La tutela dei minori in rete

Tecnologia e applet consentono ai minori un accesso pressoché illimitato ai contenuti web che potrebbero non essere adatti alla loro età. La condivisione compulsiva sui social network può portare a conseguenze pericolose

Gli utenti del web sono sempre più i bambini e gli adolescenti che trascorrono gran parte del loro tempo con uno smartphone o tablet intenti a “navigare nel mare della rete”. Secondo Save the Children, più della metà dei bambini italiani tra i sei e i dieci anni ci trascorre almeno un’ora al giorno; dati confermati anche da una recente ricerca sull’accesso a Internet promossa all’interno del progetto UE Kids online (Accesso, usi, rischi e opportunità di internet per i ragazzi). Non si può quindi ignorare l’influenza che questi mezzi di comunicazione hanno sullo sviluppo emotivo e sui comportamenti.

Cyberbullismo, dipendenza, pedopornografia, istigazione all’autolesionismo. COSA FANNO LE ISTITUZIONI?

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha partecipato alla stesura del Codice di autoregolamentazione “Internet e Minori”, in collaborazione con il Ministero delle Comunicazioni, dell’Innovazione e le tecnologie e le Associazioni degli Internet Service Providers. ll Codice nasce per aiutare adulti, minori e famiglie all’uso corretto e consapevole di Internet, fornendo consigli e suggerimenti


In un contesto simile, è evidente che occorre dare sicurezza attraverso protocolli e regolamentazioni per prevenire il rischio di esporli ai molteplici pericoli connessi all’uso della rete telematica: visione di contenuti inappropriati, hate speech (minacce e aggressioni verbali), cyberbullismo, esposizione a materiali pornografici, gambling (giochi d’azzardo) e sexting (adescamenti a scopo sessuale), giusto per usare “inglesismi” che ormai sono entrati prepotentemente nel vocabolario della lingua italiana e nella nostra vita quotidiana.
Genitori e scuola assumono ovviamente un ruolo importante nell’azione educativa e informativa nei confronti dei minori e nel controllo delle applet (application let, piccolo programma che esegue delle funzioni all’interno di una pagina web) installate sui sistemi digitali di accesso alla rete. La protezione dei bambini sul web tuttavia, è un problema di più vasta portata che richiede anche e soprattutto accorgimenti tecnici, molti dei quali consigliati dalla Polizia Postale, finalizzati a predisporre tutti i dispositivi per rendere tecnicamente impossibile ai minori di accedere a contenuti pericolosi.
Tra questi i Parental Control, ovvero programmi pensati per rendere più sicura la “navigazione” attraverso adeguati filtri al web che consentono di chiudere l’accesso ai siti considerati non adeguati utilizzando le cosiddette Black List. Allo stesso modo tablet e smartphone devono essere configurati servendosi degli strumenti messi a disposizione dall’operatore di telefonia mobile che consentono di esercitare un controllo sugli accessi sia in termini di contenuti che in termini di fasce orarie.


I RISCHI CHE CORRONO I MINORI
ASSUEFAZIONE ED INTERDIPENDENZA DA CONTENUTI DI SCARSA QUALITÀ
QUALITÀ
Molto spesso, purtroppo, si assiste alla nascita di social network, di forum o di applet dal contenuto dubbio, che inducono i minori a compiere azioni autolesionistiche o a svolgere pseudo giochi di gruppo finalizzati a provocare malessere psicologico, dipendenza, disturbi alimentari come anoressia e bulimia o addirittura istigare al suicidio.

ADESCAMENTO DA PARTE DI PREDATORI SESSUALI
Sempre più nuove tecnologie e nuovi servizi predispongono a tecniche di adescamento nei confronti dei minori, che finiscono in un sistema di criminalità pedopornografica che ne sfrutta l’ingenuità per ottenerne profitto. Il materiale viene raccolto e diffuso all’interno di cloud storage (modelli di conservazione dati su computer in rete) o reti darknet (reti private nascoste in cui viene rispettato l’anonimato) gestiti secondo catene gerarchiche organizzate, quasi del tutto irrintracciabili all’interno di quello che è un vero e proprio business criminale altamente redditizio.
Non di rado i minori finiscono vittime dei cosiddetti Groomer, pedofili che instaurano con essi relazioni sessuali, attraverso una manipolazione psicologica per stabilire un rapporto emozionale utilizzando messaggistica, social network, videogiochi per raggiungere le vittime, costrette spesso all’invio di immagini esplicite a fronte delle più disparate minacce.

CYBERBULLISMO
È caratterizzato da un insieme azioni intenzionali violente e intimidatorie, come molestie verbali, persecuzioni, minacce, esercitate su una vittima da una singola persona o da un gruppo, il cosiddetto branco.

LE FORZE DELL'ORDINE
In Italia, numerosi interventi sono stati adottati dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, la quale si occupa di indagare e perseguire gli illeciti in rete, in particolar modo quelli legati alla pedopornografia, all’adescamento a scopi sessuali e all’incitamento all’autolesionismo.
I poteri della Polizia Postale sono stati potenziati a seguito dell’entrata in vigore della Legge 38/2006, la quale ha istituito il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) per contrastare questo fenomeno sul web, con il compito di raccogliere tutte le segnalazioni provenienti anche dagli organi di polizia stranieri e da soggetti pubblici e privati impegnati in questa battaglia nei confronti di siti incriminati per prevenire tutte le forme di abuso nei confronti dei minori.



Fornisce anche un apposito supporto psicocriminologico dell’Unità di Analisi dei Crimini Informatici (UACI), un’equipe di psicologi della Polizia di Stato specializzati in cybercrime, che si occupa in particolar modo di proteggere le vittime degli abusi online.
Tra i mezzi utilizzati dal Centro Anticrimine, c’è anche il CETS (Child Exploitation Tracking System - Sistema di tracciamento per lo sfruttamento dei minori), che consente di tracciare possibili tentativi di adescamento in rete e di indagare su individui e siti sospetti con maggiore efficacia rispetto ai metodi di investigazione più tradizionali. Gestita dalle agenzie investigative e dalle forze dell’ordine in collaborazione con la Microsoft, CETS offre funzionalità per raccogliere e condividere prove e informazioni utili ad identificare, prevenire e punire tutti coloro che commettono crimini contro l’infanzia.

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Se per gli adulti non è semplice navigare in rete, ancor meno lo è per i minori, esposti ogni giorno ad ogni tipo di abuso e violenza. Per questo, al di là del supporto tecnologico necessario per contrastare questi fenomeni, è sempre più importante essere presenti, condividere i momenti che si passano dinanzi allo schermo ed educare i bambini, sin da piccoli, ad un sano utilizzo dei sistemi digitali, fornendo loro gli strumenti conoscitivi per comprendere e prevenire ogni situazione di rischio, pur nei limiti delle loro capacità.

Posted

04 Feb 2021

Attualità e tendenze

Massimo Massa



Foto dal web





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