Battesimo letterario per la De Vergori

Presentata al Santuario di San'Antonio a Bari la sua raccolta poetica dal titolo "Un passo dall'arcobaleno"

Si è tenuta a Bari il 5 novembre, presso la suggestiva cornice del Santuario di Sant'Antonio, in p.zza Luigi di Savoia, la presentazione della prima raccolta poetica pubblicata da Flora De Vergori, dal titolo Un passo dall'arcobaleno, edita da Oceano Edizioni.
L'evento ha avuto inizio alle ore 18.00 con i saluti del parroco Vito Di Pinto, rivolti al pubblico presente, accorso numeroso e particolarmente attento e interessato. La manifestazione si è avvalsa della presenza di due ospiti d'eccezione: il prof. Pasquale Panella, Rettore-Preside nei Convitti Nazionali e Cultore della Materia presso la Cattedra di Glottologia e Linguistica, Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bari, in veste di relatore e l'ing. Luciano Anelli (sua la postfazione al libro) che ha proiettato, nel corso della serata, un video di sua produzione, sulla violenza di genere e sulle donne, tematica tra le più sentite nelle liriche della De Vergori, dal titolo “No violenza sulle donne 2019”, coinvolgendo 150 fra donne e uomini che hanno accettato di “metterci la faccia”, descrivendole le finalità e il percorso significativo per la realizzazione.

La lettura dei brani è stata affidata ai poeti Crescenza Caradonna e Michele Aprile, mentre la poetessa e pittrice Maria De Pasquale, ha curato la parte musicale, il tutto sotto la regia del sottoscritto, per l'occasione in veste di moderatore.

Tra il pubblico, rilevante e significativa, a rimarcare la rilevanza della manifestazione, la presenza dei due Abba e di numerosi componenti della Comunità ortodossa d'Etiopia, con la quale la De Vergori mantiene da diversi anni una stretta relazione di amicizia, operando nel campo dell'intercultura e del dialogo interreligioso. Anche il ministro Ofs della Fraternità dell’Ordine Francescano Secolare “Perfetta Letizia” e alcuni rappresentanti dell’Arciconfraternita
di Sant’Antonio, non hanno voluto rinunciare a quest’appuntamento letterario.


Particolarmente gradita anche la presenza della baronessa Elisa Silvatici, critico d'arte e letterario a livello internazionale, accademico dei Cavalieri di Santo Stefano e Papa Martire; del Presidente del 1.mo Municipio di Bari Lorenzo Lionetti, dell'amica Enani Bayu, di Habib Kouadio e Roberto Renna e di numerosi esponenti del Centro multiculturale e multietnico Casa Mandela.

Autrice di liriche che già nei titoli racchiudono un particolare mondo poetico, la De Vergori ha sempre curato molti interessi: dalla letteratura alla poesia, all’amore per la lingua francese e per l’arte.
Le poesie contenute nella sua raccolta poetica sono suddivise in sei sezioni, tanti piccoli scrigni, ciascuno dei quali contiene messaggi e vissuti, nei quali si sente forte il suo sentimento verso le varie forme di sofferenza. Sono poesie intense che descrivono il dolore, l’abbandono, ma al contempo manifestano l’amore per la vita e segni di speranza per un futuro migliore.
– Sì certo. Un passo dall’Arcobaleno è il mio guardare alla speranza, ad un mondo migliore, che è poi la speranza di tutti. È un’utopia? Non credo se ognuno di noi fa la sua parte – sostiene la De Vergori.
– La poesia ci viene in aiuto in tutto questo, e vorrei con tutto il cuore che queste mie liriche riescano ad emozionare l’animo dei lettori, anestetizzati ormai da una società liquida nella quale prevalgono il pessimismo, l’odio, la violenza. Ognuno di noi, ognuno di voi, porta in sé il germe della poesia. La poesia è come un faro, è una luce che affina l’anima e dirige lo sguardo verso bellezza.
Abbiamo bisogno di invertire la rotta. La bellezza c’è intorno a noi, ma non riusciamo più a vederla.
Un’interiorità e un’intensità fuori dal comune con le quali la De Vergori si esprime, determinata dal sentirsi parte vi-va e integrata in questa società globalizzata.
Un'interiorità e un'intensità fuori dal comune con le quali la De Vergori si esprime, determinata dal sentirsi parte viva e integrata in questa società globalizzata. Non a caso è fermamente convinta che si può veramente cambiare il mondo, e proprio i poeti hanno un ruolo importante in tutto questo, in una sorta di presa in carico di responsabilità da parte loro, per una possibile redenzione, in cui la poesia ha il compito di portare alla ribalta la voce dei dimenticati, dei diseredati, dei diversi, degli emarginati.
- I poeti sono profeti del tempo perché molte volte si fanno voce di tante realtà spesso scomode, come la storia racconta. Poeti, scrittori e intellettuali hanno pagato spesso anche con la propria vita - continua la De Vergori - ma sono anche quelli, come dice Pascal, che hanno uno "spirito di finezza che va oltre", che sa vedere al di là, dove altri non riescono a coglierne l'essenza, che sa interpretare e trasmettere con le parole ciò che noi non riusciamo a volte ad esprimere.
- Il coinvolgimento nel sociale è un passo importante nel tuo percorso di vita. Chi o cosa ti ha indicato la rotta da seguire? - le chiedo.
- "La stella polare" che mi ha condotto fin qui, nasce dall'humus della mia famiglia d'origine in cui sono vissuta. Nella mia grande casa "dalle cento stanze", come la definisco nel libro, mia madre accoglieva e manteneva relazioni di amicizia sia con le famiglie più abbienti del paese, che con quelle più semplici, in un rapporto d'amicizia lineare, senza distinzione affettiva di approccio. Ma soprattutto si avvertiva una sensibilità particolare verso i bisognosi.
Chiamata ad insegnare in uno dei quartieri più disagiati della città, vi sono rimasta per dieci lunghi anni. Proprio qui è iniziato il mio percorso non solo professionale, ma anche umano, frequentando le case dei disagiati, calandomi nei loro vissuti. Determinanti sono state anche le suore della Carità di Sant'Antonio, con le quali ho condiviso il mio piccolo contributo come volontaria verso i bambini. Poi la Migrantes con don Gianni De Robertis che mi ha aperto gli orizzonti verso i popoli, verso la diversità religiosa e razziale. E ancora la Comunità ortodossa d'Etiopia e il thè dell'Amicizia ideato dal nostro parroco, dove incontriamo fratelli di religioni e confessioni diverse; il Gruppo ecumenico e il ponte con Casa Mandela, che hanno ulteriormente rafforzato il mio desiderio di impegnarmi nel sociale. Una semplice conseguenza naturale a questo mio vissuto di esperienze e conoscenze.
D'altronde, come diceva Eraclito, "Panta Rei." Tutto scorre! Che lo vogliamo o no, andiamo comunque incontro ad una società multietnica e multirazziale. Ecco... Un passo dall'Arcobaleno è la speranza che nessuna forma di offesa alla dignità della persona sia mai più perpetrata e che l'amicizia possa splendere in un arcobaleno multietnico.
- I miei amici hanno i colori del mondo. Non ho amici monocolore - esprime con fierezza.
Proprio così. Un passo dall'Arcobaleno significa proprio "a un passo dalla speranza" in un cambiamento in cui, come recita in alcuni suoi versi: "Siedono a mensa il buddista e l'indù, il maomettano con il cristiano, il non credente è l'amico abbracciato", nella speranza di vivere in un mondo che guarda tutto: il creato, la società, il diverso.
Sul finire la De Vergori rivolge un messaggio ai giovani sottolineando come in questo mondo così spesso materialista, sia importante la scrittura, tornare a una spiritualità meno "artificiale", essere attenti a non cadere nella rete ingannevole dei richiami sociali spesso vacui, che stordiscono e isolano, che distraggono lo sguardo ormai concentrato sui mezzi telematici, che inducono a banalizzare i sentimenti, a spegnere la creatività, a disconnettersi con la realtà a favore del mondo virtuale.
- La tecnologia va utilizzata nei giusti modi, non va demonizzata ma padroneggiata. Parlate tra voi, guardandovi negli occhi. Esprimete il vostro pensiero, fate domande, ponetevi domande. Nulla potrà sostituire il pensiero critico. La lettura, la scrittura hanno un effetto catartico, terapeutico. Sono uno sfogo di energie... è creatività.

Posted

07 Nov 2019

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Massimo Massa



Foto Fabio Massa, Photographer & Graphic designer





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