Un’arcaica opera di ingegneria idraulica: “Cento Pozzi” a Rignano

La dolina Cento Pozzi di Rignano Garganico è tra le più grandi depressioni carsiche di tutto il promontorio del Gargano

Chi, diversi anni fa, mi fece conoscere la struttura idraulica di “Centopozzi”, è stato Antonio Resta di Rignano. A lui si deve il contenuto di questo articolo. Ai tempi dell’intervista Antonio era Consigliere del Parco Nazionale del Gargano.
Egli ha vissuto buona parte della sua infanzia in quella zona (“Centopozzi”) e la conosce benissimo.


Veduta d’insieme della Dolina “Centopozzi” ristrutturata

Avevano, lui e la sua famiglia, vicino l’imponente struttura, due o tre ettari di terra e vivevano di agricoltura. L’approvvigionamento idrico del territorio di Rignano Garganico avveniva nella Dolina di Centopozzi, anche se in paese vi erano delle fontane.
Un po’ era una risorsa per i pastori, perché serviva ad abbeverare gli animali, e un po’ per i contadini, che si procuravano l’acqua per le coltivazioni. Da qui passavano molti uccelli migratori che si fermavano. Ogni inverno, ricorda Antonio, c’era un airone grigio che si fermava sulle macchie di rovi e i cacciatori lo rispettavano. Racconta anche di animali e persone cadute nei pozzi grandi, alcuni dei quali sono addirittura morti.
Quella di “Cento Pozzi” è una raccolta d’acqua non sorgiva. Ad una certa profondità, forse a sei, sette metri, c’è uno strato impermeabile di terra rossa, di “pozzolana.”
Essendo impermeabile, quando piove o nevica, l’acqua si raccoglie e quando la neve si scioglie va giù e riemerge nei pozzi. Tutta la dolina ha una caratteristica particolare. Ci sono due, tre cisterne bellissime, grandi e c’è il passaggio in mezzo. Quelle antiche erano enormi. Furono abbandonate e i muri crollarono. Le mucche prima erano guidate dai pastori, successivamente andavano a bere allo stato brado e accostandosi continuamente alle cisterne le hanno rovinate.
Adesso non piove più come una volta, quando bastava accostarsi un poco per poter bere. Ormai è basso il livello.

La dolina è un sistema per vasi comunicanti ed è strutturata su quella tecnica idraulica. Si chiama “Cento Pozzi” perché c’erano 100 pozzi, più o meno; cinque grandi (chi più chi meno) e tantissimi più piccoli. Li chiamavano pozzi, ma in gergo si chiamavano “piscine.” Quelli più numerosi erano a botte cioè sotto, molto larghi, poi si chiudevano a botte e si stringevano fino a lasciare solo lo spazio per far entrare il secchio per prendere l’acqua e dopo si chiudevano con un sasso per evitare l’evaporazione della stessa.

Ristrutturazione dei pozzi piccoli, che cedevano l’acqua ai grandi. (foto FOGGIATODAY)

La struttura era intenzionale: per conservare l’acqua bisognava diminuire la superficie di evaporazione che, nelle cinque “piscine” a cielo aperto era altissima. D’estate in quelle più grandi calava moltissimo il livello dell’acqua, perché ne attingevano tutti, animali e uomini. I tantissimi pozzi piccoli, chiusi, servivano per l’approvvigionamento dell’acqua delle piscine grandi, ecco perché la struttura a botte. Man mano che evaporava l’acqua dalle “piscine” grosse e diminuiva il livello, per il principio dei vasi comunicanti, le piccole cedevano la loro acqua.
Sottoterra, le piscine comunicavano tra loro, infatti se si svuotava un pozzo di quelli grandi, lasciandolo a secco e si tornava dopo una mezza giornata, e anche meno, si ritrovava l’acqua dentro, fino all’orlo.
C’è uno strato impermeabile ad una certa profondità, ma il resto, fino alla bocca dei pozzi, è permeabile, per cui comunicano tra loro e si scambiano acqua. Il terreno che permette il trasferimento dell’acqua da un pozzo all’altro era costituito da terra e sassi, perché col solo terreno l’acqua non riusciva a penetrare e a trasferirsi.
Dice Resta: “Con il progetto del Parco Nazionale di questi pozzetti ne tireremo fuori una decina. Le cisterne grandi servono soprattutto per far bere gli animali, quelle piccole per far bere l’uomo. Adesso c’è da bonificare, ma allora qui venivano tutti gli abitanti di Rignano a prendere l’acqua, e da tutto il paese. Questo quando l’acquedotto ancora non c’era.
Nel ’55, ’56, ’57 io abitavo qui. Il paese di Rignano, anche se c’era qualche fontana al paese, veniva a prendere sempre l’acqua qui. Noi stessi, che avevamo la campagna vicino e avevamo gli asini, caricavamo i barili di acqua e ce la portavamo; oppure venivo io, da solo, attraverso un sentiero che mi faceva entrare nella dolina.”
Nei pozzi piccoli non c’era nessuna evaporazione, perché quel poco che evaporava si fermava sulle pietre interne, perché erano fatte a muro a secco e la notte, l’acqua, ricadeva dentro. Non si perdeva niente.
Nella dolina c’è la canalizzazione e quando ci sono grandi temporali il terreno, comunque, si sazia d’acqua e il resto, poi, scende, attraverso la canalizzazione nella dolina, che sembra spontanea, ma non lo è.
C’è la raccolta dell’umidità notturna, ma la cosa è trascurabile, perché la raccolta avviene dopo grandi temporali e quando si scioglie la neve.
Non mancano storie di tesori nascosti nella dolina e sorvegliati da demoni, anche se nemmeno le potenze degli inferi riuscivano a dissuadere i testardi cercatori di tesori.

Posted

22 Jun 2020

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Angelo Capozzi



Foto FOGGIATODAY





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