La “setella” (il setaccio) per indovinare

Con la “setella” si “indovinava”. La usava il popolino, ma la usavano anche maghi e pseudo-maghi. Col questo attrezzo si poteva infatti “indovinare” quello che si voleva. Ad esempio, che risultato avrebbe avuto un processo, se vinceva o meno la squadra del cuore.
Il popolo lo usava, quasi esclusivamente, per scoprire chi aveva rubato dei soldi, animali, gioielli; la miseria era tanta ed essere derubato del cibo poteva anche significare non mangiare per giorni.


Se un componente di una famiglia aveva rubato dei soldi, il derubato o i derubati dicevano: “Dobbiamo fare la “setella” e capire chi ci ha derubati!”. Prendevano un setaccio e vi infilavano nel legno dello stesso le punte di una forbice; i due derubati mantenevano con un dito la “struttura” chi con un occhiello, chi con l’altro.

A quel punto si pronunciava: “In nome di San Pietro e Paolo se l’è rubati Antonio i soldi?”. Se il setaccio e relative forbici non si muovevano non era stato Antonio.
Si continuava: “In nome di San Pietro e Paolo se l’è rubati Salvatore i soldi?”. Se non succedeva niente non era stato nemmeno Salvatore.
Ancora: “In nome di San Pietro e Paolo se l’è rubati Michele i soldi?”. Se il setaccio si girava, Michele era il colpevole.
Ma davvero era un metodo infallibile? Certamente no. I derubati raggiungevano il proprio scopo semplicemente perché il ladro, impaurito, confessava, oppure, nominato il principale indiziato, i derubati facevano girare le forbici. A quel punto il probabile ladro, sentendosi scoperto, confessava il misfatto.

Questa dinamica non faceva diventare meno serio il “sistema d’indagine”, perché il fenomeno affondava le radici in tempi immemorabili, costruendosi su base religiose.
Il “farnaro”, che era un grande setaccio, era usato nei Misteri di Demetra e di Dioniso. In essi il Sole veniva paragonato al grano, al dio, al defunto, all’iniziato e il suo significato essenziale era relativo alla purificazione dei peccati. Senza il “farnaro”, in qualità di oggetto sacro, le anime dei defunti o gli iniziati non potevano liberarsi dallo “sporco” contenuto nelle loro coscienze, dalle impurità, per poter assurgere ad una spiritualità che li accomunava al dio, in modo da permettere loro la resurrezione (da morti o da vivi). Sottolineiamo la forma tonda del setaccio, che richiama a Madre Terra.

La forbice ha un simbolismo leggermente più complesso, perché è maschio e femmina. Il perno centrale mantiene unite le due lame (quella di destra maschile, quella di sinistra femminile), in modo che esse agiscano insieme. Questo giustifica l’uso del singolare nella parola “forbice”, mentre qualcuno si ostina ancora a dire le “forbici”. Mentre le punte delle lame sono maschile, gli occhielli sono femminile. Quindi abbiamo un simbolismo “ermafrodita”.
Lo scopo delle forbici, in ambito magico, era quello di “tagliare le malelingue”. In realtà non si trattava solamente di “tagliare le malelingue”, ma di tagliare, cosa molto più importante, le fatture, che “masciare” e cattive persone infliggevano a gente ignara della minaccia. Di tagliare il malocchio. Si usava appendere le forbici vicino alla porta, alle pareti di casa, a volte metterle sotto i materassi, ai quattro angoli del letto. Si producevano calchi di forbici sul pavimento stradale davanti casa. Insomma la si riteneva uno strumento efficace contro diversi mali.
Quando un bambino aveva i “vermi” nella pancia, si proferivano delle parole e si tagliavano con le forbici dei giunchi o vegetazione simile, che rappresentavano i vermi.
Fatterello fuori contesto. Mi piace e lo racconto: Un politico parlava parlava parlava. Dopo ore di comizio un contadino disse solo una parola: “Ah quel “farnaro”!”. Saggezza popolare.

Posted

08 Oct 2021

Daunia e Puglia tra storia e tradizioni


Angelo Capozzi



Foto dal web





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