Intervista a Guido Oldani

Padre del Realismo Terminale

Il Realismo Terminale è paragonabile ad una potente Ferrari, ma come ogni macchina, solitamente ha bisogno di una regolare messa a punto da parte del capo officina, che ne conosce tutti i componenti. A dodici anni dall’uscita di fabbrica del RT, questa intervista a Guido Oldani si propone come una sua sapiente checklist di filtri, candele, cinghia, olio, frizione, batteria ed impianto frenante; infine, il controllo dei pneumatici, importanti per una perfetta tenuta ed aderenza sull’asfalto.



Rispetto a dodici anni fa, che cambiamenti sono avvenuti nel Realismo Terminale?
Quando ho incominciato a pensarci, negli anni 90, dentro di me il Realismo Terminale andava assumendo nomi differenti e avvicendamenti progressivi. Con il varcare di millennio tutto mi è parso chiaro. Ci sono state molte pressioni, sgambetti, zavorre apposte, perché questa potente intuizione non venisse al mondo. La si lasciasse cuocere in modo che tutti ne potessero bere un po’ di brodino, con vantaggi per alcuni e svantaggi per nessuno. Il clamore del “più abitanti in città che fuori” fece di fatto capitolare i freni tirati; si arrivò al dunque.
Come succede quando ci sono le innovazioni storiche decisive, si appalesano tre fasi. La prima è quella del silenzio; la seconda quella del sorriso di sufficienza; la terza quella del mutacismo terrorizzato. A distanza di un decennio il Realismo Terminale, ottiene simpaticamente per interlocutori i protagonisti di questo terzo periodo. Lo scrollamento di alcune scorie, la penetrazione nelle università e il comparire in sede internazionale, credo sia il più significativo diversificarsi dopo il decennio trascorso. Vale a dire, dopo le salite, sono incominciate le discese. Per chi non teme le velocità in crescita, questo è il suo momento, per gli altri è ottimo il consiglio di scendere dalla carrozza e di consegnarsi all’abbraccio di don Abbondio. Dentro al RT si è consolidata una fase di sicurezza intellettuale ed esistenziale, mentre sul piano urbanistico della propria configurazione il RT si è potenziato poeticamente ma anche diramato presso altri specifici: le arti visuali plurime, il teatro e la riflessione musicale, nonché il pensiero sociologico riferito ai processi culturali.

Quando si trova ad esaminare un testo poetico realista terminale, quali sono i canoni che lo consacrano realmente come tale?
Quando la natura è diventata piccina piccina e gli oggetti la dominano, dettando legge, allora la prima diventa la controfigura dei secondi. Come a dire che anziché essere i figli ad assomigliare ai padri, sono questi ultimi a giustificare le loro fattezze di somiglianza avuti dalla prole. Un mondo e un linguaggio, persino grotteschi ma chiarissimi nell’espressione quanto nella comprensione. In questo modo , siamo certamente nel pieno di un testo realista terminale.
Naturalmente la modalità è bene che sia diluita ed ariosa, perché solo nell’aria si vola, altrimenti si nuota o si opera come una trivella. Come nel Futurismo, tutto ciò che è forzoso cade. Mi accorgo che quasi sempre sono gli stessi autori a criticare il proprio operato, indicando e il pericolo del manierismo, quanto quello dell’eccesso di immersione nel canone. Esso è un filo di Arianna d’accompagnamento ma mai un tunnel protettivo dai bombardamenti della futilità.

Oggi il Realismo Terminale è in grado di inglobare in se le tante anime diverse che si avvicinano, senza che questo rientri soltanto nel fenomeno di accatastamento?
L’accatastamento è indispensabile e molte opere sono, così come i fatti sociali, inconsapevolmente realistico terminali. Non basta questo: si pone il confine della poesia, dentro o fuori. Se volo come l’aereo dal quale mi getto, sono dentro. Se l’aereo imita me che precipito, non ci riguarda più, neanche se vengono nominati centomila oggetti veduti o incrociati.
Come abbiamo già avuto modo di dire, anche insieme, non credo che il RT sia utilizzabile per una scelta politica magari di destra o di sinistra. Oppure che esso possa dar luogo ad un prontuario di buoni consigli per essere più civili nella vita sociale quotidiana. RT rappresenta uno strumento di linguaggio che come tale consente un nuovo tipo di conoscenza e, per quella via, magari anche un nuovo collocamento della prassi del vivere. Come si vede di una triangolazione mediata, si tratta e non necessariamente di un’opportunità ipso facto adottata. Siamo cioè più in presenza di un incoraggiante labirinto che non di una linea retta da percorrere risolutamente. In questo senso mi pare che le varie anime possano arricchire il RT, così come le tessere policrome di un mosaico ne vivificano ulteriormente l’immagine complessiva

Se ci fossero due porte immaginarie con su scritto, in una “Dialettica” e nell’altra “Opportunità”, nel terzo millennio, secondo lei, quale delle due aprire?
C’è sempre un’opportunità anche nella scelta secondaria. Tuttavia credo di non avere dubbi, varcherei l’ingresso dell’opportunità. Perché? Perché nel nostro tempo , vaccini e armi, che hanno troppe cose in comune nella loro gestione e nel lucro derivante, fino quasi ad apparentarli, mi paiono condizioni necessarie e sufficienti perché si parli di RT.

Il cuore è come un vagone di vaccini, l’anima è simile ad una santabarbara gremita di esplosivi. Certo non per tutti; in questo caso farei altri esempi.
Nel terzo millennio, non riesco a vedere luoghi o vicende, oggetti o persone, natura o artefatti che non siano esprimibili con il RT. A mio parere, cioè, aprire gli occhi al mattino ,equivale a vedere soltanto opportunità per il RT. Persino il vaso di tulipani che vedo al centrotavola mi fa pensare a dei cacciaviti, immersi con il manico rivolto verso l’alto. Meglio di così, o peggio di così, non potevamo capitare. Alice nel paese delle meraviglie si è tramutata in Alice nel paese delle opportunità realistico terminali.

In un video di qualche tempo fa (fra covid e guerra) lei diceva che è facile immaginare cosa accadrà fra dieci/ quindici anni. Rispetto agli accadimenti mondiali come crede che la poesia realista terminale possa essere bussola e timone delle nuove generazioni?
Intanto mi accorgo che le nuove generazioni hanno un linguaggio spontaneo, prossimo o interno al RT e siccome sono i giovani a diventare vecchi e non viceversa, mi pare legittimo ritenere che la prospettiva di un linguaggio realistico terminale sia necessariamente non breve. Constato inoltre che persino i poeti che prolungano il secolo precedente fra di noi, sono costretti, se vogliono sopravvivere a fare man bassa della nostra strumentazione retorica, com’è appunto quella della similitudine rovesciata.
Non imponiamo alcuna tassa sul macinato e diffondiamo con garbo la grazia delle nostre intelligenze creative. Le certificazioni storiche stanno a dimostrare chi imita chi e questo è motivo di soddisfazione, nonché di ironia.
A questo punto, sapendo che nel “Realismo Terminale” avevo previsto la pandemia, mi si chiede simpaticamente di provare ad esternare qualche profezia. Al momento i popoli continuano ad accatastarsi, smodatamente, come si può si può. C’è anche qualche rara mosca bianca che va a vivere nei boschi come Heidegger o sui monti come Segantini.
Questi però hanno con sé il cordone ombelicale d’acciaio del collegamento informatico, che più lo si strattona e meglio si trasforma in un cappio con tanto di lubrificato nodo scorsoio
Io non so esattamente se questo patrimonio, che è il RT, possa essere utilizzato come bussola e timone. Cioè analogamente ad una vis a fronte od a una corrispettiva vis a tergo. Sappiamo che un bastone può soccorrere la deambulazione, ma anche essere un’arma con cui percuotere la schiena altrui. Faccio un esempio: col RT si può sostenere la fragilità di un ragionamento, ma anche fare pubblicità per i prodotti più inutili , o persino scrivere copioni per telenovele che orientino il già troppo disorientato libero arbitrio nelle scelte, ad esempio politiche, oppure nelle favole da raccontare ai neonati per un loro radioso futuro. Ed ancora per ogni spiritualità che possa rendere più umanitaria l’umana presenza ,nel mondo, di ciascuno di noi, e quindi di chi verrà. Infine, ho proprio l’impressione che il RT stia più di fronte al nostro sguardo bioculare che non ai frutti opposti dell’occhio pineale. Più olfatto del futuro che non archeologia degli odori trascorsi.



Posted

18 May 2022

Incontri ed interviste d'autore

Taniuska - Tania di Malta



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