Laura Pavia presenta il suo romanzo

Un viaggio simbolico e non, che attraversa oceani reali e metaforici e ci pone interrogativi esistenziali

Mercoledì 18 dicembre si è tenuta la presentazione del romanzo di Laura Pavia, dal titolo L’orizzonte delle possibilità (Oceano Edizioni, 2019), presso la Sala Convegni del castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (risalente all’VIII secolo), cittadina situata a pochi Km dal capoluogo pugliese. Imponente con le sue torri, i due portali ed il fossato, il castello padroneggia l’area circostante, circondata da campi coltivati con frutti mediterranei, uliveti e mandorleti.


Nata ad Acquaviva delle Fonti nel 1972, vive sin da piccola a Sannicandro. Poetessa e scrittrice per passione, responsabile recruiting presso un’azienda privata. Si è laureata in lettere presso l’Università degli Studi di Bari e per questo ama dedicarsi ancora oggi, nel suo tempo libero, agli studi classici e umanistici.
L’evento è stato organizzato dall’Associazione Scalera in collaborazione con il Caffè letterario del presidio del libro. Ad introdurre la serata Michele Novielli, che ha relazionato sui contenuti e sugli aspetti salienti del romanzo. Le letture di alcuni passi sono state affidate a Eva Iozzi e Annalisa Laterza mentre il dialogo con l’Autrice, è stato affidato a Massimo Massa, direttore responsabile di Oceano Edizioni.
Scrivo da quando avevo otto anni – afferma Laura Pavia rivolgendosi al pubblico presente in sala, accorso numeroso e sin dall’inizio attento ed interessato – ma desideravo che quello che scrivevo potesse avere una carica emozionale in grado di resistere al tempo e allo spazio, che le mie parole e le mie sensazioni potessero, ogni qualvolta ne avessi avuto modo di rileggerle, suscitare le stesse forti emozioni, gli stessi battiti, arrivando fino in fondo, nel cratere del cuore.
È così che Laura Pavia ha iniziato a scrivere delle sue emozioni e riflessioni che la vita di ogni giorno le ispira, insinuando nell’anima sentimenti, gioie e dolori, sofferenze e speranze. La morte dell’amato padre è stata la motivazione per mettersi in gioco, per scavalcare il muro della paura e della certezza della consuetudine, per avventurarsi nelle strade del suo mondo interiore. Anche se poesia è la parte che più adora di se stessa, ha infatti deciso di raccontare la vita di suo padre Francesco; una vita pienamente vissuta e ai suoi occhi incredibilmente straordinaria. Un uomo d’altri tempi che a soli ventidue anni, nel ‘52, lascia la famiglia a cui è profondamente legato, destinazione Venezuela, convinto fermamente di poter realizzare per sé il sogno d’un mondo migliore. È la storia del nostro immediato dopoguerra, quando migliaia di italiani, vittime della miseria, lasciavano le nostre terre e i piccoli centri rurali in cerca di fortuna nei paesi d’oltreoceano, cercando di piegare un destino ineluttabile, predestinato e inesorabile, e di concretizzare la possibilità di una vita migliore, lusingati dal richiamo della “silente rivoluzione” determinata dal mito americano.

Un romanzo in cui l’Autrice affronta tematiche importanti dunque, quali le radici, gli affetti, l’amore, arricchiti dalla maggiore capacità stilistica acquisita con la maturità artistica in questi ultimi anni. Un libro di sicuro valore etico e morale raccontato con notevole capacità narrativa, in cui Laura Pavia prova a dar voce a sentimenti d’amore e, al tempo stesso, di amarezza e sofferenza per l’abbandono della propria terra, che in quel periodo significava marginalità, proiettava povertà e confinava nelle schiere dell’esodo, erodendo anche quell’effimera e cagionevole consapevolezza di sé stessi che si coltivava nel proprio ambiente.

Ma il libro non è solo un romanzo sull’emigrazione. L’Autrice affronta un’altra importante tematica, un aspetto di vita. Francesco è anagraficamente anziano, infermo, ma con un bagaglio di esperienze di vita vissuta, di virtù e di conoscenze. Alla fine della sua esistenza terrena, racconta la sua vita alla Morte, e la Morte dialoga con lui. È in questi dialoghi, in cui è racchiusa tutta la morale del romanzo, che si riscontra la sua grande capacità di esporre riflessioni che mirano a tracciare e delineare gli aspetti essenziali della vita.
Un libro dunque, che possiamo definire un omaggio a suo padre, al suo sforzo per respingere simbolicamente la Morte, presenza costante che accompagna le sue ultime giornate. Un lascito a futura memoria oserei dire, un concetto ricorrente nelle parole della Pavia, secondo il quale ogni uomo ha il dovere di lasciare una traccia di se.

Un viaggio simbolico e non, quello che ci porta a compiere, un percorso che attraversa oceani reali e metaforici, per catapultarci davanti ai punti interrogativi ed esistenziali. La continua ricerca e sete di conoscenza, l’abbandono proteso verso le nuove possibilità che la vita ci propone, per poi arrivare alla consapevolezza, che la vera felicità non è poi così lontana da noi.
Insomma… una Laura che tutti si aspettavano, tenera, delicata, sensibile e profonda, che ha trasmesso emozioni a tutti coloro che l’hanno ascoltata, il valore e il senso del dono della vita, perché, come afferma in chiusura dell’evento: – siamo di passaggio… la nostra permanenza su questa terra, serve ad evolverci in un flusso continuo di coscienza, dove ogni gesto e ogni parola hanno al fine un senso.

Posted

19 Dec 2019

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