Le streghe di Rignano Garganico

e streghe erano rappresentazioni mitiche dell’inverno-inferno. Erano il corrispettivo ctonio delle fate, che rappresentavano Madre Terra nel periodo primaverile ed estivo. Erano le detentrici della magia nera e non solo; spesso si nascondevano agli uomini nella forma di gatta.
Tutte le streghe del sud continentale avevano l’obbligo, in un giorno particolare dell’anno, di recarsi sotto il Noce di Benevento per celebrare un sabba orgiastico in onore di Diana, la regina delle streghe.

Questa visione così negativa delle streghe è stata esagerata esponenzialmente durante il Cristianesimo, quando a migliaia streghe, o ipotetiche streghe, venivano torturate e bruciate perché ritenute l’essenza del male, mentre non erano altro che depositarie dell’antica cultura pagana, legata alla magia, alla cura con le erbe, alle preghiere alle divinità oscure. Erano esponenti della religiosità pagana, perciò vennero avversate. Fenomeno molto diffuso al nord e meno nel sud, dove le streghe continuavano ad agire (semmai di nascosto) anche dove aveva già preso potere la nuova religione.
Dovunque era diffusa la presenza delle streghe, ma alcuni territori erano la loro dimora preferita.

Una di queste era un grande rilievo che si staccava dalla montagna, a forma di vagina a Rignano Garganico. Su questa montagna, in zona Lama Secca (La Lamia invernale), vi era un arco dove si raccoglievano le streghe.
Esse, nella forma del gatto o di spirito, entravano nelle case delle persone e rapivano principalmente i neonati o li faceva trovare, al mattino, sotto il letto, sul davanzale, con le fasce tagliuzzate e cose di questo tipo. L’obiettivo era quello di rapire i bambini e affiliarli alla loro “tribù”.
Per fare questo andavano all’arco, dove cioè c’era un grande foro con due fuochi accesi ai due lati e due streghe si passavano il bambino e lo mettevano sul fuoco.

Alcuni testimoni hanno visto, in quel luogo, persone senza testa, morti. Le abitanti erano tre streghe, una bionda, una scura e una rossa: cantavano canzoni ed emettevano risate da far accapponare la pelle.
Una delle loro principali occupazioni era quella di passare i bambini sul fuoco.
Erano le stesse fate di Borgo Celano (vedi articolo precedente) che, in un periodo diverso e abitando un luogo più basso geograficamente, si trasformavano in streghe. Le streghe erano di Rignano, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, così come lo erano le fate. Così, come la luna nella fase crescente e di luna piena venivano rappresentate dalle fate, così la luna calante e la luna nuova (nera), venivano rappresentate dalle streghe. Sia le prime che le seconde, si incontravano anche per raccontarsi ciò che succedeva nei loro paesi di provenienza.



Ma perché le streghe dimoravano proprio a Rignano Gargano e non di altri paesi? Perché Rignano era il regno di Ano o di Anu, divinità che aveva dominato la mitologia mesopotamica, la cui incidenza quale creatore (vita-morte) che gestiva i cicli della vita è arrivava fino alla Daunia ed oltre. Anu viveva appartato dalla sua creazione e gli davano come regno un paese isolato del Gargano.
Le streghe erano anche rappresentanti dei morti, ma visti come elementi positivi, di aiuto all’uomo. Il seme buttato nella terra, viveva nel regno dei morti. Il seme infatti moriva, ma poi rinasceva e lo stelo, dopo essere risorto (entrando nel mondo dei vivi) rinasceva moltiplicato.

Questo era il messaggio di cui erano portatori, Diana, Persefone, Lamia, Anu ed altre divinità ctonie, e cioè che il mondo dei morti era in relazione positiva con quello dei vivi: i morti preparavano l’abbondanza per i vivi, l’inverno era preparazione della primavera e quindi le forze ctonie, scure, anche se parevano in contrasto con le forze dei vivi, in realtà costituivano una unità di forze contrarie, necessarie alla continuazione della vita.
Per capire bene questo concetto basta pensare che da sempre le pelli, le ossa, le carni degli animali morti servivano a costruire oggetti utili all’uomo, vestiti, finimenti, cibo e quant’altro.
Chi era la regina delle streghe? Un po’ abbiamo risposto parlando della dea Diana però, per completezza, dobbiamo indicare una sorta di Diana egizia: Bast o Bastet, la dea gatta (nera). È la dea che ha dato adito alla tradizione che i gatti neri portino sfortuna. Era la dea dell’amore, della famiglia, del focolare domestico, ma anche una dea severissima che in sé aveva tutti e tre i colori delle fate e delle streghe, cioè i colori del ciclo femminile. Il nero rappresentava la donna sterile, la luna nera, il bianco la vergine che vedeva aumentare il suo sangue fino ad essere al matrimonio, cioè la luna crescente, Diana e rossa la donna pronta al matrimonio e al concepimento, la luna piena, Selene.
Bast o Bastet rappresentava il paese di Vieste, in antico Bestie, da Bast. Stiamo affermando che Vieste (Vesta con i Romani) è stata fondata dagli Egizi o dai Fenici.
Quindi, come vedete, quella delle streghe non è solo folklore, ma è storia, mito, rito e studiando il fenomeno diventiamo sempre più coscienti di come si svolgeva la vita nel mondo precristiano, quella dei nostri antichi padri.

Posted

11 Mar 2021

Daunia e Puglia tra storia e tradizioni

Angelo Capozzi



Foto dal web





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