistenza umana e “trasformarli”, elevarli ad impressioni ed emozioni mediante quell’intima unione di suoni ritmici e armonie quale è la poesia

Nel tempo dell’assenza. Tragitti casuali d’incomu-nicabili silenzi, è l’ultimo lavoro poetico di Massimo Massa, pubblicato nel 2020, dopo Evanescenze (2013), Geometrie dall’infinito (2016) e All’ora sesta (2017). Massimo Massa attualmente vive a Bari.
L’opera è suddivisa in tre sezioni: 1) L’assoluzione; 2) In ogni battito del mondo; 3) L’essenziale. Il filo conduttore di queste tre sezioni è la ricerca incessante e spasmodica del nostro essere al mondo, il sentirsi, a volte, come in bilico e frastornati da sensazioni fuggevoli e da forti emozioni che travalicano pensieri e slanci dell’anima.




La prima sezione L’assoluzione si apre con dei versi che racchiudono il senso della silloge: Ritroverò tra queste righe/ ciò che ero allora/ e unendovi l’inchiostro/ capirò chi è quest’uomo/ con la paura tra le mani,/ forse bolla inconsistente di facili entusiasmi/ germogliati nell’infinito abisso,/ nell’incoerente convinzione/ dell’altrui ragione.
Il discorso è colloquiale, intimistico, riflessivo e si dipana in uno spazio indefinito, supera gli angusti confini e si allarga verso una visione quasi immaginifica. Il tempo sembra quasi sospeso, l’autore rivede sé stesso sia nella vaghezza del suo continuo andare senza approdo sia nel perdersi delle fantasticherie Verrà il giorno/ in cui riempire la valigia/ nell’attesa di quel treno/ che non avrà fermate/ né arrivi né confini.
Massimo Massa instaura un dialogo con la sua anima, non ha nascondimenti, molto spesso i suoi pensieri sembrano vibrare e si muovono nella plasticità del paesaggio. La natura, il mondo circostante, riflettono la dimensione interiore del poeta, scandiscono i chiaroscuri del suo sentire e nella narrazione scandiscono e definiscono, anche, la sua voce, i suoi suoni: La brezza scuote l’aria, tra il suono dei canneti mossi, tra gli odori del mattino. Ma il poeta sa quanto sia incerto il suo andare ed è solo l’impronta sul selciato, nel fragore sordo della vita, che gli dà la speranza di una nuova primavera. Sono versi molto belli, ricchi di immagini, colori, emozioni; tra le righe palpita una poesia che seduce, che avvince e alla quotidianità, ai ricordi, agli affetti s’intrecciano le inquietudini dell’anima e il silenzio che racconta. Lo sguardo diventa a volte impietoso, austero e scava, scava nei pensieri, sulla pelle, nel fondo di una tazza di caffè per riconoscere l’insensatezza e la miseria dell’umanità. Ma è proprio in questo riconoscersi carta nuda che si consegna come enigma metafisico dedito alla contemplazione e al silenzio trascendente.

È una poesia, quella della seconda sezione, intitolata In ogni battito del mondo, che si addentra in spazi e tempi, in cui le parole diventano segno di verità e denuncia e scoprono la morte, la deva-stazione, il dolore; sono versi che sfiorano la vita, le paure, la desolazione e in cui il mistero che avvolge l’uomo viene avvertito e trasfigurato in un processo creativo. In Oltre: Nuda sei/ tra quelle vesti/ di vetro e organza/ nell’irragionevole disarmonia/ dell’esile corpo/ riflesso tra le ombre oppure in Qui muore Dio: C’è silenzio/ qui dove non c’è Dio/ eppure è notte in ogni posto/ mentre il sole si dilegua/ nei cieli scuri di Kabul/ che ha visto lame/ affondare/ nella carne del suo ventre il poeta Massimo Massa dà voce a chi non ne ha e il suo è un grido di dolore, infatti il suo sguardo si sofferma su quelle ferite, su quelle spaccature del reale che ci raccontano l’enigmaticità della sofferenza e della morte; la tragedia umana non si ferma neanche di fronte ai bambini e Massa, in Scenderà sera sopra Gaza, descrive in maniera intensa questa non-dimensione, mettendo quasi a nudo la coscienza dell’uomo, incapace purtroppo di fermare la drammaticità di ogni guerra.

Ma sono versi che raccontano anche lo smarrimento del proprio io, la fuga dall’interiorità e nell’interiorità, volendo quasi ribaltare una situazione di fatto. In Improbabile dissenso: Imparerò ad amarmi/ attento ad ogni cambiamento,/ ad accettarmi in ogni istante,/ imparerò a contare/ io che dei numeri/ colgo solo l’incombenza/ di misurare il tempo;/ imparerò a sillabare/ un’inutile speranza/ che resta sulla pelle/ e nega dignità il poeta incalza nelle immagini, modula la parola e la musicalità nel verso, non lo fa perché spinto da impressione passeggera ma perché spinto da un bisogno profondo di percorrere sino in fondo la complessità della realtà, trafitta dall’oscurità della morte.

Nella terza sezione, dal titolo L’essenziale, dopo l’iniziale “smarrimento”, il poeta sembra” il poeta sembra ritrovare “il tempo dell’assenza” e riconosce che la vita e il cuore, nonostante ci sia stata una distanza temporale, sono fonti insostituibili di consolazione, ma è soprattutto l’amore, l’essenza della vita stessa.
Vediamo come in Oltre il mare di te il poeta affida ai versi, quasi in maniera dirompente, il forte desiderio che quasi lo travolge: Me ne andrò/ per cercarti nell’altrove/ tra i giacigli delle rose/ nell’appartenenza al tempo/ di promesse impresse sulle mani/ nell’abbraccio della quiete della sera. In questa bellissima strofa il poeta racchiude l’essenzialità della poesia che è ricerca esistenziale di quei momenti, di quegli attimi che sembravano sommersi nel turbinìo dei miraggi ma erano ben custoditi nell’abbraccio della quiete della sera.
Massimo Massa, in questa terza sezione, scarnifica i suoi sentimenti, le sue emozioni, il suo viaggio interiore diventa palpabile, immediato, intensamente profondo: Tu che mi stupisci ancora/ come neve all’equatore./ Tu che mi respiri dentro/ quando confusione tace./ T’aspetterò al tempo del tramonto/ sul viale dei petali caduti./ Resta ferma la lancetta dei minuti/ naufragata all’ora sesta. Il tono, in questa poesia, diventa lirico, stringente, sembra quasi che la parola si smaterializzi e nella consapevolezza della fragilità dell’essere umano, luminoso traspare il lume della speranza: quando sarà d’inverno/ per ritrovarti tra cent’anni/ nei venti di burrasca.

L’immagine sembra attonita ma stupisce per questo desiderio dell’immenso, quasi a volere evocare un’atmosfera di magia. Il poeta Massimo Massa, in queste sua raccolta poetica, ha voluto cantare la complessa dimensione del tempo che si confronta continuamente con la dimensione dell’infinito, dell’immenso e in cui il mistero delle cose lascia, sempre, intravedere un nuovo orizzonte.

Posted

08 Dec 2022

Critica letteraria


Tina Ferreri Tiberio



Foto dal web





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