Lesina e la piccola banda di Castelvetere

Le persone un tempo chiamavano la banda musicale “la musica”, per il semplice fatto che quando ancora non impazzava la radio, la tv e non imperavano i mezzi di riproduzione dei brani musicali, a cominciare dal disco di vinile e dal grammofono, per finire alla musica trasmessa su internet, la musica nei paesi, ovvero marcette, opere, brani musicali classici e popolari, si poteva ascoltare, quasi esclusivamente, grazie alle bande. Per questo, chi lavora al recupero della memoria della cultura bandista, è degno di merito e rispetto.

Il mio immaginario, nella veste di folklorista poco amante della musica bandistica, viene facilmente catturato, invece, da tradizioni che ci fanno rimpiangere la grandezza del mondo scomparso, anche riguardo ai piccoli vissuti di paese. In una ricerca condotta a Lesina, in provincia di Foggia, sono rimasto colpito da un racconto di Antonio Orlando.
Orlando narra che per San Primiano, la festa del santo patrono (14, 15 e 16 maggio), arrivava a Lesina un certo Nicolino, con una piccola banda di sette persone.
Originari di Castelvetere in provincia di Benevento, giungevano puntualmente una settimana prima della festa ed erano ospitati dagli abitanti di Lesina.
Non erano pagati, ma mangiavano pesce a volontà, senza spendere un centesimo. La “musica” vera per i giorni della festa, tuttavia, veniva quasi sempre dall’Abruzzo, ma con Nicolino si aveva modo di festeggiare già da una settimana prima, con suonate fuori ordinanza ma piene di calore e passione.

Anno dopo anno si consolidava sempre più una forte empatia ed una allegra amicizia fra i lesinesi e i bandisti, nel raccontarsi le loro esperienze di vita, fatta di sacrifici e di stenti per sopravvivere.
Le manifestazioni ufficiali, come detto, si festeggiavano con bande professionali a partire dal 25 marzo, festa della Santissima Annunziata, la patrona della cittadina che venne poi spostata alla prima domenica di Pasqua.
Con il passare del tempo le feste della Madonna e di San Primiano sono state unificate e festeggiate il 14, 15 e 16 maggio.
La processione dei due santi durava anche sei ore. La confraternita dell’Annunziata assoldava le bande dal Molise o dall’Abruzzo (di Fresagrandinaria, Penne, Loreto Aprutino; qualche volta è stata chiamata quella di Torremaggiore).
La “musica”, in tali grandiose manifestazioni, riempivano gli occhi e le orecchie, ma quella di Nicolino e la sua “bandicella” di Castelvetere, riempiva i cuori.

Insomma i lesinesi, alle festività dei Santi Patroni, non si facevano mancare proprio nulla.
Oggi a Lesina c’è ancora la gara dei pescatori con il “sandalo” (caratteristica barca a remi da lago a fondo piatto). Per ogni barca ci sono due pescatori.
Viene fissata la partenza e l’arrivo. Per chi vince, c’è solo il “palio”, ma la soddisfazione è grande, incontenibile.
Prima c’era anche il palio della cuccagna, la corsa a piedi, quella nei sacchi e qualche volta si facevano le corse delle biciclette. C’era la gara a chi mangiava più maccheroni, con i piatti pieni di pasta da mangiare a mani legate. Alla festa di San Primiano c’era-no anche molte bancarelle. Gli abruzzesi venivano a vendere i recipienti di creta.
La piccola banda campana di Nicolino era poca cosa, una realtà ai margini, ma era, in definitiva, un po’ come “il cacio sui maccheroni”.

Posted

18 Dec 2020

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Angelo Capozzi



Foto dal web





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