Sant’Antonio maschere e suoni

Conosciuto anche come Sant’Antuono, santo particolarmente venerato in passato

Senza nulla togliere al personaggio vero cristiano di Sant’Antonio Abate, le leggende e il folklore in genere ci rimandano ad una operazione d’innesto del suddetto santo cristiano su un’antica radice precristiana. Il grande Alfredo Cattabiani, nel suo “Calendario”, ci propone il probabile contesto di origine: “Il lungo periodo che preludeva alla primavera, ovvero all’antico Capodanno nell’arcaica religione romana, era contrassegnato da cerimonie per purificare gli uomini, gli animali e i campi, e per favorire, propiziando gli dèi, il rinnovamento del cosmo.” (Cattabiani)

Fa riferimento ad un periodo di riti di lustrazioni dei campi, che facevano capo alla Madre Terra. A mio parere il contesto storico può essere addirittura anticipato alle religioni mesopotamiche ed egiziane, ma il contenuto che presenta il suddetto studioso è quello giusto.
“Da testimonianze degne di fede pare che il patriarca egiziano del monachesimo sia morto effettivamente il 17 gennaio. Se così è, le leggende e le usanze connesse alla sua festa dipendono non tanto dalla sua figura storica di uomo di preghiera, di anacoreta e di direttore d’anime, quanto dalla collocazione calendariale. Sicché Sant’Antonio ha assunto a poco a poco le funzioni di divinità pagane…” (Cattabiani)Al di là della cristianizzazione della figura del maiale, per qualsiasi studioso è evidente che tale animale era il totem di Sant’Antonio. Quindi la divinità precristiana si configura come il capo degli inferi, però con una componente positiva favorevole alla vita degli uomini dono del fuoco e di altro. Dico subito che io lo ritengo un dio dei “morti”, dell’inverno, votato a sacrificarsi, nella figura del maiale per il bene dell’umanità.
Quello che non condivido in Cattabiani è il riferimento al dio Lug, dei Celti, che aveva lo stesso totem del santo, cioè il cinghiale, che nell’antica iconografia si ritrova anche vicino alla figura del santo. Il riferimento è esatto, ma troppo lontano territorialmente. Qualche studioso ha fatto notare che il totem del maiale e quello del cinghiale si equivalgono e penso di poterlo dimostrare più avanti.
Che la divinità sulla quale si è poi poggiata la figura di Sant’Antonio era un dio infernale, ci è dimostrato dalle leggende che vedevano la madre e il padre del santo, in pellegrinaggio verso il santuario di San Giacomo di Compostale, non rispettare il voto della castità e che per espiare il peccato contratto avevano impegnato il figlio Antonio, nato in un contesto di peccato, al diavolo. Era questa una tipica dinamica pagana per ingraziarsi la divinità che aiutava una persona o un popolo: pensiamo ai neonati dedicati a Marte dalle prime popolazioni italiche, che poi partecipavano, da adulti, ai riti di colonizzazioni delle primavere sacre.

L’essere il capo degli inferi (Ade, poi Adone in primavera) lo dimostra anche l’usanza di cucinare fave a Santa Lucia, il 13 dicembre (la fava rappresentava l’inverno, come il grano la primavera). Fave venivano mangiate alla fine del Carnevale, quando lo stesso moriva. Fave erano cucinate a Villavallelonga, in provincia de L’Aquila, in onore di Sant’Antonio. Sant’Antonio (pagano), in definitiva, rappresentava il dio dell’inverno, che si sacrificava sotto forma di maiale o di cinghiale per il bene dell’umanità, per far ritornare la primavera e l’estate, stagioni più favorevoli all’uomo, che però era incubate e propiziate nell’inverno e propiziate dallo stesso.
A Mattinata, in provincia di Foggia, a Natale gli animali potevano parlare e lamentarsi dei loro padroni, cosa che in tutta Italia succedeva durante la festa di Sant’Antonio. Questo perché gli animali, tra l’altro raffigurati sempre intorno al santo quale loro protettore, erano una rappresentazione dell’inferno-inverno: quindi non solo il maiale o il cinghiale.

Sempre a Mattinata il pane preparato a Natale doveva servire a fare il rituale pancotto a Sant’Antonio Abate. La divinità che si configura aveva potere, a mio parere, dalla festa dei morti, a novembre, fino al solstizio di primavera.
Il totem di Apricena (FG) è il cinghiale, rappresentazione di Marte. Marte (l’Adone invernale) uccide, secondo il mito, Adone primaverile, in un gioco senza fine di Marte-Ade contro Adone (grande Ade) e viceversa. Il cinghiale di Apricena, secondo la leggenda, venne ucciso, sacrificato, anche se poi, svanito il ricordo storico di tale uccisione, venne attribuita a Federico II.
Adesso che abbiamo contestualizzato la presenza mitica del maiale, legata strettamente al nostro territorio e alla nostra storia, possiamo credere ancor di più alle affermazioni di Alfredo Cattabiani.
Anche la presenza di prostitute nell’iconografia del santo è giustificata da antiche dinamiche pagane. Dioniso, altra divinità dell’inverno, aveva il totem del maiale e sappiamo che le sue seguaci, le menadi, non aveva proprio una condotta comune. Possiamo poi trovare riferimenti nella prostituzione sacra. Dioniso, ma anche Saturno, Ade, erano divinità che provocavano il “caos primordiale” per poi riportarlo all’ “ordine cosmico anch’esso primordiale” essi stessi.
Veniamo alla mia critica relativa al dio Lug. È un dio celtico, cioè non pelasgico-osco-greco.
Diomede, una delle diverse rappresentazioni del sole, aveva sullo scudo l’immagine del cinghiale Calidone, presente anche nella storia di Benevento (un po’ come Atena aveva la Medusa). Il padre di Diomede era soprannominato il “Cinghialone”. Se andiamo agli insegnamenti di Frazer, il nemico di una divinità è parte della stessa, cioè Diomede era il “Cinghiale solare”, che uccideva il “Cinghiale invernale”. Ovvero il Sole uccideva la sua componente ctonia, oscura, invernale. Questo ci insegna anche il mito di Apollo, che di giorno era un bellissimo giovane e di notte un lupo. Il Sole cacciatore, doveva uccidere il Sole-Lupo, per salvare, ricordando la fiaba di Cappuccetto Rosso, la nonna (Madre Terra) e Cappuccetto (Core, la figlia di Madre Terra, dea della primavera).
Andando all’etimo del santo: ci accorgiamo che la sua identità la ritroviamo già nel nome An-ctonio (scuro), che si differenzia e contrappone ad An-gelo (solare), che nel nostro dialetto significa An in cielo. Può sembrare una inferenza banale, ma se ci pensate bene è in grande sintonia con ciò che abbiamo detto finora. L’antica divinità An-ctonio, in definitiva, rappresentava l’Anno vecchio dal solstizio estivo a quello invernale (Porta degli uomini) e quella An-gelo (oggi San Michele) dell’Anno nuovo, dal solstizio invernale a quello estivo (Porte degli dei).

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18 Jan 2020

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Angelo Capozzi



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