Giordano Bruno: vita e pensiero filosofico

Filosofo, scrittore e frate domenicano nato a Nola nel XVI secolo, affronterà la coscienza ed il sentimento religioso della sua epoca, in nome della libera ragione e della filosofia razionalistica

Giordano Bruno nacque a Nola nel 1548 e gli fu dato il nome di Filippo. Di nobile famiglia, frequentò gli ambienti culturalmente più elevati di Napoli. Giovanissimo, a diciassette anni, entrò nel convento domenicano della città. Osservando la regola dell’Ordine rinunciò al nome di battesimo e assunse quello di Giordano. Qui si dedicò allo studio della filosofia e nel 1573 fu ordinato sacerdote.
Sospettato di eresia (espresse il suo scetticismo sulla Trinità) fu denunciato e contro di lui fu istituito un processo. Il Filosofo fuggì a Roma e da qui in altre città. Iniziò per lui un peregrinare anche per vari stati europei a causa del suo carattere indomabile e per le accuse di eresie che gli procuravano attriti con le autorità locali. Andò a Ginevra, a Tolosa, in Inghilterra.


A Londra scrisse numerose opere tra cui i Dialoghi italiani, di carattere metafisico e morale; De gli Eroici furori, dieci dialoghi in cui il filosofo manifesta il suo pensiero sulle passioni umane che sono di tre specie: quella per la vita speculativa, volta alla conoscenza; quella per la vita pratica e attiva e quella per la vita oziosa.
La prima, volta alla conoscenza, è definita “furore eroico” poiché l’anima “[…] vinta da gli alti pensieri, come morta al corpo, aspira ad alto”; le altre due tendenze, invece, sono definite ”furore basso” in quanto rivelano una passione di poco valore.
Dopo il periodo londinese, andò in Francia, Germania, a Praga e in Svizzera, dove insegnò filosofia a Zurigo. Le sue lezioni furono raccolte col titolo di Summa terminorum metaphysicorum (Somma dei termini metafisici).

Dopo anni di peregrinazione tornò in Italia (1592) ospite di un aristocratico veneziano, il patrizio Giovanni Mocenigo al quale impartì lezioni sulle arti della memoria e della magia. Quando il filosofo decise di tornare in Germania, a Francoforte, per stampare le sue opere, il nobile veneziano, pensando che fosse un pretesto per abbandonare le lezioni, lo denunciò all’inquisizione accusandolo di varie eresie e lo fece arrestare. Nel 1593 il Sant’Ufficio romano riuscì a ottenere l’estradizione dell’imputato e aprì contro di lui un nuovo processo. Invitato ad abiurare Bruno si rifiutò non avendo nulla di cui pentirsi.
Condannato a morte sul rogo esclamò, rivolto ai giudici: “Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”.
Il 17 febbraio del 1600 durante il pontificato di Clemente VIII, fu condotto in piazza Campo dei Fiori e arso vivo. Anche i suoi scritti furono messi all’indice dei libri proibiti e in seguito bruciati.


Giordano Bruno elaborò una propria filosofia; rivolse la sua indagine al mondo naturale asserendo che soltanto in esso si può ritrovare la presenza del divino. La sua tesi fondamentale è che tutte le cose hanno un’anima. Ogni ente sia esso animale, vegetale o minerale, è dotato di spirito in varia misura: l’uomo è più consapevole del proprio spirito rispetto agli animali, gli animali di più rispetto ai vegetali, questi lo sono più dei minerali. Tutte le cose sono animate non solo perché sono vive e in movimento, ma lo sono principalmente per aver in sé quel proprio principio strutturale interno che permette loro di acquisire una certa forma e non un’altra. Questo principio strutturale delle cose, dunque, è secondo il filosofo l’anima divina che si manifesta nella materia; quest’anima plasma praticamente la materia eterna e le dà una forma finita e mortale.

Il filosofo affermava anche che l’universo è infinito, animato da un divino onnipresente, ma irraggiungibile e la Terra è uno dei molti pianeti che sono in questo infinito universo. La sua visione dell’universo lo condusse a un panteismo secondo cui in tutto è presente una “mente” divina che anima le cose: Dio è in tutto; Dio dunque non è trascendente, ma immanente. Le sue idee intorno al cosmo erano in netto contrasto con quelle della Chiesa cattolica alla quale negava il principio di autorità e ogni valore alle sue dottrine ufficiali. Queste conclusioni portarono Bruno a rifiutare le religioni rivelate, come il Cristianesimo e il Protestantesimo che considerava strumenti utili per governare i “rozzi popoli”.

Posted

09 Dec 2020

Storia e Filosofia

Pasquale Panella



Foto dal web





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