Canti popolari e miti

Per la sua natura, il canto popolare è anonimo: non ha mai un autore identificato; ovvero non
è legato alla personalità di un popolo, ma ereditato da antiche tradizioni pagane

Parlare di “canti popolari” è errato. I canti del popolo infatti, non erano mai creati da uno in particolare, ma ereditati da antiche tradizioni pagane; ecco perché è più corretto definirli “canti tradizionali”. Generalmente sono canti d’amore, tema preferito dagli antichi sacerdoti pagani, che seguivano i miti e i riti di Afrodite-Venere, di Dioniso e di tantissimi altri dei che erano legati alla reli-gione dell’amore.
I canti sacri pagani erano dedicati ai matrimoni, agli amori tra uomo e donna, finanche al rovinoso distacco della coppia durante il funerale, quando la consorte salutava il proprio amore con un canto funebre.




Alcuni di questi canti, derivanti sicuramente dai miti e rispettivi riti, sono analizzati sommariamente in questo breve articolo, come il canto di Nicola, diffuso nell’intero Sud.

Uè Neco’! Uè Neco’!
C’è ‘na fèmmene che te vo’!
‘Na candàta e ‘na bballàte,
e Ze Necòle ‘n de la pignàte!


Zio Nicola, desiderato da una donna, dopo una cantata e una ballata, entra nella pignatta, cioè nel sesso della donna.
Neco’ è spesso indicato come Ze Neco’. Il personaggio si identifica con il dio pagano che viene coperto da San Nicola il quale, insieme a San Paolo, è indicato nelle ninne nanne come dio del sonno.
San Nicola è festeggiato a dicembre e si collega agli altri santi che portano regali e che simboleggiano il buio prima del Solstizio d’Inverno.
La figura pagana che più si avvicina a San Nicola è Dioniso, il Sole di Notte che si avvicenda ad Apollo, il Sole di Giorno.

Nella versione avellinese, ma anche peschiciana e foggiana, Zeza (Madre Terra) e Pulcinella (dio degli Inferi), hanno una figlia di nome Vincenzella (Persefone), che viene corteggiata da don Nicola. Non vi sfugga il ritorno sulla scena di Nicola. Il canto della Zeza dei terrazzani foggiani inizia:

Zèza Zèza, Vingenzèlle
‘na da ssci’ pe nnìnde cchiù!
Fìne a che càmbe Pulecenèlle
a don Nicòle n’u vède cchiù!
Fìne a che càmbe Pulecenèlle
a don Nicòle n’u vède cchiù!

Pulcinella è contrario al fidanzamento, mentre Zeza lo asseconda. Don Nicola allora, con un fucile, minaccia Pulcinella, che alla fine acconsente al matrimonio.

A Foggia si rapporta Ze Necòla-Dioniso all’asino:

Qua pe canda’ ce vòle ze Necòla:
I-o, i-o, i-o, io!
‘U ciucciarìlle ca va’ e che vène
E nen se stànghe màije de canta’!

Per rendere il significato dell’amore sessuale, ci vuole l’asino “Zio Nicola”, animale totem di Dioniso e il più potente fra gli equini in relazione all’appetito sessuale. Secondo la tradizione, nel periodo degli accoppiamenti, distruggeva la tranquillità dei paesi con i suoi terribili ragli che, per lui e per la femmina, rappresentavano un canto di corteggiamento, un richiamo d’amore, una sorta di serenata. Quando si dice: “Che va e che viene!”, si intende proprio il suo movimento di copulazione, che porta avanti senza mai stancarsi.
L’amore sessuale dell’asino e la forma d’amore più bassa che abbiamo nell’evoluzione umana, è lo ying più oscuro, che tuttavia porta come conseguenza la nascita della vita e quindi non è da sottovalutare. Lo yin prepara lo yang. La vita nasce sempre dalle radici.

Posted

30 Sep 2022

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Angelo Capozzi



Foto dal web





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